Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Il liberalismo muscolare di David Cameron e la “nostra” idea di liberta’

Posted by homoeuropeus su 23 febbraio 2011

Ha destato grande interesse anche in Italia (anche tra persone progressiste e in ambienti di centrosinistra) il discorso del Primo Ministro David Cameron a Monaco lo scorso 5 febbraio. In esso il leader conservatore delineava una nuova impostazione per rapportarsi al multiculturalismo della nostra societa’, una visione basata sul superamento della tolleranza passiva che e’ stata adottata negli scorsi anni e sulla promozione un piu’ attivo approccio, definito liberalismo muscolare.

Esiste un ideologia islamica radicale -questo in sintesi il ragionamento del Primo Ministro- che nonva confusa con la religione islamica, ma che non puo’ essere neppure tollerata, o continuamente giustificata, cosi’ come bisgna smettere di essre indulgenti verso coloro che questa ideologia predicano o cercare nel disagio e nell’emarginazione delle attenuanti per coloro che la abbracciano.

Per sconfifggere questo estremismo radicale (che -ripeto- Cameron tiene sempre distinto dalla vera fede islamica) bisogna abbandonare le infruttusose politiche di “indifferente tolleranza” adottate fino ad ora. Cito testualmente: “Per prima cosa, anziche’ ignorarla, i governi e le società devono affrontare con decisione l’ideologia estre­mista, in tutte le sue forme. In secondo luogo, invece di incoraggiare le diverse comu­nita’ a vivere separate l’una dall’altra, dob­biamo creare un senso di identita’ naziona­le comune che sia aperto a tutti.”

E per creare questo senso di identita’ che cosa propone David Cameron? Propone, e cito ancora testualmente dal discorso di Monaco, che la societa’ “in quanto crede in determinati valori, si adopera attivamente per promuoverli. (…) Una societa’ di questo tipo dice ai propri cittadini: questi sono i valori che ci definiscono come societa’. Per appartenere a questa societa’ bisogna credere in essi. Ognuno di noi, nel proprio paese, deve mantenere un atteggia­mento chiaro e deciso su questa difesa del­la nostra liberta’.” (E poi seguono a ruota le proposte di tagliare i fondi e le sovvenzioni alle associazioni che non promuovono o rispettano queti valori e di rafforzare l’identita’ civica attraveso il Servizio Civile Nazionale per tutti i giovani del paese).

 Mentre leggevo e rileggevo) questo intervento ci riscontravo un modo di ragionare tipico di una certa destra qualunquista italiana (di Vittorio Sgarbi per capirci), che partendo da un punto giusto e sacrosanto e con una serie di passaggi logici corretti arriva ad una conclusione sbagliata. Si tratta dei ragionamenti piu’ pericolosi, perche’ fanno presa facilmente sull’audience e perche’ seve una pazienza enorme per smntellare tutto il costrutto logico che li supporta.

Leggevo (e rileggevo) questo intervento pensando a come ribattere, a come destrutturare una sequenza logica corretta che comunque arrivava a conclusioni (secondo me) non solo bagliate ma pericolose.

E cosi’ mi sono messo  a fare una piccola ricerca in Internet, a leggere le critiche a questo approccio pubblicate dai giornali inglesi, a leggere le dichiarazioni in supporto, a cercare materiale.
Mi sono imbattuto, cosi’, quasi per caso, link dopo link, in un articolo del Guardian del maggio 2007, un resoconto dell’esperienza dell’allora leader dell’opposizione che ando’ per due giorni a Birmingham a condividere la vita quotidiana di una famiglia musulmana. Ne riporto (traducendoli) ampi stralci perche’ secondo me sono la miglire risposta che si possa dare al discorso di Cameron a Monaco.

“Le sfide della coesione e dell’integrazione sono tra le principali che dobbiamo affrontare. (…) Non possiamo forzare la gente a sentirsi britannico: li dobbiamo ispirare.  (Questo il significativo attacco dell’articolo).

Non si puo’ neppure iniziare a parlare di una societa’ veramente integrata mentre alcuni soffrono insulti razzisti e abusi, come molti stanno ancora soffrendo nel nostro paese oggi. Dobbiamo anche prestare attension al linguaggio che usiamo. Nessun musulmano che io abbia incontrato e’ offeso dal Natale, o sostiene l’idea di cambiargli nome con “Winterval“. Ma molti musulmani con cui ho parlato di queste questioni sono profondamente offesi dall’uso del termine “Islamico” o “Islamista” per descrivere la minaccia terroristica con cui ci dobbiamo confrontare oggi. (…)
Certamente, usando il termine “Islamista” per descrivere questa minaccia, di fatto aiutiamo il lavoro degli ideologi del terrore, dando conferma a molte giovani ed impressionabili musulmani che per essere un “buon musulmano” devi sostenere la loro campagna d’odio.

Non c’e’ una risposta semplice. Non credo che sia qualcosa che si possa o si debba affrontare attraverso un editto del governo (…)”

C’e’ poi una seconda parte, in cui si sottolinea l’importanza delle istituzioni locali e della condivisione dei servizi pubblici come strumento di coesione, una parte che si trova molto simile (anche se gli accenni all’importanza delle istituzioni e elle scuole religiose sono molto piu’ smorzati) nel discorso di Cameron a Monaco. Ed infine arriva la conclusione dell’articolo, in cui si propone un modello perpromuovere l’integrazione che non riguarda solo “le comunita’ degli immigranti, il ‘loro’ doveri e le ‘loro’ responsabilita’.”

“(L’integrazione) -e trono a citare integralmente- deve essere anche rispetto a “noi”: la qualita’ della vita che offriamo, la nostra societa’, i nostri valori.

Qui il quadro si fa desolante: famiglie che collasaano, droga, crimine e mancanza di civilta’ sono parte della esperienza normale in Gran Bretagna. Molti britannici asiatici vedono una societa’ che difficilmente li invita ad integrarsi. Certamente, essi vedono aspetti della moderna Gran Bretagna che sono una minccia ai valori che essi reputano importanti, valiri che tutti dovremmo rtenere importanti. Le famiglie e le comunita’ di origine asiatica sono incredibilmente forti e coese, e condividono un senso di comune responsabilita’ al cui confronto non possiamo che vergognarci. Non per la prima volta, mi trovo a pensare che sia la Gran Bretagn che dovrebbe integrarsi di piu’ con il modo di vivere delle comunita’ asiatiche e non viceversa. (il grassetto e’ mio)

(…) L’integrazione e’ una strada a doppio senso. (il grassetto e’ sempre mio) Se vogliamo ricordare a noi stessi i valori dell’essere britannico (ospitalita’, tolleranza, generosita’, per citarne solo tre) e’ pieno di musulmani britannici pronti a mostrarci che cosa essi siano davvero.”

Ecco, piu’ che in tutti i suoi critici, in un articolo dello stesso David Cameron trovo gli argomenti migliori contro il suo discorso di Monaco. Alcuni elementi rimangono gli stessi a sottolineare una coerenza nella visione (la coesione garantita dalla condivisione di servizi  pubblici locali, l’integrazione che deve essere promossa) ma i toni sono profondamente diversi, su alcune cose addirittura in contraddizione (l’accento posto sul terrorismo islamico a Monaco in chiaro contrasto con i rischi di questo uso denunciati nell’articolo del 2007) e soprattutto in questi quattro anni si perde una delle cose fondamentali che Cameron dice nell’articolo: la lezione che l’integrazione e’ una strada a doppio senso, che non sono solo le comunita’ degli emigrati che devono accettare i nostri valori ma siamo anche noi che dobbiamo imparare a conoscere e accettare i loro.

Cameron perde un parte fondamentale del suo ragionamento in questi quattro anni, e lo dico pensando che in entrambi i casi egli abbia espresso il suo vero pensiero, che quello del 2007 non fosse -come alcuni sospettavano gia’ allora- solo un tentativo di aggraziarsi una fetta consistente dell’elettorato deluso dal Labour, e che quello di oggi non sia -come molti critici ipotizzano- solo un tentatiovo di rispondere alle esigenze della destra interna al suo partito.

Quello che Cameron perde in questi quattro anni e’ il senso di rispetto verso le culture diverse.
Questi, dice il primo ministro, sono i nostri valori (“liberta’ di parola, la liberta’ di culto, democrazia, stato di diritto, parita’ dei diritti indipendentemente dalla razza, il sesso o l’orientamento sessuale” cito dal discorso a Monaco) e a questi diritti vi dovete sottomettere se volete vivere con noi. Questa, dice il primo ministro, e’ la nostra societa’ e dovete accettarla, cosi’ com’e’. Un messaggio pericoloso, non solo per gli immigrati e i musulmani, ma per tutti noi. Un messaggio che una sinistra progressista dovrebbe contrastare con tutte le sue forze.

Abbiamo tutti, sempre, da imparare qualcosa dall’altro.
Un solo esempio, uno dei tantiche si potrebbero fare: la dignita’ femminile. Non diro’ che nella islamica Turchia il diritto di voto alle donne fu concesso nel 1930 (quando in molti paesi della democratica europa era ancora un miraggio), non diro’ che in molti paesi arabi il diritto per le donne a scindere il matrimonio era parte della legislazione quando da noi ancora combattevamo contro l’oscurantismo della chiesa.
Questo e’ il passato, mi diranno i miei critici. Non diro’, allora, che molti paesi dell’Asia (anche regimi islamici, si noti bene) hanno avuto e hanno donne presidenti e primi ministri mentre, tanto per dire, in Italia stiamo ancora aspettando.

No, non usero’ questi argomenti che abbiamo usato mille volte, perche’ qui ora stiamo parlando della Gran Bretagna, che il suo primo ministro donna lo ha avuto, e che ha pure la sua Regina Elisabetta (anche se la legge per l’eredita’ al trono prevede che le donne siano ancora in una situazione di secondo grado rispetto ai loro fratelli maschi anche se nati dopo, cosi’ tanto perche’ si parla di parita’).
Mi chiedo se noi qui ora, nella Gran Bretagna del XXI secolo non abbiamo qualcosa da imparare sulla dignita’ della donna dalle comunita’ musulmane. E me lo chiedo guardando le ragazzine che vanno a scuola, pantaloni a vita bassa, giubbino di jeans, zainetto sulle spalle, tutte uguali, tutte omologate, con le scarpe all’ultima moda.
Ecco, vedendo quelle ragazzine, mi chiedo se ci sia piu’ dignita’ nell’imporre un modello culturale unico, spacciandolo per liberta’ o se invece non si possa lasciare a tutte (e a tutti) la liberta’ di scegliere davvero, anche, se lo vogliono, di mettersi il velo, come hanno sempre fatto le loro mamme e le loro nonne, e di proporci un modello di femminilita’ diverso.

 

3 Risposte to “Il liberalismo muscolare di David Cameron e la “nostra” idea di liberta’”

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