Homo Europeus

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Alliance of Youth Movements: la tecnologia e’ movement

Posted by homoeuropeus su 11 marzo 2010

I loro genitori, quando avevano vent’anni, occupavano i campus contro la guerra in Vietnam, organizzavano manifestazioni per i diritti delle minoranze, partecipavano a Woodstock. Le vecchie foto d’archivio ce li mostrano, capelli lunghi, blue jeans, sigaretta in bocca, seduti al tavolo di qualche piccolo caffe’ di provincia, o sugli scalini della biblioteca universitaria, mentre discutono animatamente di come cambiare il mondo.

I trentenni americani oggi non hanno rinunciato a quel sogno, anzi, la vittoria presidenziale di un giovane community organizer, ha dato loro nuovo entusiasmo: la vera differenza coi loro genitori e’ che oggi le nuove tecnologie hanno ampliato le loro possibilia’, hanno reso davvero globale la speranza di cambiamento.

Armati di laptop, i-phone, blackberry, alcuni di questi change-makers si sono dati appuntamento a Londra, per il summit annuale dell’Alliance of Youth Movements, un’organizzazione-ombrello che coordina società pubbliche e private, associazioni e singole persone impegnate ad usare le nuove tecnologie per promuovere una societa’ piu’ coesa, piu’ libera e piu’ democratica.
Non si tratta di visionari, di fanatici di internet, di persone che passano la loro giornata davanti allo schermo di un computer a contare i propri amici in Facebook, ma di imprenditori, di direttori di aziende, di consulenti governativi: c’erano Kristen Morrisen, responsabile del new business di Google e Jared Cohen, del Dipartimento di Stato americano, c’erano quelli di Blue State Digital, che hanno curato la new media campaign di Obama, e, collegato via Skype, Jack Dorsey, creatore e presidente di Twitter. Tutte persone per cui «la tecnologia è il mezzo, non il fine» come ha spiegato Scott Heiferman, fondatore e direttore generale di Meetup, il social network utilizzato in tutto il mondo per creare comunità e azioni locali.
«Non costruiamo organizzazioni senza membri come dicono i nostri detrattori –ha spiegato il giovane Heiferman– ma proponiamo una nuova maniera di organizzarsi» e ha citato, come esempi di un riuscito uso del Meetup i Tea Party dei repubblicani americani e il movimento di Beppe Grillo in Italia.

Non hanno l’impostazione ideologica dei loro genitori: amano Obama, ovviamente, e Howard Dean, «l’uomo che ha saputo rinnovare i Democratici» come lo ha definito David Nassar, direttore di AYM, ma apprezzano anche David Cameron e il suo abile uso delle moderne tecnologie per ricostruire il partito conservatore. Preferiscono comunque la costruzione di piccole azioni concrete alle grandi battaglie di idee: combattono il razzismo del British National Party (con la campagna “Hope not Hate” coordinata da Matthew McGregor a Londra), promuovono il dialogo inter-religioso (Intherfaith Youth Core), l’integrazione sociale (Digital Democracy di Mark Belinsky) e la crescita dei diritti umani nel resto del mondo, come l’avvocato di origini iraniane Lily Mazahery che utilizza la tecnologia bluetooth per aiutare l’opposizione al regime nel suo paese.
«Internet è illegale in Iran –ha spiegato– e la censura del regime può controllare e-mail e sms, ma ci siamo accorti che i giovani usavano il bluetooth dei loro telefonini per fissare appuntamenti segreti: abbiamo pensato di utilizzare questa tecnologia anche per organizzare riunioni e meeting politici». Lily è certa che il governo troverà un modo per controllare anche questo, e quindi sta già studiando nuove soluzioni.

 “Empower people” è la loro parola d’ordine: dare potere ai cittadini. Potere contro i regimi autoritari o per combattere le moderne forme di schiavitù (come fa Survivors Connect), ma anche potere contro l’accentramento delle decisioni nei paesi democratici e per costruire nuove forme di partecipazione.

Per molti di loro la campagna elettorale di Obama resta il paradigma di come le nuove tecnologie si possono sposare con la creazione di vera mobilitazione, e per questo Joe Rospars, l’uomo che ha reso quel sogno possibile, è considerato un vero mito.
Il suo discorso è stato salutato con un’ovazione da stadio, tanto che egli stesso si è sentito in dovere di sottolineare che la vittoria di Obama non è stata merito suo, ma di 70 milioni di cittadini che hanno votato e che la campagna diretta da Blue State Digital ha semplicemente agevolato un processo, mettendo queste persone in contatto tra loro.
«A chi mi chiede come si crea un movimento –ha concluso Rospars– io spiego che noi possiamo solo offrire ai movimenti gli strumenti migliori per organizzare sé stessi: la tecnologia non può creare le idee o sostituire gli individui».

Pubblicato su Europa di oggi.

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