Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

GE 2010: «Manchera’ un Blair nel voto inglese»

Posted by homoeuropeus su 7 aprile 2010

Con l’articolo che ho scritto per Europa nel giorno dell’annuncio ufficiale, comincio una serie di post sulle elezioni politiche inglesi, che raccogliero’ sotto il titolo GE 2010 (dove GE sta per general election). Presumo che questo sara’ il mio principale interesse nel prossimo mese, fino al 6 maggio.

   

Bastava vederli ieri, Gordon Brown e David Cameron, per capire che cosa ci riserva la prossima campagna elettorale inglese. Nel giorno in cui la regina ha ufficilamente sciolto il parlamento e convocato le elezioni per il 6 maggio, Cameron arringava una piccola folla di supporter conservatori sulle rive del Tamigi di fronte a Westminster, mentre Brown appariva sulla soglia di Downing Street circondato da tutti i suoi ministri. Il primo parlava di speranza, e cambiamento, il secondo sottolineava i successi raggiunti nel contrastare la crisi economica e la necessità di proseguire senza porre a rischio il lavoro fatto.

«È particolarmente interessante vedere rovesciati gli stereotipi di cinquant’anni di politica», sottolinea Rodney Barker, analista politico e professore emerito alla London School of Economics: «Le posizioni tradizionali dei partiti si sono invertite, con un Labour che diventa il garante di una lenta, stabile e sicura ripresa economica e i Tory che si presentano come il partito dinamico che propone la vera alternativa». Ma dietro a questa retorica, dice Barker a Europa, c’è una sostanza molto diversa: «Non ci sono grandi differenze tra i due partiti, né in termini ideologici, e neppure nelle cose che potranno davvero fare dopo le elezioni.

Chiunque vinca dovrà aumentare le entrate e diminuire la spesa pubblica e al di là di qualche uscita puramente elettoralistica nessuno sta dicendo come intende farlo: Brown non dice come aumenterà le tasse senza mettere a rischio la ripresa economica, né Cameron specifica come intende tagliare i servizi pubblici senza danneggiare la vita dei cittadini».

Se per Barker le vere scelte dei partiti rimangono nascoste, per Sunder Katwala, segretario generale della Fabian Society e convinto sostenitore di Gordon Brown, la posta in gioco alle elezioni è quella del cambiamento: «Un cambiamento puramente di facciata, con i Conservatori, o l’apertura di una nuova stagione di riforme, con il Labour». Secondo l’esponente laburista è chiaro fin dall’impostazione del lancio della campagna che la personalità di David Cameron è l’unica vera arma che i Tory possono proporre come novità «per coprire una proposta politica rimasta identica negli ultimi dieci anni» mentre il Labour, puntando su una squadra e un partito, «può non solo esaltare i valori che tengono insieme il gruppo, ma proporsi come vero attore per una riforma della politica». In fondo, però, anche Katwala è costretto a riconoscere che attraverso questa strategia entrambi i partiti cercano di esaltare i propri punti di forza e di nascondere le proprie debolezze. Un’analisi che in parte condivide anche Barker, il quale sottolinea comunque i rischi che un’eccessiva personalizzazione della politica può portare: «Cameron ha giocato la carta personale, presentandosi come il leader e attaccando direttamente Brown perché sa che questa può essere la sua carta vincente. Brown ha risposto parlando della sua squadra e dei suoi programmi, con una sola frecciata a Cameron e al suo background privilegiato, fatta in modo velato e senza mai nominarlo, una strategia molto più sicura, in quanto gli attacchi personali rischiano di far concentrare eccessiva attenzione sugli avversari: si crede di denigrarli ma in realtà si rafforza il messaggio che essi stanno mandando. È l’errore che i laburisti hanno fatto nei mesi scorsi, nel tentativo di screditare Cameron da un punto di vista personale, ma facendolo invece emergere come leader incontrastato del suo partito».

Parlando di caratteristiche personali dei leader, Barker comunque ritiene che nessuno dei due possieda quelle doti carismatiche che lo possano davvero far emergere come perno della campagna elettorale, figura incontrastata del dibattito politico: «Né Brown né Cameron sono un politico completo come lo era Tony Blair: Brown è ricco di sostanza, ma privo di quelle doti comunicative indispensabili nella politica moderna, mentre Cameron è ricco di queste ultime, ma manca della sostanza. Uno è la torta senza panna, mentre l’altro è la panna senza torta».
La vera novità di questa campagna elettorale, comunque, saranno i confronti televisivi tra i leader dei tre principali partiti, una grande opportunità secondo Katwala «di ampliare il dibattito democratico e coinvolgere una audience più vasta» che molto difficilmente porterà notevoli risultati in termini elettorali: «Ogni leader uscirà dal confronto con un sostegno più forte da parte dei suoi sostenitori ma difficilmente sposterà voti o convincerà gli incerti, che invece sono molto più attenti e sensibili alle campagne locali, direttamente mirate ai loro problemi quotidiani ». Anche Barker non è granché entusiasta dei dibattiti televisivi: «Arriviamo molto tardi all’uso della televisione in politica, più tardi di molti altri paesi, e questa focalizzerà ancor più l’attenzione sui leader, confermando una tendenza che in tutto il secolo precedente ha visto personalizzare la politica e spostare il pendolo dalle idee e dai valori alle persone che li incarnano ».
Per Barker i dibattiti televisivi saranno comunque un grande vantaggio per Nick Clegg, leader dei liberaldemocratici, che potrà raggiungere un pubblico molto vasto e che, nel caso di un parlamento senza maggioranza, sarà l’ago della bilancia: «Deve però stare attento a non apparire semplicemente come la stampella di qualsiasi futuro governo, ma presentarsi positivamente con il suo programma e le sue priorità, perchè altrimenti rischia di perdere voti anziché guadagnarne».
Anche per Katwala i Lib-dem possono giocare un ruolo determinante, e non solo nel caso di un “hung parliament”: «Queste elezioni sono come quelle del 1992 a ruoli invertiti: c’è un clima di disillusione verso il governo laburista, ma anche di sfiducia nell’opposizione dei Tory. La differenza con il 1992 è che oggi c’è una offerta politica maggiore e più credibile, fatta di Lib-dem, ma anche di Scottish National Party e paradossalmente anche di candidati indipendenti, che possono trarre il massimo vantaggio dalla situazione».

Una Risposta to “GE 2010: «Manchera’ un Blair nel voto inglese»”

  1. […] Changing LINKS « GE 2010: «Manchera’ un Blair nel voto inglese» […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: