Homo Europeus

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GE 2010: Il Lord protettore del Labour

Posted by homoeuropeus su 8 aprile 2010

Proseguo la serie sulle elezioni politiche inglesi (ve l’avevo detto che vi avrei perseguitato con questa cosa di GE2010, almeno fino al 6 maggio) con l’articolo che ho scritto per Europa, un ritratto di Lord Mandelson, si’, sempre lui, proprio Peter il grande!

Quando il partito laburista è in difficoltà e senza una precisa direzione di marcia, c’è una sola persona che può raddrizzarne le sorti: il pubblicitario che ha inventato il New Labour, l’imprenditore che l’ha saputo vendere al mondo del business, il comunicatore che l’ha promosso a livello europeo, l’uomo politico che ne ha sempre difeso l’eredità. Peter Mandelson, Lord protettore, ministro a tutto quello che conta davvero (impresa, innovazione, commercio, tecnologia) ha messo le sue arti occulte al servizio di Brown e ha salvato il suo governo da ogni tentativo di complotto.

A campagna elettorale ufficialmente aperta, Mandelson è di nuovo dove gli piace davvero stare, sulla tolda di comando della nave laburista, con l’incarico di direttore della strategia elettorale, un titolo che non fa onore a quello che realmente egli sta facendo: ridefinire il profilo politico del partito per evitare che le prossime elezioni siano una disfatta totale.

Fu lo stesso Mandelson, voluto da Neil Kinnock, che dall’inizio degli anni Novanta riuscì a costruire pazientemente la vittoria elettorale laburista del 1997. Ma guai a pensare che ci sia qualcosa di nostalgico, o la riproposizione di vecchie ricette. Anzi, Mandelson forza la sfida su un terreno ancora più avanzato: «anche se i Tory sono prigionieri della visione ideologica degli anni Ottanta, noi non possiamo rimanere fermi alle proposte che ci hanno fatto vincere le precedenti elezioni» ha spiegato ieri alla stampa estera.

Dosando sapientemente attacchi ai Tory e difesa delle politiche laburiste, toni ironici e grandi disegni visionari, Mandelson propone una versione rinnovata del New Labour, ancora più attenta, se possibile, alle esigenze del mercato in una società in profonda trasformazione, ma anche più consapevole del ruolo dello stato in un momento di grave crisi economica.

E se David Cameron ha fatto proprio il motto obamiano del “time for a change”, Mandelson prima lo definisce «uno slogan già usato e vuoto» e poi rivendica per il Labour le vere leve del cambiamento, l’innovazione e l’immaginazione, che sole possono permettere di uscire da una visione ideologica passata e di creare le risposte adeguate alla nuova situazione globale.

Mandelson non ignora i rischi che comporta una troppo lunga permanenza al governo, ma li gira in positivo, parlando di risultati su cui costruire e di errori da cui imparare.

Egli rifiuta una contrapposizione tra il Labour che difende lo stato e i conservatori che difendono il libero mercato e avanza invece la visione di un partito che usa lo stato per liberare il mercato e promuovere l’innovazione, citando l’esempio delle macchine elettriche, fiore all’occhiello della produzione tecnologica inglese che non riescono da sole ad entrare in un mercato chiuso e asfittico. Non più uno stato regolatore, come prescriveva la vecchia socialdemocrazia, ma uno stato imprenditore, che si preoccupa di creare davvero una economia competitiva, focalizandosi sulle risposte a lungo termine e sulla responsabilità dell’impresa.

Gli altri due elementi della nuova visione progressista di Mandelson sono una «innata disposizione verso l’equità» e lo stretto legame con l’Europa «moltiplicatore della forza britannica a livello internazionale», due chiari elementi di netta contrapposizione con i conservatori.

Se il Labour non perderà le prossime elezioni, lo dovrà in gran parte all’esperienza e alla tenacia di questa vecchia volpe, che da vent’anni giganteggia sulla scena politica e con meticolosa passione ancora cerca di garantire alla sua creatura un ruolo centrale nella politica del prossimo decennio.

Una Risposta to “GE 2010: Il Lord protettore del Labour”

  1. Lucio said

    a prescindere dalla validità delle persone (e Mandelson non si discute) sono sempre scettico quando, in un momento di crisi, si richiamano i protagonisti delle elezioni precedenti.
    è una ammissione di mancanza di ricambio, e quindi di esaurimento della spinta innovativa.
    non voglio giudicare il caso specifico perchè ne so troppo poco, ma solo dare un’impressione superficiale. penso che in inghilterra si vada verso un ricambio fisiologico e forse positivo.

    ps. solo in italia non vale questa regola, e anche nel 2013 il PD si farà fare la strategia da d’alema🙂

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