Homo Europeus

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Palazzi, simboli, potere e l’idea di societa’ che ha Brunetta

Posted by homoeuropeus su 22 marzo 2010

Non mi occupo spesso di vicende veneziane su questo blog (anzi quasi per nulla) ma la proposta di Renato Brunetta di trasferire la sede del consiglio comunale della citta’ nelle sale del Palazzo Ducale mi ha ispirato alcune riflessioni che non hanno semplicemente un profilo locale e mi fa piacere condividerle qui, anche come mio piccolo contributo alla campagna elettorale veneziana.

La proposta lanciata da Brunetta fin dall’annuncio ufficiale della sua candidatura, ha un enorme significato, non solo di natura simbolica, ma anche di natura politica, perche’ rivela cose molto profonde sulla idea di societa’ che ha in mente il candidato del centrodestra.

E’ superficiale ricordare quanto il Palazzo sia simbolo di potere (ce lo ha insegnato il Pasolini degli “Scritti Corsari”) e come nel nostro immaginario quel potere si identifica con il palazzo che lo ospita: Montecitorio, Palazzo Madama, Palazo Chigi, piu’ recentemente -ahinoi!- Palazzo Grazioli e anche Villa Certosa (ma anche a livello internazionale l’Eliseo, Buckingham Palace, il Cremlino e la Casa Bianca).
Meno superficiale e’ ricordare che questi palazzi non solo rappresentano il potere, ma ne incarnano, con le loro stesse fattezze architettoniche, la natura: palazzi massicci, arroccati, difesi dall’esterno, strutturati in modo da offrire a chi li occupa la massima sicurezza dall’esterno e la massima fruibilita’ delle ricchezze interne. E non si dica che questo e’ inevitabile, perche’ basta ricordare i luoghi di riunione dell’antichita’ (l’agora’ greca e il forum romano) per vedere che allora anche i luoghi rispecchiavano un concetto diverso di partecipazione e di controllo pubblico.

Anche in tempi recenti, comunque, ci sono stati alcuni tentativi di costruire nuovi edifici istituzionali che rispecchiassero un’idea piu’ aperta, democratica e trasparente del potere: il restauro che Norman Foster ha fatto del Reichstag, con la sua cupola di vetro, e’ uno dei piu’ eclatanti, ma in questa sede vale la pena ricordare anche la nuova sede del parlamento scozzese di Enric Miralles e Benedetta Tagliabue, con le sue forme che si integrano nel paesaggio naturale e la grande vetrata di accesso per i deputati.

C’e’ poi, sempre per restare in Gran Bretagna, la sede della Greater London Assembly (nella foto), progettata anch’essa da Norman Foster: anche in questo caso, la cupola rotonda in cui il vetro prevale sulla struttura, la lunga scala a chiocciola che la costeggia, l’ampio anfiteatro esterno,  sono tutti elementi che indicano la volonta’ di costruire un palazzo del potere il piu’ aperto e trasparente possibile.
Da notare, inoltre, che quando nel 2000, il governo presieduto da Tony Blair decise di ridare a Londra un governo locale, dopo che Margaret Thatcher e i suoi conservatori avevano privato la capitale del suo consiglio comunale, nessuno penso’ neanche solo per un minuto di ripristinare il vecchio palazzo del Greater London Council, che si trovava di fronte al parlamento di  Westminster, quasi a rappreesentare le innumerevoli battaglie e contrapposizioni tra governo centrale e governo della capitale (da quelle finestre, negli anni ’80, Ken Livingstone esponeva quotidianamente enormi lenzuola che denunciavano la crescente disoccupazione nella capitale).

Si opto’ invece per un palazzo nuovo di zecca, nel cuore della citta’, di fronte a quella Torre di Londra che e’ anch’essa un simbolo della capitale, un edificio costruito nel rispetto delle piu’ avanzate regole di risparmio energetico e di compatibilita’ ambientale, anche proprio per segnare la discontinuita’ con l’esperienza precedente.

L’idea di Brunetta di portare il C0nsiglio Comunale di Venezia nel Palazzo Ducale, un’idea sbandierata ma che non compare nel programma ufficialmente depositato (nonostante Brunetta stesso dica il contrario), si situa esattamente in questo tipo di riflessione: avrei semplicemente potuto dire che e’ una operazione costosa nel momento in cui le finanze del Comune non permettono certo questo tipo di investimento e che forse i soldi spesi per spostare la sede del Consiglio comunale potrebbero essere usati per l’assistenza sociale, ma si tratterebbe di un ragionamento greve e populista.
Io voglio accettare la sfida simbolica di Brunetta, l’idea che Venezia per essere di nuovo grande debba anche pensare in grande, presentarsi con un nuovo simbolismo, una nuova visione della sua storia e del suo futuro.
Quello che contesto a Brunetta, invece, e’ il merito di questa visione.

Perche’ spostare il Consiglio comunale in Palazzo Ducale manda un messaggio profondamente sbagliato, un’idea di Venezia legata ad un suo passato che, per quanto glorioso, non puo’ essere il suo futuro. Una Venezia oligarchica, in cui poche famiglie dominavano (piu’ che governare) l’impero marittimo.
Lo stesso Palazzo Ducale, con la sua porta maestosa, simbolo per chi entra di sottomissione al potere, con sulla facciata il suo unico grande finestrone che sovrasta una loggia e domina la piazza, trasmette l’idea di una citta’ governata in modo verticistico, con un doge, che sovrasta le famiglie nobili e un popolo alla base che non ha reale potere di partecipazione e decisione.

Ecco, questo e’ quello che l’idea di spostare il Comune a Palazzo Ducale rivela della concezione di citta’ e di potere che ha Brunetta.

Se in grande bisogna pensare, se vogliamo offrire al mondo un simbolo del potere di Venezia, proviamo allora a pensare un simbolo nuovo, che rispecchi l’idea di citta’ e di potere che vogliamo promuovere, un grande edificio, aperto e trasparente, localizzato a meta’ strada tra la citta’ d’acqua e quella di terra, compatibile da un punto di vista ambientale ed energetico, completamente cablato e provvisto delle piu’ avanzate tecnologie, non limitiamoci a rispolverare un simbolo vecchio, di una citta’ ormai sparita.

I simboli sono importanti per le comunita’ civiche, e per questo sono sicuro che i cittadini veneziani apprezzerebbero un nuovo palazzo comunale, una sede di partecipazione e discussione, un luogo che avvicini chi amministra e chi e’ amministrato, che unisca Mestre e Venezia. Purtroppo l’idea di Brunetta e’ quanto di piu’ lontano ci sia da questa idea. Egli trasmette una visione del potere accentrata, verticistica, che si impone ai cittadini (e l’idea di fare Ministro e Sindaco allo stesso tempo non fa altro che confermare questa impoistazione).

Un’idea di potere e di citta’ che dobbiamo sconfiggere, per continuare a garantire che Venezia sia quel simbolo di liberta’, dipartecipazione, di democrazia e di coesione che tutto il mono conosce.

 

Una Risposta to “Palazzi, simboli, potere e l’idea di societa’ che ha Brunetta”

  1. mario giaccone said

    caro lazzaro,
    la tua attenzione agli aspetti simbolici del potere è assolutamente meritoria e cogli nel segno sul carattere rivelatorio della posizione del “nano malefico” (sentire comune venexiano di lungo corso/sorso) e della sua idea di città e di governo oligarchico.
    Ma non è solo sua: è il segno della restaurazione in atto in tutta Italia dopo la demolizione della grande impresa avviata nei primi anni ’70 quando, a fronte della domanda di democrazia da una parte e di un mutato scenario competitivo internazionale che avrebbe obbligato la grande impresa ad accogliere questa domanda PROPRIO per essere competitiva, si è scelto deliberatamente di lasciarla morire. Non possiamo dimenticare che la grande impresa è stata un pezzo importante per la costruzione dello stato italiano (centralista e assolutista fin che vuoi): demolirla in favore dei sistemi produttivi locali (alias localismo economico) si è – guarda caso – accompagnato con il successo del localismo politico di Liga e quindi Lega. Ma politicamente ha voluto dire riportare la politica a una chiusura oligarchica, per sua natura – e per la storia italiana – con una forte compenente antidemocratica.
    La storia del Petrolchimico di Marghera ha una valenza altrettanto simbolica: non a caso lo stesso lo vuole chiudere definitivamene.
    Per questo purtroppo non posso condividere quel termine “sbagliato”: è certamente sbagliato per noi, con una concezione deliberativa (più o meno “ampia”) della democrazia, ma è perfettamente coerente con le vicende dell’Italia (e della Venezia) in cui noi siamo cresciuti e dobbiamo prenderne atto e comprenderlo.
    Se non lo facciamo, non possiamo costruire un progetto di risorgimento nazionale (non uso a caso queste parole, specchiando “rinascita” al “rinascimento” dei principati): vuoi che ce la giochiamo?

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