Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Archive for the ‘Go on Britain!’ Category

Tony e il suo Labour sempre New

Posted by homoeuropeus su 9 luglio 2011

Un’uscita pubblica di Blair, una delle pochissime in cui accetta di parlare del suo partito al suo partito, e per di piu’ nel quindicesimo anniversario dalla fondazione di Progress, era un’occasione troppo interessante per non parlarne su questo blog. Questo e’ l’articolo che ho scritto per Europa.

Sembrava di stare ad un ritrovo di compagni di scuola che non si vedono da anni, con gli ex-ministri Tessa Jowell, Charlie Falconer, Lord Sainsbury, Stephen Twigg, lo spin doctor Lance Price e molti altri fedeli alleati dei tempi del governo New Labour, che si baciavano e abbracciavano, lieti di ritrovarsi. Leggi il seguito di questo post »

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Il liberalismo muscolare di David Cameron e la “nostra” idea di liberta’

Posted by homoeuropeus su 23 febbraio 2011

Ha destato grande interesse anche in Italia (anche tra persone progressiste e in ambienti di centrosinistra) il discorso del Primo Ministro David Cameron a Monaco lo scorso 5 febbraio. In esso il leader conservatore delineava una nuova impostazione per rapportarsi al multiculturalismo della nostra societa’, una visione basata sul superamento della tolleranza passiva che e’ stata adottata negli scorsi anni e sulla promozione un piu’ attivo approccio, definito liberalismo muscolare.

Esiste un ideologia islamica radicale -questo in sintesi il ragionamento del Primo Ministro- che nonva confusa con la religione islamica, ma che non puo’ essere neppure tollerata, o continuamente giustificata, cosi’ come bisgna smettere di essre indulgenti verso coloro che questa ideologia predicano o cercare nel disagio e nell’emarginazione delle attenuanti per coloro che la abbracciano.

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Proteste e dinosauri

Posted by homoeuropeus su 12 febbraio 2011

Non e’ delle proteste di piazza Tahrir e della caduta di Hosni Mubarak che scrivero’ oggi, anche se quello che e’ successo e sta succedndo in Egitto e’ ovviamente destinato ad avere conseguenze enormi sul mondo come lo abbiamo conosciuto fino ad ora (e in questo, solo in questo, sono giustificati i paragoni con l’indimenticabile ’89).

Oggi pero’ mi voglio occupare di una diversa protesta, certamente minore (nella forma e nelle finalita’) rispetto a quella del Cairo: il movimento che si e’ sviluppato nelle settimane scorse in Gran Bretagna contro la chiusura delle biblioteche pubbliche. Leggi il seguito di questo post »

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Uno (anzi mille) community organiser per salvare il Labour

Posted by homoeuropeus su 8 giugno 2010

Il partito degli spin doctor va definitivamente in pensione: ora anche il più blairiano dei candidati alla leadership del Labour, David Miliband, si è convertito al nuovo paradigma della politica, quello del community organising che è stato alla base della vittoria di Obama negli Usa e che sembra essere la chiave per impostare e vincere qualsiasi battaglia politica.

Lo ha annunciato lo stesso ex pupillo di Tony (che peraltro è appoggiato proprio dai due maestri della manipolazione informativa che hanno creato il fenomeno Blair, Peter Mandelson e Alastair Campbell), nel corso di un seminario a porte chiuse, sabato scorso a Londra. Si è trattato del primo di una serie di appuntamenti attraverso cui Miliband costruirà il suo Movement for Change, un esercito di community organiser che debbono radicare una presenza forte del Labour sul territorio e fornire un canale di comunicazione nuovo tra la leadership e gli elettori, in sostituzione dei focus group e dei sondaggi che hanno caratterizzato l’ascesa del New Labour.

«Dobbiamo costruire un partito in cui chi siamo conta più di quello che facciamo, in cui le persone, con la loro vita, vengono prima dei programmi», ha detto Miliband, in maniche di camicia e senza cravatta, a un centinaio di attivisti convocati di prima mattina per un evento seminariale dal format innovativo. Leggi il seguito di questo post »

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GE2010: farewell Gordon.

Posted by homoeuropeus su 12 maggio 2010

Con l’uscita di Gordon Brown da Downing Street e l’ingresso di Cameron si conclude un ciclo politico, quello del New Labour e si apre una stagione completamente nuova. Come sara’ questa stagione? Difficile dirlo: certo un governo di coalizione e’ qualcosa a cui il mondo politico britannico non e’ abituato, il ritorno dei Tory a Downing Street puo’ portare nuove idee e nuove politiche, ma anche avere conseguenze pericolose per l’economia, le politiche sociali, i rapporti con l’Europa; l’ingresso dei Lib-Dem nel campo conservatore cambia radicalmente non solo il loro approccio ma anche la visione politica del Labour.

Sapranno i Tory far fronte alla difficile situazione che il paese ha di fornte a se’? Sapranno i Lib-Dem davvero influenzare le politiche della coalizione? Ma soprattutto sapra’ il Labour reinventare se stesso per essere pronto a rappresentare la vera voce dei progressisti alle prossime elezioni?

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GE2010: Lib-Lab coalition? No grazie, non ora.

Posted by homoeuropeus su 10 maggio 2010

Premetto che penso che in questo determinanto momento storico-politico i Lib-Dem appartengano allo schieramento progressista: non e’ sempre stato cosi’, non e’ cosi’ da un punto di vista ideologico (anzi), ma in questo particolare momento lo e’.

Premetto anche che non ho nessuna delle riserve contro i governi di coalizione che fanno parte della cultura politica di questo paese (almeno negli ultimi trent’anni, prima no, hanno avuto ottimi governi di coalizione anche loro!).

Fatte queste due debite premesse, dico che se dovesse fallire un accordo tra Tory e Lib-Dem, non sarei per nulla favorevole ad un governo di coalizione tra Labour e Lib-Dem.

Lo dico ora, a scanso di equivoci, e provo a spiegare brevemente anche le due semplici ragioni che mi spingono a dirlo.

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GE2010: ha perso Cameron, ha perso Clegg, e non ha vinto Brown

Posted by homoeuropeus su 8 maggio 2010

Il bello del sistema elettorale inglese e’ che quando alla fine si contano i voti, c’e’ un risultato chiaro e, anche quando questo risultato non significa la maggioranza assoluta per un partito, e’ comunque inequivocabile chi ha vinto e chi ha perso in termini di seggi. I Conservatori di David Cameron hanno vinto (+97 seggi, piu’ di quelli vinti dalla Thatcher nel 1979, ma ovviamente il varco da colmare era troppo ampio) mentre i laburisti e i lib-dem hanno perso (-89 e – 5 seggi rispettivamente).

Detto questo c’e’ poi una valutazione politica da fare, sulla quale invece si possono registrare divergenze di opinioni.

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GE2010: «E’ la fine della premiership presidenziale»

Posted by homoeuropeus su 7 maggio 2010

   

 

Nella notte tra il primo e il due maggio 1997, erano da poco passate le tre, John Major scese nella sala stampa del quartier generale conservatore e riconobbe la sconfitta del suo partito. Poi salì nel suo ufficio e telefonò a Tony Blair per congratularsi. Poche ore dopo Blair si insediava nell’ufficio del primo ministro a Downing Street, dove Major aveva avuto la cortesia di lasciare solo una bottiglia di champagne e un messaggio di auguri per chi si apprestava a fare «il più bel lavoro del mondo».

I camion dei traslochi ci avevano messo poche ore a portare via tutto, anche se da mesi ormai la vittoria di Blair era talmente scontata che Major aveva perfino dato autorizzazione che il leader dell’opposizione potesse avere le piantine del palazzo per poter organizzare al meglio il suo trasferimento.

«Le transazioni veloci sono una caratteristica del nostro sistema istituzionale – spiega George Jones, professore emerito alla London School of Economics e decano degli studi sui primi ministri inglesi – perché qualsiasi periodo di incertezza o di assenza di governo provocherebbe uno sbilanciamento nell’equilibrio dei poteri e forzerebbe la monarchia ad assumere le funzioni esecutive che le sono state sottratte fin dal Bill of Rights nel diciasettesimo secolo».

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GE2010: Ma l’Inghilterra progressista non tornera’ indietro

Posted by homoeuropeus su 6 maggio 2010

Per più di dieci anni il termine “progressive” in Gran Bretagna è stato un sinonimo di laburista, anzi più esattamente di chi, all’interno del partito di Blair e Brown, si faceva portatore di quella visione moderna e innovatrice che è stata al centro progetto New Labour. «Ma non è stato sempre così – spiega Sunder Katwala, segretario della Fabian Society, una delle più antiche organizzazioni politico-culturali laburiste – anzi, senza dover andare con la memoria ad epoche storiche ormai lontane, nel 1997 l’idea di un’alleanza progressista in funzione anti-tory fu al centro di trattative molto concrete tra Blair e il leader libdem Paddy Ashdown». Poi la schiacciante vittoria elettorale del Labour ha chiuso definitivamente quel capitolo, consegnando al New Labour il ruolo di partito egemone della sinistra moderata ed innovatrice non solo in Inghilterra ma in tutta Europa.

Alla vigilia delle elezioni più incerte del dopoguerra il dilemma dei progressisti d’oltremanica sembra tornare d’attualità: da un lato i libdem sono crescitui nei sondaggi e il loro leader Nick Clegg si è chiaramente proposto come la vera alternativa ai conservatori, il nuovo Blair, il leader di un rinnovato fronte progressista; dall’altro, pur in violazione dello statuto del partito, molti esponenti del governo hanno apertamente invitato a sostenere i candidati libdem in funzione anti-tory laddove il Labour non ha possibilità di vincere.

Ma c’è qualcosa di più profondo, rispetto ad una tattica elettorale: comunque finiscano queste elezioni, quello che si apre in Gran Bretagna è un ciclo politico nuovo, di fronte al quale tutti i vecchi partiti sono chiamati in causa.

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GE2010: «Il New Labour non e’ stato solo uno slogan»

Posted by homoeuropeus su 5 maggio 2010

«È stata la campagna elettorale più originale che io ricordi». Più che stupito dal successo dei dibattiti televisivi, o dalla crescita dei libdem nei sondaggi, il ministro per l’Europa nel governo Brown sembra divertito dalla impossibilità di prevedere il risultato del voto, quando ormai mancano meno di due giorni alle elezioni.

«Spendiamo ore ad analizzare le percentuali, a guardare le freccette che salgono e scendono, a leggere cifre e in realtà sappiamo tutti benissimo che l’unica cosa certa è che l’esito delle elezioni dipenderà da come molti cittadini si sveglieranno la mattina di giovedì». Chris Bryant è un cinquantenne dal fisico sportivo, con un passato da nuotatore e una passione per le nuove tecnologie: comunicò la nomina a ministro tramite Twitter quando i burocrati del Foreign Office stavano ancora protocollando la lettera di credenziali.

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