Homo Europeus

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Il secolo breve di Michael Foot

Posted by homoeuropeus su 4 marzo 2010

Photo by Nils Jorgensen / Rex Features

Con la morte di Michael Foot si chiude un’epoca, quella della politica come passione pura. Non che adesso la passione non ci sia piu’, ma da sola non basta (almeno per fare politica ad un certo livello).

A Foot invece bastava solo quella, e infatti fu distrutto elettoralmente da una Margaret Thatcher che aveva imparato i rudimenti di quella nuova politica, fatta, prima di tutto, di comunicazione e immagine.

Foot guido’ il Labour party alla sua piu’ pesante sconfitta elettorale nel 1983 e immediatamente dopo si dimise da leader: nei libri di storia verra’ probabilmente ricordato per questo (e per quel programma elettorale di sinistra radicale che  un deputato laburista defini’ “la piu’ lunga lettera di suicidio della storia”).

Sicuramente la sua visione politica fu disastrosa, troppo radicata nella ideologia della sua epoca e incapace di vedere avanti (oltre che -lo ha ricordato ieri sera Neil Kinnock alla BBC- non adatta ad essere condensata in spot elettorali di pochi minuti). Ma nel giudizio non bisogna fermarsi qui : bisogna ricordare la sua lotta contro il nazismo, l’afflato internazionalista, le battaglie per la pace e contro il nucleare, la difesa dei lavoratori.

Anche come leader del partito la sua eredita’ non va sottovalutata: egli fu capace, in un epoca di profonde divisioni e di fratture, di tenere unito il Labour e di impedire la sua disgregazione (glielo riconoscon anche quelli che lasciarono il Labour per fondare il piu’ moderato Socialist Democratic Party). Certo, furono altri i leader capaci di rinnovarlo e renderlo nuovamente un partito di governo, ma il rischio che agli inizi degli anni ’80 il vecchio Labour sparisse e’ stato contrastato prima di tutti da Michael Foot e dalla sua passione politica.

Ripeto, le sue politiche furono disastrose (basti pensare all’Europa) ma i suoi valori e i suoi comportamenti sono qualcosa con cui tutti dovremmo provare a fare i conti, in particolare i politici di professione, quelli che sorridono e stringono le mani, quelli interessati soprattutto a come vengono in fotografia,  i sempre cauti, quelli che prendono posizione per convenienza quelli a cui di fondo manca ormai la passione.

Una Risposta to “Il secolo breve di Michael Foot”

  1. Pubblicando insieme a Owen e Howard “Guilty Men” fu tra gli artefici della sconfitta dei conservatori (e della loro scellerata politica di concessioni al nazismo), ancor più che di Churchill, alle elezioni del ’45. Contribuì dunque ad aprire un ciclo, quello del “vecchio” Labour e fu proprio lui, per uno strano scherzo della storia, a chiuderlo. E il suo lascito principale, concordo con te, sono i suoi valori di fondo e il suo modo di concepire la politica.

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