Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Addio 2010, anno di sconfitte

Posted by homoeuropeus su 2 febbraio 2011

Rubens: La sconfitta di Sennacherib

I pochi affezionati lettori di questo blog sanno che non e’ una pubblicazione regolare e anzi i piu’ attenti sono abituati a lunghi silenzi e pause di riorganzzazione.

Nonostante questo, cio’ che e’ successo nella seconda meta’ del 2010 merita un’analisi e una spiegazione piu’ approfondita: nessun post dal 2 luglio, anzi, essendo quello dedicato ad Alex Langer una bozza scritta in anticipo e poi pubblicata automaticamente (senza neppure, come si puo’ notare, l’aggiunta dei tag!), si potrebbe piu’ correttamente dire che il mio silenzio dura dal 18 giugno.

Eppure di cose da scrivere ce ne sarebbero state molte: dalla sfida mondiale dei fratelli Boateng (una storia moderna ed affascinante che getta una luce nuova sul concetto di nazionalita’) alle ultime elucubrazioni del matematico Stephen Hawking sulla non dimostrabilita’ dell’esistenza di Dio (un tema dal sapore antico che ci costringe a confrontarci con i misteri della creazione). O anche piu’ recentemente, le proteste studentesche in Italia e in Gran Bretagna e la morte di Tommaso Padoa Schioppa, padre della moneta unica e rigoroso ministro nel Governo Prodi, un europeista convinto che bene avrebbe figurato nella sezione European minds.

Gli argomenti e le idee c’erano, dunque. Era la voglia di scrivere che un po’ era venuta meno.
Da un lato perche’ avevo davvero meno tempo (non ho avuto neppure il tempo di leggere un intero romanzo durante tutto l’anno), ma dall’altro -devo essere onesto con me stesso- perche’ non mi sentivo proprio motivato.
Eppure nella prima parte dell’anno la voglia c’era. Che cosa e’ successo, allora?

Da un lato mi illudevo che la mancanza di tempo, accompagnata al crescente uso di altri strumenti di social networking, come Facebook (dove ho cominciato a dialogare piu’ spesso e piu’ frequentemente anche su temi che avrebbero potuto trovare spazio su questo blog) fossero la risposta.

Ma al tempo stesso capivo anche che questa era solo una scusa di superficie e, aall’inizio dell’anno nuovo, mi sono interrogato sulle ragioni profonde di questo mio comportamento e ho trovato una risposta abbastanza convincente: nella seconda meta’ del 2010 ho subito due pesanti sconfitte.

La prima e’ quella, che ho ampiamente documentato su questo blog (sotto il tag GE2010) delle elezioni politiche inglesi, finite con l’uscita del Labour da Downing Street e la formazione di un governo di coalizione tra Tory e Lib-Dems sotto la guida di David Cameron.

Oltre che scriverne per Europa, ho fatto con convinzione e abnegazione quello che ogni buon militante laburista deve fare: durante la settimana ho fatto campagna nel mio collegio (un seggio sicuro) e nei week end sono andato ad aiutare in collegi marginali. Per favorire la partecipazione di altri e per dare un senso alla campagna, ho anche fondato una piccola organizzazione, i Labour Friends of Italy, con lo scopo immediato di fare campagna in zone dove c’e’ una forte presenza italiana e con l’obiettivo a lungo termine di radicare il partito laburista all’interno della vasta e articolata comunita’ italiana in Gran Bretagna. Le quattro giornate di mobilitazione che abbiamo promosso durante la campagna elettorale sono state un grande successo, cosi’ come e’ stata un successo la nostra assemblea fondativa in luglio (anche di questo avrei potuto parlare a suo tempo)

Ma nonostante un risultato del Labour al di sopra delle previsioni della vigilia e la mancata maggioranza assoluta dei conservatori, le elezioni sono state una sconfitta per il Labour, e anche per me che comunque ritenevo (e tuttora ritengo) che le politiche e i valori di quel partito rispondessero meglio alle difficili sfide che la Gran Bretagna deve affrontare nei prossimi mesi ed anni.

La sconfitta del Labour e la creazione del governo di coalizione ha radicalmente modificato il quadro politico in cui ero abituato a muovermi, le coordinate stesse del mio fare politica e una delle ragioni per cui questo blog era nato (o meglio uno degli assi su cui si era sviluppato), quella di offrire elementi di analisi di pratiche politiche che funzionavano in Gran Bretagna. Sinceramente la Big Society di Cameron non mi pare rispondere a questi requisiti (come ho scritto anche qui).

La seconda sconfitta e’ arrivata pochi mesi dopo, quando ho deciso di impegnarmi in prima persona e con un ruolo di coordinamento locale nella campagna di David Miliband per diventare leader del partito laburista. Non era una campagna facile, nonostante, o forse proprio per colpa dei pronostici che lo davano ampiamente favorito, ma davvero (seppure con qualche perplessita’ sulle indecisioni passate) pensavo, e penso tuttora, che il suo approccio politico fosse quello indispensabile per permettere al Labour di ricostruire un programma credibile e tornare a vincere (oltre che essere una figura che avrebbe potuto offrire molto ai progressisti in campo europeo, come ho scritto nel mio personale endorsement).

Anche questa battaglia, in cui mi ero impegnato in prima persona con entusiasmo e convinzione, e’ finita nel peggiore dei modi, con una sconfitta di David da parte dl fratello Ed, ottenuta di strettissima misura e solo grazie al sostegno determinante delle Trade Unions, la componente piu’ tradizionalista e meno innovativa del partito.

Ma nonostante le due sconfitte, sono riuscito a fare mio l’insegnamento di Vittorio Foa sulle traversie e le opportunita’ (o del wej-ji che usato come paradigma per alcuni post lo scorso anno) e, non solo ho saputo trarre da questi eventi lezioni per affrontare il futuro,  ma sono riuscito a vedere le poteziali nuov opportunita’ che mi offrono. D’altronde lo stesso Vittorio Foa diceva che “il silenzio non e’ necessariamente un male. Da esso nasce la parola, cioe’ la definizione di oggetti, di concetti, di sentimenti, di passioni, ma nella parola si chiudono i problemi mentre nel silenzio restano aperti (…) Il silenzio e’ una ricerca costante e io preferisco la ricerca ad una conquista fragile di verita’.”

Ho voluto quindi condividere il risultato di questa mia silenziosa ricerca: ho pensanto infatti che, una volta individuta la causa del mio silenzio potesse essere utile condividerla con altri, farne tesoro pubblicamente, e cosi’ mi sono lasciato andare -in via del tutto eccezionale- a questo post personale (ma d’altronde un blog e’ anche un diario).

In particolare, infatti, ho pensato che questa analisi del mio silenzio e delle mie sconfitte potesse essere un buon modo per riprendere il filo interrotto, un giusto stimolo per provare a ricominciare a scrivere sul blog.
Non era facile riprendere a scrivere: da un lato il lungo silenzio intimidiva, dall’altro nessun argomento sembrava abbastanza importante per rompere quel silenzio. Alla fine ho rotto gli indugi perche’ ho visto che in questi giorni un mio vecchio post sull’olocausto sta ritornando a ricevere centinaia di visite al giorno e quindi mi sono detto che anche questa scrittura non e’ forse inutile.

Comunque ora ho rotto il silenzio e provero’ nei mesi a venire a mantenere una certa costanza nelle riflessioni e nelle pubblicazioni, anche se so gia’ che alcuni progetti in corso mi forzeranno a fare altro: in particolare mi sta affascinando l’idea di scrivere un blog su questi temi europei in inglese e per un pubblico inglese! Faceva parte del progetto originale di questo blog, ma poi lo ho trascurato. Comunque questa e’ un’altra storia…

Una Risposta to “Addio 2010, anno di sconfitte”

  1. Meg said

    “Il silenzio non è assenza” lo dice sempre il mio caro caro caro amico Giacomo, che vorrei poter condividere ma trovo che il silenzio sia imbarazzante. Per chi lo subisce, ovviamente, non per chi lo pratica. Meno male che hai ricominciato a parlare, a dire, ora mi aspetto dei lunghi chiachericci ….ciao a presto M.

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