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GE2010: Zac, che sorpresa. Il tory verde all’assalto del fortino libdem

Posted by homoeuropeus su 4 maggio 2010

Sabato mattina davanti alla fermata della tube di Kew Garden due anziani militanti tory distribuiscono volantini ai passanti; poco più in là ad un piccolo tavolino un altro pensionato pompa palloncini blu con il simbolo del partito. Le signore che tornano dal mercato dei fiori e le mamme che accompagnano i figli al parco passano indifferenti. Se la campagna elettorale fosse affidata unicamente a loro i conservatori avrebbero poche possibilità di sottrarre ai libdem il seggio parlamentare di Richmond Park.

Ci pensa comunque il candidato Zac Goldsmith a sistemare la situazione: si fa precedere da una decina di ragazzi, tutti rigorosamente con la maglietta azzurra e la scritta “I back Zac” (io sostengo Zac), che prima arredano la zona con poster e poi distribuiscono cartoncini plastificati con la faccia sorridente del giovane rampollo di una delle famiglie più ricche e glamour di Inghilterra.

Proprio le relazioni familiari e sociali sono una delle armi che Goldsmith usa in questa campagna: parenti, amici, compagni di scuola sono tutti stati reclutati e sono il migliore mezzo di propaganda che ci possa essere in un’area posh come il quartiere che si affaccia sui giardini botanici di Kew.

In pochi minuti questa truppa di aristocratici, più avezzi alle feste che alla propaganda politica, trasforma la strada in un party vibrante: chi parla di fiori con la signora che ha appena comperato un mazzo di lillà dicendo che «chi ama fiori di questo colore non puo che votare per Zac», chi discute di vini francesi, chi di mobili. Lo stesso candidato spende mezz’ora dentro al negozio di un parrucchiere a parlare di moda con le due giovani commesse.

Pochissime le discussioni di politica: «Chi vive qui non ha grandi problemi – spiega Stephen, che ha conosciuto Zac al tavolo di bridge e non ha mai fatto campagna elettorale prima – e non ama la politica: io stesso sono qui per sostenere il meno politico dei candidati e il partito che mi dispiace meno».

Un conservatore indipendente
Se questo è il sentimento diffuso tra le classi sociali medio alte, si capisce perché il simbolo dei tory non compare mai nella propaganda di Goldsmith: il ragazzo è un independent mind, un battitore libero, come il suo amico sindaco di Londra, Boris Johnsone, che è venuto più volte a sostenerlo.

Non si è mai visto invece David Cameron, col quale, pare, non scorra buon sangue. Mentre chiedo lumi allo stesso Goldsmith un aereo ci passa sopra la testa a meno di trecento metri d’altezza. Lui, coglie la palla al balzo per parlare della sua ferma opposizione alla terza pista di atterraggio ad Heathrow, che a livello locale nessuno vuole, ma subito aggiunge qualcosa che lascia intravvedere divergenze profonde con la leadership: «i residenti temono che Cameron, se vince, sia disposto ad un accordo con le compagnie aree, ma io ho detto loro che su questo tema non accetterò compromessi. Nessuno può mettere in dubbio le mie credenziali ambientaliste, e neppure la mia indipendenza».

Proprio la sua indipendenza, si dice, gli è costata un seggio sicuro nel Devonshire, dove possiede molte tenute agricole e lo ha costretto a combattere fino all’ultimo voto il collegio di Richmond, dove può dire di essere radicato solo perché c’è la sede dell’Ecologist, il giornale che ha rilanciato facendolo diventare un’autorevole voce dell’ambientalismo inglese.

“Cleggmania” tra i villini
Mentre David Cameron si tiene lontano da Richmond, i libdem provano a sfruttare fino all’ultimo il successo del loro leader come traino per la rielezione di Susan Kramer. «La visita di Clegg era programmata da tempo – dice Nick, che lavora full-time nell’ufficio della deputata uscente – ma abbiamo avuto così tante adesioni nelle ulrime settimane che ci siamo dovuti spostare nella sala più grande che ci sia in zona, e settecento posti non bastano ancora: dovremo mettere un maxischermo all’aperto».

Il problema che hanno i libdem in questo collegio, è che risulta difficile passare per il nuovo quando la zona è una vera roccaforte del voto liberale fin dagli anni Settanta: nei collegi limitrofi vengono eletti il presidente del partito Simon Hughes, il cancelliere Vince Cable, il responsabile esteri Ed Dawey. Per più di venti degli ultimi venticinque anni il partito ha espresso il governo monocolore del consiglio comunale.

L’elettore medio in questo collegio ha un livello di istruzione alto, lavora come dirigente e possiede la casa in cui abita, molto spesso un villino a due piani con giardino e garage. «Quando discutono di problemi finanziari – scherza Susan Kramer, che ha trascorso gli ultimi quattro week end nel centro di Richmond ad incontrare gli elettori – è più probabile che ti parlino di come regolare i mercati internazionali piuttosto che di come arrivare a fine mese».

Da tempo i tory avevano messo lo sguardo sul collegio di Richmond Park, quello dove l’uscente era più vulnerabile, e ne avevano fatto uno dei loro target fin dalle precedenti elezioni, arrivando a dimezzare il distacco. Meno di quattromila voti di scarto: non fosse per la “Cleggmania” probabilmente i liberali avrebbero già concesso la sconfitta.

Adesso Susan Kramer ci crede ancora e confida nell’aiuto determinante del suo leader. Agli elettori che la fermano davanti alle vetrine delle boutique di lusso spiega che «pur avendo un livello di crimine tra i più bassi di Londra, e le migliori scuole elementari della capitale, non possiamo considerare questo un dato acquisito».

Aggiunge che «stiamo iniziando ad investire nel miglioramento delle scuole secondarie e abbiamo appena vinto una battaglia per mantenere aperto il pronto soccorso dell’ospedale» e spiega che «tutto questo potrebbe essere rimesso in discussione da una vittoria dei tory».Sembra di sentire la propaganda laburista: «Qui l’alternativa ai tory siamo noi» ribadisce Kramer, che nel 2000 lasciò la sua attività finanziaria a Citigroup per candidarsi sindaco di Londra coil libdem.

Qui il labour non si piega al voto utile
Che la sfida sia tra libdem e tory non è negabile, dato che il Labour fatica a raggiungere il dieci per cento, «ma non significa che non dobbiamo presentarci» precisa subito la candidata del partito di Brown, una giovane consulente legale, che ha impressionato tutti per la sua energica determinazione. Pur rassegnata ad arrivare terza, Eleanor Tunnicliffe ribadisce che «ci sono questioni fondamentali per un certo elettorato che non trovano risposta nei programmi dei nostri avversari» e si rifiuta di invitare al “voto utile”: «Tanto poi alla fine fanno l’accordo tra loro e aver votato tory o libdem non fa nessuna differenza, sempre Cameron ti ritrovi».

Su circa centotrenta seggi marginali, non sono più di una ventina quelli contesi tra tory e libdem ma sono quelli che nelle ultime settimane stanno dando maggiori preoccupazioni a David Cameron. I cittadini di Richmond probabilmente non vedono grandi conseguenze a livello locale, ma con il loro voto hanno davvero la possibilità di far cambiare il risultato finale e di decidere il colore politico del prossimo governo inglese.

Pubblicato su Europa di oggi.

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