Homo Europeus

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GE2010: parla Danny Alexander, il braccio destro di Nick Clegg.

Posted by homoeuropeus su 24 aprile 2010

Quella che segue e’ l’intervista che ho fatto a Danny Alexander, capo dello staff di Nick Clegg, che viene pubblicata su Europa di oggi, col titolo «Ma quale bolla mediatica? Clegg e’ qui per restare».

Danny Alexander e Nick Clegg

«Ormai è una sfida a tre» dice Danny Alexander, e l’entusiasmo della sua voce lascia trasparire una vena di preoccupazione.

Questo trentasettenne deputato scozzese, capelli rossi e lentiggini, è una delle menti che stanno dietro alla trasformazione del leader libdem nel vero fenomeno di queste elezioni. Alexander è è stato il capo della campagna di Clegg per diventare leader, l’ispiratore del rinnovamento politico e programmatico del partito, l’autore del suo manifesto elettorale. Attualmente è coordinatore della campagna elettorale e responsabile dello staff di Clegg, una posizione privilegiata per commentare la Cleggmania.

«Il secondo dibattito – dice ad Europa dal treno che lo sta riportando nel suo collegio elettorale per il week end – ha dimostrato che non si era trattato di un fenomeno passeggero. Nel nostro partito eravamo tutti consapevoli che Nick Clegg è la vera novità della politica inglese e che bisognava solo trovare il modo di farlo emergere in una situazione che è forzatamente falsata tra Labour e conservatori».

Dovete ringraziare la televisione, quindi, e la trasformazione della campagna elettorale in un grande show mediatico?
Già in precedenza i sondaggi ci davano in crescita: di fronte ad una politica che offre sempre lo stesso, a destra come a sinistra, la novità libdem era già evidente. Fin dai tempi degli scandali dei rimborsi si è visto che c’erano due partiti che volevano continuare a difendere la loro condizione di privilegio e un solo partito davvero interessato al rinnovamento della politica. Certo, le apparizioni televisive di Nick, davanti ad un pubblico di milioni di spettatori, ci hanno permesso di amplificare il nostro messaggio in un modo che i tradizionali mezzi di comunicazione non ci avrebbero mai permesso di fare. Sono rimasto stupito nel vedere che pefino il Sun, un giornale che ha scelto di essere sempre il megafono a servizio del padrone, prima Blair e ora Cameron, la settimana scorsa è stato costretto a elogiare in copertina Clegg come il vero vincitore della sfida televisiva. Quello che però mi preme dire è che la vittoria televisiva di Nick non è un’effimera operazione di marketing, o la vittoria di una squadra di pubbliche relazioni rispetto alle altre due: è la vittoria di un modo di fare politica, la vittoria di idee nuove, forti e diverse.

Che cosa intende dire?
Ho letto molti commenti in questi giorni, che spiegano come Clegg vinca i dibattiti televisivi perché guarda la telecamera e si rivolge direttamente agli spettatori, risponde all’interlocutore chiamandolo per nome e altre analisi del genere, tutte basate sulla tecnica comunicativa. Certo, Nick sa usare il mezzo, è un politico abituato a stare tra la gente, è l’unico leader di partito che usa i town hall meeting (incontri pubblici con gli elettori locali) e non le claque di partito, ma i nostri focus group ci dicono che la sua rimonta nei sondaggi è una vittoria della sostanza. E infatti, contro ogni aspettativa, convince di più gli uomini che le donne. Non piace perchè è giovane e deciso, piace perchè ha una politica innovativa e chiara. Bastava vederlo al secondo dibattito televisivo: ha dettato l’agenda, ha costretto Brown e Cameron a confrontaris sui suoi temi, li ha forzati ad allearsi per poterlo fermare. Dagli armamenti nucleari, all’Unione europea, all’immigrazione da un lato c’era Nick con le sue proposte e dall’altro c’erano Cameron e Brown, che cercavano di contrastarlo.

Che cosa prevede che succederà in questa fine di campagna? Cambierete la vostra strategia per trarre il massimo vantaggio dalla Cleggmania?
Sono preoccupato dai colpi di coda, dagli attacchi, dalle bassezze, come quelle che abbiamo visto in questi ultimi giorni: il ripescaggio di scandali inesistenti, il tenativo di infangare le persone.
Se la battaglia sta sulle idee, come io spero, allora si è dimostrato che siamo preparati a difenderci, perché le nostre proposte sono più solide, più credibili e più in sintonia con quello che chiede il pubblico rispetto a quelle di labouristi e conservatori.
Per il resto non abbiamo bisogno di cambiare strategia: continuiamo come sempre a portare avanti le nostre idee, con convinzione, attraverso tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Noi non abbiamo né i finanziamenti dei conservatori né la quote sindacali del Labour, e dobbiamo accontentarci di una campagna fatta in grande economia e nell’indifferenza delle grandi potenze mediatiche.
Se la nostra crescita nei sondaggi ci permetterà di ricevere maggiore attenzione dai media tradizionali, allora saremmo pronti alla sfida, altrimenti proseguiremo come abbiamo sempre fatto, con la nostra presenza sul territorio, sui media locali, nella blogsfera.

Sembra che negli Stati Uniti ci sia preoccupazione per una vostra eventuale vittoria.
Gli Stati Uniti, con la loro politica davvero bipolare, fanno fatica a capire il concetto di terza forza: sanno che Labour e conservatori non rappresenterebbero nessun cambiamento, e temono invece quello che non conoscono.

Gli analisti sottolineano che nonostante la crescita nei sondaggi a livello nazionale, in molti collegi i libdem sono troppo indietro e sarà impossibile riuscire ad eleggere un loro deputato.
Questa è una delle menzogne che dobbiamo contrastare quotidianamente: nei 250 collegi marginali, circa 100 vedono un candidato libdem in prima o seconda posizione. Significa che in 100 collegi la sfida è tra i libdem e un altro partito, mentre solo in 50 la sfida è diretta Labour-Tory.

Stando agli ultimi sondaggi il risultato che si profila è un parlamento senza maggioranza, in cui voi sarete l’ago della bilancia. Come vi comporterete in questo caso?
Innanzitutto vedo con soddisfazione che si può finalmente parlare di hung parliament. Fino al mese scorso il solo ipotizzare questo scenario provocava reazioni di scompiglio e timori di inimmaginabili conseguenze per la ripresa economica e gravi rischi per la democrazia. Ora si può finalmente dire che i cittadini sono liberi di dare la maggioranza ad un partito e, se non si fidano di nessun partito, anche di non dare nessuna maggioranza. Abbiamo detto e ripetuto che siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità sia in caso di vittoria che in caso di pareggio: abbiamo posto alcune condizioni imprescindibili, per la gestione economica e per la riforma democratica, prima di tutto l’introduzione del sistema proporzionale. Sulla base di quelle affronteremo le trattative per un eventuale governo di coalizione, che dovrà necessariamente avere natura transitoria.

I giornali parlano di accordi tra libem e laburisti e di una vostra disponibilità a formare il governo in cambio della testa di Brown.
Dico solo che fino al giorno dopo le elezioni parlare di accodi e di condizioni è prematuro.

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