Homo Europeus

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In morte di Boa Sr e degli altri “musei viventi”

Posted by lazzarop su 8 febbraio 2010

La notizia della morte di Boa Sr e’ stata trattata dai media (italiani, ma anche da quelli inglesi) come una di quelle notizie di cronaca culturale di secondo livello, con cui si riempie una pagina quando non si ha altro di meglio da scrivere.

Certo, la vita di questa ottantacinquenne delle isole Adamane, sopravvissuta allo tsunami del 2004, e’ stata molto meno frenetica di quella di Amy Winehouse, ma la sua morte lascia un vuoto incolmabile per tutti noi.
Boa, infatti, era l’ultima persona rimasta in grado di parlare la lingua bo, un antichissimo idioma che sembra si parlasse nelle isole dell’arcipelago indiano 65 mila anni fa.

Siamo tutti consapevoli dell’estinzione di specie animali e vegetali, ma il fatto che anche le lingue (e con esse le culture) spariscano sembra un rischio molto piu’ remoto: eppure, secondo le stime del National Geographic, muore una lingua ogni 14 giorni, e piu’ della meta’ delle 7000 lingue attualmente parlate sul pianeta saranno sparite prima della fine del secolo.

I linguisti sanno perfettamente che assieme ad una lingua scompare anche il patrimonio di conoscenze che grazie ad essa si e’ accumulato in uno specifico territorio: c’e’ uno straordinario libro, Voci del silenzio, di Daniel Nettle e Suzanne Romaine, che spiega la correlazione tra biodiversita’ ed eterogeneita’ linguistica e mette in guardia ad esempio che la perdita della lingua Hanuoo (con i suoi termini per indicare la durezza del suolo, il suo colore e anche la ripidita’ dei pendii) e’ un rischio anche per la possibilita’ che le zone in cui viene parlata possano continuare ad essere coltivate.

Ken Hale, che fu professore di linguistica al MIT e uno dei principali studiosi delle lingue in via di estinzione, una volta disse che la perdita di una lingua e’ paragonabile ad una bomba sganciata sul Louvre.

Boa Sr era un museo vivente, che deve ogni giorno ricordarci come non stiamo facendo abbastanza per proteggere il patrimonio culturale del nostro pianeta, un patrimonio fatto non solo di monumenti, quadri e sculture, ma anche di persone e delle loro parole, che stanno scomparendo poco alla volta.

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