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GE2010: Gordon, David e Nick al primo round tv

Posted by homoeuropeus su 15 aprile 2010

«Quando vuole e dove vuole. Posso offrirmi di pagare il taxi per portarlo agli studi di registrazione; anzi, sono disposto a guidare personalmente il taxi». Così, nell’estate 2007 il leader tory David Cameron sfidava il neo eletto leader laburista Gordon Brown a confrontarsi in un dibattito televisivo prima delle elezioni politiche, qualcosa di cui si discuteva ormai da più di vent’anni.

A più di trenta mesi da quella sfida, e ad appena tre settimane dalle prossime elezioni inglesi, finalmente il dibattito televisivo tra i leader si farà, anzi se ne faranno tre, il primo stasera a Manchester, uno in esclusiva per ognuna delle principali emittenti televisive. «Arriviamo in ritardo –commenta per Europa Charlie Beckett, giornalista e docente alla London School of Economics, dove dirige il laboratorio Polis, che analizza l’impatto dei media nella società – non solo rispetto agli Stati Uniti dove il primo dibattito televisivo fu Nixon-Kennedy nel 1960, ma anche a paesi come l’Ucraina, la Mongolia e pure l’Afghanistan, dove il faccia a faccia televisivo è ormai una costante della campagna elettorale».

Le cause di questo ritardo, secondo Beckett sono da attribuire alla mancanza di volontà dei precedenti primi ministri, John Major e Tony Blair, che non volevano offrire ai leader dell’opposizione la possibilità di confrontarsi alla pari: «Questa volta, invece, Gordon Brown era talmente indietro nei sondaggi, che aveva tutto da guadagnare da un confronto con Cameron».

«Paradossalmente – sottolinea ancora Beckett – ora è il telegenico Cameron ad avere più da temere: il format che è stato stabilito prevede novanta minuti di dibattito, durante i quali la sostanza dovrà prevalere sulla performance. Cameron è straordinario al Prime Minister Question Time, quando può replicare a Brown con arguzia e velocità, ma nei tre dibattiti televisivi rischia di apparire superficiale, di fronte ad un Brown che invece comanda perfettamente i contenuti».

Il rischio di Brown è invece quello di apparire noioso, «ma questo purtroppo è un po’ il rischio del dibattito televisivo di per sé», spiega Simon Schama, storico e produttore di documentari televisivi: «Chi si aspetta il formato dei programmi di intrattenimento o dei reality show, fatto di dialoghi veloci e di continui battibecchi, resterà sicuramente deluso. Ci saranno tre uomini incravattati intervistati da un quarto uomo incravattato e, pur consapevoli della potenza del mezzo, ognuno dei tre cercherà di apparire più serio e più credibile degli altri due».

Secondo Schama è impossibile predire come sarà la trasmissione da un punto di vista televisivo, in quanto tutti e tre i leader sono formidabili oratori politici e quindi offriranno, «ognuno a modo suo, momenti di intrattenimento e momenti di interessante riflessione ».

Le macchine dei partiti si sono comunque messe in moto per ottenere il massimo profitto dalla straordinaria opportunità di entrare direttamente nel salotto di milioni di elettori, in quella che è ancora la più incerta campagna elettorale della storia inglese: sia i conservatori che i laburisti hanno ingaggiato ex-consulenti di Barack Obama per prepararsi al meglio e scoprire i trucchi per vincere il confronto televisivo. Trattandosi di una prima assoluta, comunque, niente è stato lasciato intentato: il team laburista ha addirittura messo in scena una prova generale, con Alastair Campbell nei panni di Cameron e Douglas Alexander in quelli di Nick Clegg. Un’idea che è stata prontamente copiata dai conservatori con i due ministri ombra Michael Gove e Jeremy Hunt a impersonare rispettivamente il leader laburista e quello lib-dem.

Proprio Nick Glegg, secondo l’analisi di comune, è quello dei tre che ha il massimo da guadagnare da questi dibattiti, in quanto gli viene data l’opportunità di confrontarsi alla pari con i leader dei due principali partiti. Ma Beckett sottolinea anche i rischi che questa opportunità porta con sé: «uno dei punti forti di Clegg è quello di non essere parte dell’establishment politico, ma apparire in tv al fianco di Brown e Cameron lo potrebbe far sembrare esattamente come uno di loro, un vecchio arnese della politica».

In un momento in cui l’ostilità popolare nei confronti di Westminster è al suo massimo storico, certamente per i leader politici non sarà facile passare al vaglio della audience televisiva: «il tubo catodico – ribadisce Schama – amplifica tutto, pregi e difetti, ed un piccolo movimento degli occhi, o una battuta giusta al momento giusto possono cambiare radicalmente l’esito delle elezioni».

Un giudizio che Beckett non condivide affatto: «I dibattiti televisivi non avranno grande influenza nel mutamento dei giudizi elettorali. Serviranno sicuramente a consolidare negli elettorati tradizionali il giudizio positivo nei confronti del loro leader ma non faranno grande differen za nel risultato finale».

Anche per questo, secondo Beckett, i tre leader stanno studiando una tecnica molto difensiva: «come le squadre che giocano “a catenaccio”, cercando di non fare grandi errori in difesa ed impedendo all’avversario di fare goal».

Per entrambi comunque l’introduzione dei dibattiti televisivi è una innovazione importante. Per Beckett colma un ritardo non più rinviabile: «al di là delle forme costituzionali, ormai in Gran Bretagna c’è un sistema semi-presidenziale, in cui votando per un partito le persone scelgono anche il capo del governo». Schama invece ricorda che l’esempio americano del dibattito Carter-Reagan nel 1980, dimostra che è importante che anche le caratteristiche personali dei leader emergano, perchè «soprattutto in un momento di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando, è indispensabile non solo essere convinti delle piattaforme politiche, ma anche avere un sentimento di reale fiducia nelle persone che si incaricano di portarle avanti»

Pubblicato oggi su Europa.

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