Homo Europeus

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GE2010: la mia personale spin alley

Posted by homoeuropeus su 1 maggio 2010

Come spiegava qualche giorno fa  Filippo Sensi in questo articolo, la Spin Alley e’ “l’angusto corridoio in cui il confronto tv si fa mercato e dopopartita, Bar Sport e Borsa Valori, talk show e ite missa est. (…) Non appena i riflettori si spengono su Brown, Cameron e Clegg si accendono contestualmente qualche metro piu’ in la’ su una bolgia di comunicatori, cronisti e politici, tutti a commentare l’affondo di Gordon o le cifre snocciolate da Nick o ancora la gestualità di David“.

Dopo il terzo confronto televisivo tra i leader, anche io ho provato a mettere insieme tre commentatori di diverso orientamento politico, per commentare la performance del loro beniamino e piu’ in generale l’andamento della campagna elettorale: e’ la mia personale spin alley, pubblicata, come sempre, da Europa.

 

Alan Barnard (Labour)

Dalle elezioni suppletive quando Blair era ancora leader dell’opposizione, al coordinamento generale della campagna elettorale laburista nel 1997, in dieci anni dentro la macchina organizzativa del partito Alan Barnard si può vantare di non aver mai perso una competizione elettorale: «e sono ottimista anche per questa» aggiunge.

Nonostante i sondaggi così sfavorevoli?
Bisogna distinguere le rilevazioni sui dibattiti televisivi dai sondaggi sulle intenzioni di voto. Le prime ci dicono che cosa pensano i telespettatori della discussione che hanno appena visto, un dato significativo ma che riguarda una percentuale minima della popolazione e che non corrisponde a come voteranno. Solo i secondi ci dicono realmente come gli elettori pensano di votare. Il dato più interessante che emerge da questi ultimi è che il 46% non ha ancora deciso. Ci sono là fuori, ad una settimana dal voto, ancora metà elettori che non sanno come voteranno. In queste condizioni l’unico elemento che conta per me è l’umore del popolo laburista, e posso dire in tutta onestà che vedo tanto entusiasmo e tanta energia come non ne vedevo da tempo.

Però tutte le rilevazioni mettono Brown al terzo posto. Non è certo un bel segnale.
Brown è stato in tutti i tre dibattiti televisivi il migliore, l’unico che abbia davvero dimostrato solidità e competenza. Si è mosso a suo agio sui terreni più difficili e chiunque ha potuto vedere che si tratta dell’unico con le capacità di fare il primo ministro. Secondo me, invece, chi ne esce davvero danneggiato è Cameron, del quale emerge tutta la inconsistenza politica. Clegg e Cameron non sono all’altezza, sono apparsi per quello che sono, dei normali politici, ma la situazione che abbiamo davanti richiede doti eccezionali.

Non credi che la gaffe dell’altro giorno abbia definitivamente azzoppato Brown?
Io ho visto una persona che ha commesso un errore, e che è stata capace di rimediare, di chiedere scusa in modo davvero mortificato, non semplicemente per la gioia delle telecamere. E credo che quest’episodio, e il modo in cui è stato usato, serva solo a rafforzare le persone nella loro opinione di Brown: chi aveva un’opinione buona, come me, ci vede l’aspetto umano, la capacità di recuperare; gli altri potranno dire che è un irascibile e inaffidabile, ma tanto lo dicevano lo stesso.

I dibattiti tra leader hanno modificato i termini della campagna?
Da tempo ormai le nostre campagne elettorali correvano su due binari: quella del leader e quella dei candidati locali. La televisione ha solo reso più evidente la competizione tra leader ma credo che ci siano ancora due binari e che la gente capisca bene la differenza tra un dibattito tra tre leader e la scelta del proprio parlamentare locale.

Credi quindi ancora possibile per il Labour vincere?
Io vedo un partito forte e attivo, che sta lavorando, sul campo, per convincere gli indecisi. Dobbiamo continuare in queste ultime ore per rendere ancora più evidente che siamo gli unici che hanno un programma chiaro e un leader capace.

 

Mark Pack (Liberaldemocratici)

«C’è un solo vincitore assoluto: Nick Clegg». È netto il giudizio di Mark Pack, una vita spesa nel quartier generale libdem, ad occuparsi di innovazione e di new media: «È stato la sopresa del primo confronto, ha mostrato tenacia e capacità di resistere agli attacchi nel secondo, e nel terzo ha brillato, dimostrando che si possono unire passione e competenza. Comunque la cosa notevole non è che abbia vinto i confronti televisivi, o che tutti i sondaggi diano il partito sopra il trenta per cento, una soglia inimmaginabile fino a poche settimane fa; Nick Clegg ha radicalmente modificato la cornice politica, ha mostrato che il cambiamento è possibile».

Non temi che il risultato in termini di seggi possa riportare tutto alla normalità, con un piccolo gruppo di libdem schiacciati tra i due partiti principali?
Fino al mese scorso l’hung parliament era visto come un fallimento del sistema, uno scenario da evitare ad ogni costo. Oggi il governo di coalizione è non solo l’ipotesi più probabile, ma anche quella che molti auspicano, perche è chiaro che solo con la partecipazione dei libdem al governo ci potrebbe essere quell’elemento di rinnovamento della politica e del sistema che tutti auspicano.

Al governo con chi? Non è chiaro con chi preferireste fare una coalizione.
Clegg ha posto delle condizioni nette per un governo di coalizione. Differente gestione economica, riforma fiscale, innovazione nella politica europea, legge elettorale proporzionale. A me pare invece che gli altri partiti facciano gli struzzi e non si vogliano realmente confrontare con queste condizioni, in attesa dei risultati. Ma anche su questo il partito è stato chiaro: le condizioni non dipendono dal risultato. Se mancasse anche solo un deputato per fare la maggioranza, chi vuole l’alleanza coi libdem deve sottostare a tutte queste condizioni.

Credi che senza dibattiti televisivi sareste nelle condizioni di dettare le vostre priorita?
Abbiamo rotto un sistema, fatto di connivenze tra media e partiti per mantenere lo status quo. Murdoch che sposta il supporto del suo impero meditico dal Labour ai Tory dimostra che quei partiti sono due facce della stessa medaglia. Per anni siamo stati relegati ai margini della politica, a comunicare con volantini e blog, contro le grandi potenze mediatiche al servizio degli altri partiti. Ora Clegg ha avuto l’opportunità di imporsi e certo la televisione ha aiutato a diffondere il nostro messaggio in modo veloce e diretto, ma comunque l’umore che si respirava nel paese era di insofferenza verso la vecchia politica.

Che cosa ti aspetti negli ultimi giorni di campagna elettorale?
Che cerchino di ripristinare la normalità, che dicano che in molti collegi siamo irrilevanti, che Clegg sparisca dalle prime pagine dei giornali. Per questo credo che i libdems debbano alzare la testa, continuare a fare campagna nei modi tradizionali e nuovi in cui il partito è maestro. Mi aspetto che «Sono d’accordo con Nick» diventi il nuovo metro della politica inglese, e non solo un fortunato slogan elettorale.

 

Neil O’Brien (Conservatori)

«Sei mesi fa tutti dicevano che bisognava mettere Cameron sotto esame, analizzare le sue politiche con la lente d’ingrandimento. Bene, è stato fatto: non mi pare che ne esca distrutto, anzi, mi pare l’unico che abbia i progetti che servono per il futuro del paese». Neil O’Brien, direttore di Policy Exchange, ci tiene a sottolineare che lui non è un Cameron-boy, anche se sembra comunque orgoglioso che il suo think tank venga catalogato tra i maggiori artefici della modernizzazione dei Tory e che sia definito il preferito del giovane leader conservatore.
«Abbiamo alle spalle – spiega – anni di disastri, nella gestione economica e nella organizzazione dello stato, nella mancata riforma dei servizi pubblici: a questo bisogna pensare quando andremo a votare, non tanto a chi ha fatto il discorso più bello dal podio».

È lo stesso argomento che usano i laburisti. Credi davvero che Cameron abbia più sostanza?
I laburisti nascondono dietro a fumosi discorsi sulle competenze di Brown, la mancanza di qualsiasi strategia: hanno governato per tredici anni e l’unica arma che possono usare è lo spauracchio dei conservatori. Questo paese è più povero, più diviso, più inefficace e più ingiusto: questo è il risultato del governo Blair-Brown.
Parlano di esperienza, ma io vedo solo un’eredità disastrosa. Certo Cameron non ha tredici anni di esperienza di governo alle spalle, ma ha dimostrato nella gestione del suo partito che sa prendere le decisioni giuste, anche quelle più controverse. Cameron ha dimostrato che sa essere leader, che ha una visione della società, che è “l’uomo con un piano”. Magari non è un piano perfetto, ci sono cose che possono essere migliorate, ma almeno c’è un piano, e non la strategia di demonizzare i propri avversari.

Credi davvero che i Tory siano davvero cambiati, e che non siano più “il solito vecchio partito conservatore” come lo ha definito ieri Brown?
In questo periodo di crisi io vedo esattamente l’opposto: un partito laburista che riscopre le sue radici, fatte di più tasse, più intervento pubblico, più stato, e un moderno partito conservatore, che risponde con una visione dinamica della società, con ricette nuove, fatte di tecnologia, green economy, interventi mirati alla promozione dell’impresa.

E Nick Clegg?
Nick Clegg è un miracolato, uno che non aveva nessuna possibilità di competere a queste elezioni. Ha saputo giocare bene le sue carte, puntare sul sentimento di disaffezione verso la politica, presentarsi come l’uomo nuovo. Una strategia che paga in televisione, ma non credo che pagherà nelle urne. Di fondo gli elettori sanno che la vera sfida è tra chi vuole e può cambiare e chi non vuole e non può cambiare. Dietro alla retorica di Clegg, la sostanza è ben altra.

Però, grazie alle performance di Clegg, i Conservatori potrebbero vedersi costretti ad una alleanza coi libdem.
Aspettiamo di vedere i risultati delle urne. Il fatto che i libdem siano disposti ad allearsi un giorno col Labour e il giorno dopo coi Tory è la migliore dimostrazione della loro inconsistenza e della loro inaffidabilità. Altro che nuova politica.

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