Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

GE2010: Se anche la working class diventa “leghista”

Posted by homoeuropeus su 20 aprile 2010

Barking, periferia est di Londra, zona tradizionale di insediamenti industriali, dove una folla di lavoratori manuali bianchi era lo zoccolo duro del Partito laburista, si è trasformato politicamente nel corso degli ultimi anni fino a diventare, a queste elezioni, uno dei due collegi in cui il British National Party ambisce ad eleggere un suo deputato.

È sempre stata Labour la constituency di Barking, fin dal 1945, con percentuali che superavano comodamente il 60 per cento dei voti, e né conservatori, né lib-dems hanno mai potuto contrastare la supremazia della sinistra: l’attuale deputata, Margaret Hodge, fu eletta qui per la prima volta in piena epoca Major, nel 1994, con più del 70 per cento dei voti, ed ha continuato ad essere eletta senza problemi per tre elezioni consecutive, crescendo nella gerarchia interna del partito fino ad essere nominata ministro del turismo nel governo Brown.

Ma dopo che alle politiche del 2005 il Bnp si è aggiudicato il 16,9 per cento dei voti (giungendo dietro ai Tory per meno di 40 voti) e dopo che alle elezioni locali del 2006 ha portato a casa il record di 12 consiglieri, questo è diventato il collegio ideale per la sfida che il leader del partito Nick Griffin vuole portare all’establishment della politica inglese.

D’altronde la trasformazione socioeconomica dell’area è di quelle che meglio si adattano alle parole d’ordine del partito di estrema destra: da quando la Ford ha chiuso gli stabilimenti locali nel 2002, la crescente disoccupazione (ora vicina al 15%) si è aggiunta ad un aumento dell’immigrazione, a problemi abitativi e ad un generale impoverimento nel livello dei servizi (scuole, ospedali).
Griffin, che alle ultime europee è stato sorprendentemente eletto al parlamento di Strasburgo, può facilmente accusare il Labour di non aver risposto alle esigenze della popolazione nei suoi tredici anni di governo e usare demagogicamente l’arma del «fermare l’invasione dell’immigrazione di massa» come risposta a tutti i problemi dell’area.

Un recente studio dell’Institute for Public Policy Research (Ippr), condotto sui dati elettorali delle ultime europee, dimostra che il voto al Bnp non è assolutamente in crescita nelle aree ad alta immigrazione, e che anzi Barking è un’eccezione, in quanto generalmente laddove la popolazione residente è entrata in contatto con le nuove comunità etniche, non vi sono davvero elementi di preoccupazione che fanno crescere il voto di estrema destra.

«Delle dieci autorità locali dove il Bnp ha preso più voti alle ultime europee – scrive il rapporto del Ippr – nove hanno un livello di immigrazione inferiore alla media nazionale» e Barking, appunto, è l’unica eccezione.

Secondo lo studio, il voto al Bnp invece risulta più forte laddove, indipendentemente dalla presenza di immigrati, le condizioni di trasformazione sociale sono più deboli: le tre zone in cui il Bnp ha preso più voti alle europee del 2009 sono tra le dieci che hanno più alti gli indicatori di disagio, come il livello di disoccupazione, l’abbandono scolastico, la criminalità, e la mortalità dei negozi, l’astensione dal voto.

La strategia del Bnp, comunque, è quella di radicalizzare lo scontro, individuando nelle comunità etniche la causa di tutti i complessi processi di disintegrazione politica e sociale di queste aree e di scaricare tutta la responsabilità nella mancanza di controlli sull’immigrazione che è stata portata avanti egualmente dai governi conservatori e laburisti degli ultimi vent’anni.

Una strategia che sembra pagare, in quanto dai sondaggi di opinione risulta che il problema dell’immigrazione è il secondo più sentito dall’elettorato, dopo la crisi economica, e di gran lunga superiore a questioni come crimine, scuola, o salute, su cui invece i partiti tradizionali preferiscono confrontarsi.

«Il Partito laburista – spiega Robert Ford, professore di sociologia politica all’Università di Manchester – è riluttante a parlare di questo tema perché sa che la sua linea politica non è ben vista dalla maggioranza dell’elettorato». Secondo Ford, infatti, i cittadini britannici sostengono una stretta all’immigrazione «che non è perseguibile né da un punto di vista politico, né da un punto di vista economico».

Per quanto riguarda i conservatori, invece, sottolinea sempre Ford, essi sono riluttanti a parlarne perché attribuiscono a questo tema le loro sconfitte nelle precedenti elezioni: «Temono che se introducono questo argomento nel dibattito politico, questo apra la strada al rafforzamento della loro immagine come intolleranti e razzisti, qualcosa di cui stanno disperatamente cercando di liberarsi».

Entrambi i partiti sono poi consapevoli che, al di là delle preoccupazioni dell’elettorato, le statistiche dimostrano che l’arrivo di forza lavoro dall’estero, incoraggiata dal governo New Labour, ha aiutato la situazione economica generale del paese, offrendo lavoro qualificato a basso costo e permettendo la crescita economica e il mantenimento di bassi livelli inflazionistici, di cui il paese ha goduto prima dell’esplosione della crisi finanziaria.

Molti commentatori e gruppi locali stanno facendo pressioni perché la voce delle forze politiche maggiori si faccia sentire con più forza su questo problema e provi a creare un argine contro il dilagare del Bnp, rispondendo non solo alla demagogia sull’immigrazione, ma offrendo anche soluzioni sostanziali alle questioni del servizi pubblici, della casa e dell’occupazione.

Alla campagna trasversale “Hope not hate”, lanciata dagli strateghi obamiani di Blue State Digital prima delle europee, si sono recentemente aggiunte altre voci. Chiaramente a sinistra quella del cantante Billy Bragg, nativo di Barking, che sottolinea il senso di abbandono e di impotenza che i suoi cittadini vivono quotidianamente e invita il Labour a rendere espliciti, anche in quest’area, i benefici dell’immigrazione e del multiculturalismo. Più tradizionalista invece la voce di “Nothing British about the Bnp”, che cerca di contrastare l’azione del partito di Griffin da un punto di vista conservatore, sottolineando che i valori di accoglienza e integrazione fanno parte del patrimonio culturale inglese.

Tutte iniziative importanti, ma se le principali forze politiche del paese non saranno capaci di rispondere in modo convincente alla sfida dell’immigrazione e alle mutate condizioni socio-economiche, la crescita del Bnp sarà inevitabile e, anche se alla fine non riusciranno a vincere un seggio parlamentare, il 6 maggio rischiano comunque di conquistare il comune di Barking, rafforzando ulteriormente il proprio radicamento territoriale.

Pubblicato su Europa di oggi.

Una Risposta to “GE2010: Se anche la working class diventa “leghista””

  1. […] Fonte: GE2010: Se anche la working class diventa “leghista” « Homo Europeus […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: