Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Wej-ji: e se ricominciassimo a viaggiare lenti?

Posted by homoeuropeus su 22 aprile 2010

Londra ci ga regalato questa settimana delle bellissime giornate di sole, dei cieli limpidi, di un blu intenso, senza nuvole ma soprattutto senza quelle fastidiosissime scie di aeroplano che restano a lungo nell’azzurro e che caratterizzano ormai i cieli delle nostre citta’.

Ci voleva un vulcano, la piu’ presitorica delle eredita’ della terra, per mettere in crisi il nostro mondo e le sue certezze tecnologice, le sue “magnifiche sorti e progressive”.
La nuvola vulcanica islandese ha creato disagi e scompigli a chi doveva viaggiare, a chi era atteso dalla sua famiglia e dai suoi amici in una citta’ lontana (a me per primo, a dire il vero, che sono stato privato di una visita di mia mamma), a chi doveva rientrare dopo una vacanza, a chi aveva prenotato un volo per trasferirsi definitivamente in un altro paese.
Ma oltre ai disagi e ai problemi, a mio parere la nube ci ha lasciato un grande insegnamento, ci ha mostrato una nuova opportunita’. Almeno a me: mi ha aiutato a riflettere, a pensare.

Ho pensato a che cosa sarebbe potuto succedere se, come in un romanzo di Saramago, la nube avesse deciso di non andarsene e, aiutata dal vento che per incanto si assopiva, fosse rimasta distesa sopra i cieli europei.
Aeroporti chiusi a tempo indeterminato, voli cancellati per l’intera stagione, compagnie low-cost che chiudevano, compagnie di bandiera che venivano ri-statalizzate, esuberi del personale di terra, torri di controllo abbandonate prese d’assalto da scarafaggi e formiche.

Poi ho pensato anche che comunque avremmo continuato a viaggiare, riscoprendo il treno, la macchina, le biciclette.
Ho ripensato al primo viaggio che ho fatto a Londra (estate del 1987): non c’erano ancora i voli low-cost e, con un budget studentesco, partimmo da Venezia alle 7 di sera, col treno per Parigi; arrivammo a Parigi la mattina dopo, cambiammo stazione, salimmo su un altro treno che ci lascio’ a Calais, ci imbarcammo per Dover e poi su un ultimo treno che ci porto’ a destinazione a Londra in circa 36 ore complessive. Che ricordo ne ho? Bellissimo ed entusiasmante.
Certo, uno potrebbe obiettare, eri in vacanza per venti giorni e spenderne complessivamente tre di viaggio non era un grande spreco, ma se avessi avuto solo una settimana, se fossi dovuto venire a Londra per un importante appuntamento lavorativo semplicemente per poche ore, non avresti certo potuto affrontare quel tipo di viaggio.

Ecco, pensavo a tutto questo, al fatto che tra gli aeroporti di Venezia e Londra ci sono 7 voli giornalieri piu’ una decina di settimanali e che forse sono troppi, e che certo disagi e problemi ce ne sono stati, ma che comunque la nostra vita non ne e’ risultata drasticamente impoverita dal blocco dei voli (neppure la mia che puro ho dvuto rinucnaire la visita di mia mamma).

No certo, senza aerei non si potrebbe venire a Londra in due ore e starci solo dalla mattina alla sera, ma certe volte penso anche che l’avanzamento tecnologico oltre a creare delle risposte ai nostri bisogni, crei dei bisogni che altrimenti non avremmo: un po’ come il telefonino, che rende tutti reperibili in qualsiasi momento, senza farci davvero domandare se abbiamo proprio la necessita’ di essere reperiti in qualsiasi momento.

Anche col nostro tempo facciamo un po’ lo stesso errore: crediamo di non averne mai abbastanza e ci sforziamo di usarlo per fare piu’ cose possibili nel minor tempo possibile. Senza renderci conto che cosi’ facendo togliamo valore proprio alle cose che facciamo: i viaggi diventano spostamenti, tempi morti da minimizzare.

Arrivare a Londra, a Vienna o al Cairo e’ tutto lo stesso. Un breve viaggio da un aeroporto all’altro, poi si esce e si esplora la citta’.  Certo, viaggiando in aereo ci si guadagna un giorno in piu’, una notte in piu’ nella citta’, un giro in piu’ a comprare souvenir, ma non si vedono piu’ le scogliere di Dover sorgere all’orizzonte, non si soffre la scalata delle Alpi, o l’attraversamento del deserto. Si arriva, questo e’ tutto.

Ho pensato a questo, e a tutto quello che rischiamo di perdere se rinunciamo alla lentezza.
Se ricominciassimo a viaggiare lenti, sarebbe un modo importate per ridare al viaggio il suo giusto signifcato, per ritornare ad essere padroni, e non schiavi, del nostro tempo.

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