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GE2010: «Labour ko? Decideranno gli indecisi»

Posted by homoeuropeus su 28 aprile 2010

Con i sondaggi che continuano a confermare l’ascesa di Nick Clegg e il Labour party che sta insesorabilmente scivolando in terza posizione, non c’è da soprendersi che nel quartier generale laburista le facce siano scure e che anche uno serafico come Peter Mandelson stia cominciando a perdere le staffe. Ieri, durante la consueta conferenza stampa mattutina, ha ripetutamente interrotto i giornalisti, e si è pure fatto cogliere di sprovvista dal corrispondente della Bbc: «Tu non sei candidato alle elezioni», ha sbuffato ad un certo punto lo stratega laburista, beccandosi prontamente un «Neppure tu, se per questo» da parte del giornalista Andrew Neil.

«Ci mancava solo che Mandelson cominciasse a perdere colpi» commenta Patrick Wintour, caporedattore politico del Guardian: «Queste elezioni sono come un terremoto, sono una delle elezioni più movimentate e incerte che io pesonalmente ricordi». E ne ricorda molte, dato che cominciò a seguire il carrozzone elettorale nel lontano 1992, quando i sondaggi davano Neil Kinnock vittorioso e poi il paese scelse John Major.

«Quella elezione serva da insegnamento», aggiunge, provando a mettere le mani avanti. «Evitiamo di fare previsioni, perché nonostante quello che dicono i sondaggi, può ancora succedere qualsiasi cosa. Le sorprese della campagna elettorale non sono ancora finite: mancano gli ultimi dieci giorni di campagna, durante i quali solitamente gli indecisi prendono posizione. E poi c’è l’ultimo dibattito televisivo…»

Partiamo proprio da qui: come credi che la televisione abbia influito in questa campagna?
Sapevamo che i tre dibattiti televisivi sarebbero stati una novità importante ma credo che tutti, politici e analisti, non avessimo ben chiaro che cosa avrebbero realmente comportato. Oggi lo possiamo vedere: leggendo i giornali delle scorse settimane si vede che la maggior parte della discussione politica è stata assorbita dai dibattiti. Analisi e previsioni nei due giorni precedenti, discussioni e commenti nei due giorni successivi, per un totale di quatro giorni a settimana, sedici giorni su ventotto totali di campagna. È un cambiamento positivo, con maggiore attenzione alle elezioni di quanta io ne possa ricordare in precedenti occasioni. Ma c’è anche un elemento negativo.

Quale?
Quello che maggiormente mi ha sorpreso è che i dibattiti in sé sono pieni di discussione politica, di differenze nel merito, mentre le analisi e i commenti sulla stampa e in televisione si focalizzano principalmente su chi ha vinto e chi ha perso, sulla reazione del pubblico, sugli aspetti della comunicazione e non sulla sostanza. Per questo mi sento di dire che fare previsioni sui risultati con questi sondaggi non ha molto senso: la stessa sera in cui Brown è risultato terzo, la maggioranza degli stessi intervistati diceva che comunque lo preferiva come primo ministro.

Se i sondaggi dovessero essere confermati, che cosa succederebbe nel Labour party?
Se il Labour arrivasse terzo, superato ampiamente dai libdem, certamente correrebbe il rischio di essere rimpiazzato come maggiore partito della sinistra, anche perché a quel punto Clegg in modo tattico potrebbe lasciare che si costruisse un governo Cameron di minoranza e sperare in un rapido ricorso alle urne per consolidare la sua posizione.
Se invece il Labour arrivasse terzo nella percentuale dei voti, ma con una pattuglia notevole di deputati, o arrivasse secondo dietro ai Tory, allora ci potrebbero essere due diversi scenari. Il più probabile è un’alleanza conservatori-liberaldemocratici: la prassi prevede che il partito che ha più seggi deve governare e difficilmente Clegg sarebbe disposto a rimettere in discussione il risultato delle urne alleandosi con il Labour. L’altra ipotesi, ma è molto meno probabile, è un governo di minoranza conservatore e la costruzione di una futura alleanza strategica tra liberaldemocratici e laburisti, che si presentasse unita alle elezioni successive.

Sembra che qualcuno stia già premendo per questa soluzione e inviti al voto strategico in funzione anti Tory.
Il voto strategico è sempre stato elemento fondamentale della campagna elettorale, tanto per i laburisti quanto per i libdem, laddove il loro partito non aveva possibilità di vincere. Si è sempre fatto, magari senza dirlo apertamente, presentando candidati deboli e non investendo nella campagna elettorale, ma non ha mai significato che ci si creassero le condizioni per un’alleanza strategica tra i due partiti. Anche perché all’interno di entrambi i partiti c’è chi questa alleanza proprio non la vuole: molti dei libdem, soprattutto ora che crescono nei sondaggi, si reputano alternativi al Labour, in competizione per la guida dello schieramento progressista.

E nel Labour? Davvero c’è chi preferisce l’opposizione ad un’alleanza col partito di Clegg?
Mi pare che nel Labour si stia aprendo una discussione sul futuro molto interessante. Ovviamente dipenderà da come finiranno le elezioni ma fin d’ora si possono vedere due diverse anime: quella che fa capo a David Miliband, più centrista, che che vorrebbe una nuova “ideologia” progressista, e quella che fa capo a Ed Balls, più di sinistra, che rivendica maggiore aderenza alla storia del Labour. Per entrambi il rapporto coi libdem è centrale, ma l’ala Miliband preferisce un rapporto competitivo, mentre l’ala Balls potrebbe lavorare maggiormente per un accordo politico-elettorale.

Credi che queste divergenze possano portare a fratture profonde e che si profili l’ipotesi di una scissione in caso di perdite pesanti?
Si parla spesso di scissioni, soprattutto in vista di sconfitte elettorali, ma mi pare che, nonostante queste differenze, all’interno della leadeship e del partito più in generale ci sia un clima di sostanziale unità. Ci sono tensioni e nervosismi dovuti alla campagna elettorale e ai dati dei sondaggi, ma credo che dopo queste elezioni si aprirà per il Labour un lungo periodo di riflessione e di rinnovamento, sotto una nuova leadership e con molte probabilità dai banchi dell’opposizione.

Pubblicato su Europa di oggi.

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