Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Posts Tagged ‘labour’

Tony e il suo Labour sempre New

Posted by homoeuropeus su 9 luglio 2011

Un’uscita pubblica di Blair, una delle pochissime in cui accetta di parlare del suo partito al suo partito, e per di piu’ nel quindicesimo anniversario dalla fondazione di Progress, era un’occasione troppo interessante per non parlarne su questo blog. Questo e’ l’articolo che ho scritto per Europa.

Sembrava di stare ad un ritrovo di compagni di scuola che non si vedono da anni, con gli ex-ministri Tessa Jowell, Charlie Falconer, Lord Sainsbury, Stephen Twigg, lo spin doctor Lance Price e molti altri fedeli alleati dei tempi del governo New Labour, che si baciavano e abbracciavano, lieti di ritrovarsi. Leggi il seguito di questo post »

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GE2010: Lib-Lab coalition? No grazie, non ora.

Posted by homoeuropeus su 10 maggio 2010

Premetto che penso che in questo determinanto momento storico-politico i Lib-Dem appartengano allo schieramento progressista: non e’ sempre stato cosi’, non e’ cosi’ da un punto di vista ideologico (anzi), ma in questo particolare momento lo e’.

Premetto anche che non ho nessuna delle riserve contro i governi di coalizione che fanno parte della cultura politica di questo paese (almeno negli ultimi trent’anni, prima no, hanno avuto ottimi governi di coalizione anche loro!).

Fatte queste due debite premesse, dico che se dovesse fallire un accordo tra Tory e Lib-Dem, non sarei per nulla favorevole ad un governo di coalizione tra Labour e Lib-Dem.

Lo dico ora, a scanso di equivoci, e provo a spiegare brevemente anche le due semplici ragioni che mi spingono a dirlo.

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GE2010: ha perso Cameron, ha perso Clegg, e non ha vinto Brown

Posted by homoeuropeus su 8 maggio 2010

Il bello del sistema elettorale inglese e’ che quando alla fine si contano i voti, c’e’ un risultato chiaro e, anche quando questo risultato non significa la maggioranza assoluta per un partito, e’ comunque inequivocabile chi ha vinto e chi ha perso in termini di seggi. I Conservatori di David Cameron hanno vinto (+97 seggi, piu’ di quelli vinti dalla Thatcher nel 1979, ma ovviamente il varco da colmare era troppo ampio) mentre i laburisti e i lib-dem hanno perso (-89 e – 5 seggi rispettivamente).

Detto questo c’e’ poi una valutazione politica da fare, sulla quale invece si possono registrare divergenze di opinioni.

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GE2010: «E’ la fine della premiership presidenziale»

Posted by homoeuropeus su 7 maggio 2010

   

 

Nella notte tra il primo e il due maggio 1997, erano da poco passate le tre, John Major scese nella sala stampa del quartier generale conservatore e riconobbe la sconfitta del suo partito. Poi salì nel suo ufficio e telefonò a Tony Blair per congratularsi. Poche ore dopo Blair si insediava nell’ufficio del primo ministro a Downing Street, dove Major aveva avuto la cortesia di lasciare solo una bottiglia di champagne e un messaggio di auguri per chi si apprestava a fare «il più bel lavoro del mondo».

I camion dei traslochi ci avevano messo poche ore a portare via tutto, anche se da mesi ormai la vittoria di Blair era talmente scontata che Major aveva perfino dato autorizzazione che il leader dell’opposizione potesse avere le piantine del palazzo per poter organizzare al meglio il suo trasferimento.

«Le transazioni veloci sono una caratteristica del nostro sistema istituzionale – spiega George Jones, professore emerito alla London School of Economics e decano degli studi sui primi ministri inglesi – perché qualsiasi periodo di incertezza o di assenza di governo provocherebbe uno sbilanciamento nell’equilibrio dei poteri e forzerebbe la monarchia ad assumere le funzioni esecutive che le sono state sottratte fin dal Bill of Rights nel diciasettesimo secolo».

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GE2010: Ma l’Inghilterra progressista non tornera’ indietro

Posted by homoeuropeus su 6 maggio 2010

Per più di dieci anni il termine “progressive” in Gran Bretagna è stato un sinonimo di laburista, anzi più esattamente di chi, all’interno del partito di Blair e Brown, si faceva portatore di quella visione moderna e innovatrice che è stata al centro progetto New Labour. «Ma non è stato sempre così – spiega Sunder Katwala, segretario della Fabian Society, una delle più antiche organizzazioni politico-culturali laburiste – anzi, senza dover andare con la memoria ad epoche storiche ormai lontane, nel 1997 l’idea di un’alleanza progressista in funzione anti-tory fu al centro di trattative molto concrete tra Blair e il leader libdem Paddy Ashdown». Poi la schiacciante vittoria elettorale del Labour ha chiuso definitivamente quel capitolo, consegnando al New Labour il ruolo di partito egemone della sinistra moderata ed innovatrice non solo in Inghilterra ma in tutta Europa.

Alla vigilia delle elezioni più incerte del dopoguerra il dilemma dei progressisti d’oltremanica sembra tornare d’attualità: da un lato i libdem sono crescitui nei sondaggi e il loro leader Nick Clegg si è chiaramente proposto come la vera alternativa ai conservatori, il nuovo Blair, il leader di un rinnovato fronte progressista; dall’altro, pur in violazione dello statuto del partito, molti esponenti del governo hanno apertamente invitato a sostenere i candidati libdem in funzione anti-tory laddove il Labour non ha possibilità di vincere.

Ma c’è qualcosa di più profondo, rispetto ad una tattica elettorale: comunque finiscano queste elezioni, quello che si apre in Gran Bretagna è un ciclo politico nuovo, di fronte al quale tutti i vecchi partiti sono chiamati in causa.

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GE2010: «Il New Labour non e’ stato solo uno slogan»

Posted by homoeuropeus su 5 maggio 2010

«È stata la campagna elettorale più originale che io ricordi». Più che stupito dal successo dei dibattiti televisivi, o dalla crescita dei libdem nei sondaggi, il ministro per l’Europa nel governo Brown sembra divertito dalla impossibilità di prevedere il risultato del voto, quando ormai mancano meno di due giorni alle elezioni.

«Spendiamo ore ad analizzare le percentuali, a guardare le freccette che salgono e scendono, a leggere cifre e in realtà sappiamo tutti benissimo che l’unica cosa certa è che l’esito delle elezioni dipenderà da come molti cittadini si sveglieranno la mattina di giovedì». Chris Bryant è un cinquantenne dal fisico sportivo, con un passato da nuotatore e una passione per le nuove tecnologie: comunicò la nomina a ministro tramite Twitter quando i burocrati del Foreign Office stavano ancora protocollando la lettera di credenziali.

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GE2010: Zac, che sorpresa. Il tory verde all’assalto del fortino libdem

Posted by homoeuropeus su 4 maggio 2010

Sabato mattina davanti alla fermata della tube di Kew Garden due anziani militanti tory distribuiscono volantini ai passanti; poco più in là ad un piccolo tavolino un altro pensionato pompa palloncini blu con il simbolo del partito. Le signore che tornano dal mercato dei fiori e le mamme che accompagnano i figli al parco passano indifferenti. Se la campagna elettorale fosse affidata unicamente a loro i conservatori avrebbero poche possibilità di sottrarre ai libdem il seggio parlamentare di Richmond Park.

Ci pensa comunque il candidato Zac Goldsmith a sistemare la situazione: si fa precedere da una decina di ragazzi, tutti rigorosamente con la maglietta azzurra e la scritta “I back Zac” (io sostengo Zac), che prima arredano la zona con poster e poi distribuiscono cartoncini plastificati con la faccia sorridente del giovane rampollo di una delle famiglie più ricche e glamour di Inghilterra.

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GE2010: la mia personale spin alley

Posted by homoeuropeus su 1 maggio 2010

Come spiegava qualche giorno fa  Filippo Sensi in questo articolo, la Spin Alley e’ “l’angusto corridoio in cui il confronto tv si fa mercato e dopopartita, Bar Sport e Borsa Valori, talk show e ite missa est. (…) Non appena i riflettori si spengono su Brown, Cameron e Clegg si accendono contestualmente qualche metro piu’ in la’ su una bolgia di comunicatori, cronisti e politici, tutti a commentare l’affondo di Gordon o le cifre snocciolate da Nick o ancora la gestualità di David“.

Dopo il terzo confronto televisivo tra i leader, anche io ho provato a mettere insieme tre commentatori di diverso orientamento politico, per commentare la performance del loro beniamino e piu’ in generale l’andamento della campagna elettorale: e’ la mia personale spin alley, pubblicata, come sempre, da Europa.

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GE2010: «Labour ko? Decideranno gli indecisi»

Posted by homoeuropeus su 28 aprile 2010

Con i sondaggi che continuano a confermare l’ascesa di Nick Clegg e il Labour party che sta insesorabilmente scivolando in terza posizione, non c’è da soprendersi che nel quartier generale laburista le facce siano scure e che anche uno serafico come Peter Mandelson stia cominciando a perdere le staffe. Ieri, durante la consueta conferenza stampa mattutina, ha ripetutamente interrotto i giornalisti, e si è pure fatto cogliere di sprovvista dal corrispondente della Bbc: «Tu non sei candidato alle elezioni», ha sbuffato ad un certo punto lo stratega laburista, beccandosi prontamente un «Neppure tu, se per questo» da parte del giornalista Andrew Neil.

«Ci mancava solo che Mandelson cominciasse a perdere colpi» commenta Patrick Wintour, caporedattore politico del Guardian: «Queste elezioni sono come un terremoto, sono una delle elezioni più movimentate e incerte che io pesonalmente ricordi». E ne ricorda molte, dato che cominciò a seguire il carrozzone elettorale nel lontano 1992, quando i sondaggi davano Neil Kinnock vittorioso e poi il paese scelse John Major.

«Quella elezione serva da insegnamento», aggiunge, provando a mettere le mani avanti. «Evitiamo di fare previsioni, perché nonostante quello che dicono i sondaggi, può ancora succedere qualsiasi cosa. Le sorprese della campagna elettorale non sono ancora finite: mancano gli ultimi dieci giorni di campagna, durante i quali solitamente gli indecisi prendono posizione. E poi c’è l’ultimo dibattito televisivo…»

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GE2010: parla Danny Alexander, il braccio destro di Nick Clegg.

Posted by homoeuropeus su 24 aprile 2010

Quella che segue e’ l’intervista che ho fatto a Danny Alexander, capo dello staff di Nick Clegg, che viene pubblicata su Europa di oggi, col titolo «Ma quale bolla mediatica? Clegg e’ qui per restare».

Danny Alexander e Nick Clegg

«Ormai è una sfida a tre» dice Danny Alexander, e l’entusiasmo della sua voce lascia trasparire una vena di preoccupazione.

Questo trentasettenne deputato scozzese, capelli rossi e lentiggini, è una delle menti che stanno dietro alla trasformazione del leader libdem nel vero fenomeno di queste elezioni. Alexander è è stato il capo della campagna di Clegg per diventare leader, l’ispiratore del rinnovamento politico e programmatico del partito, l’autore del suo manifesto elettorale. Attualmente è coordinatore della campagna elettorale e responsabile dello staff di Clegg, una posizione privilegiata per commentare la Cleggmania.

«Il secondo dibattito – dice ad Europa dal treno che lo sta riportando nel suo collegio elettorale per il week end – ha dimostrato che non si era trattato di un fenomeno passeggero. Nel nostro partito eravamo tutti consapevoli che Nick Clegg è la vera novità della politica inglese e che bisognava solo trovare il modo di farlo emergere in una situazione che è forzatamente falsata tra Labour e conservatori».

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