Homo Europeus

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Wej-ji: dormire in biblioteca, per uscire dalla crisi

Posted by homoeuropeus su 25 gennaio 2010

library

A molti probabilmente e’ capitato, mentre preparavano gli esami universitari, o studiavano per qualche concorso, di addormentarsi in biblioteca: la stanchezza della notte precedente passata sui libri, la stessa frase riletta tre volte senza capirne il significato, gli occhi che si fanno pesanti, il silenzio che rimbomba ovattato nelle orecchie, la testa che cede…

Dieci minuti, forse anche meno, poi veloci a prendere un caffe’, a sciacquarsi la faccia e si riprende la lettura con piu’ energia e vigore.

A pochi, invece, credo, e’ capitato di mettere pigiama e spazzolino dentro la borsa e decidere di andare a dormire in biblioteca: anche perche’ solitamente le strutture pubbliche chiudono abbastanza presto (nonostante le proteste di studenti e studiosi) e soprattutto perche’ la prospettiva di una pila di volumi duri e polverosi al posto del cuscino non e’ certo delle piu’ allettanti.

Di parere opposto -e i dati sembrano dargli ragione- si e’ dimostrato il custode della biblioteca di St Deiniol’s, che ha deciso di fare fronte alla crisi economica e alla mancanza di fondi, trasformando le 30 stanze di cui dispone il complesso in un Bed&Breakfast.

St Deiniol’s non e’ una biblioteca qualsiasi, e’ una istituzione fondata sul lascito di quel colosso della storia inglese che risponde al nome di William Ewart Gladstone: 33 mila volumi che il quattro volte primo ministro, giunto alla veneranda eta’ di 82 anni, decise di non lasciare alla biblioteca di Oxford, ma di donare al suo villaggio natale, Hawarden, nel nord-est del Galles, affinche’ diventassero la base di una biblioteca pubblica.

La morte impedi’ a Gladstone di vedere completato l’edificio e istituita la fondazione (oggi una charity) che nel corso degli anni e’ riuscita, grazie a donazioni e finanziamenti per lo piu’ privati, ad accumulare un patrimonio di oltre 250 mila libri, specializzandosi sui temi cari a Gladstone, teologia, filosofia e storia.

In un clima di recessione economica e di fronte al rischio di chiusura per mancanza non solo di contributi pubblici ma anche di fondi privati, i gestori della biblioteca hanno saputo superare la loro ortodossia e fare fronte alla situazione in un modo originale ed efficace, che al tempo stesso, pero’, non snatura la loro missione originale.
Un modo che non si e’ fermato davanti alla crisi ma ha cercato di vedere in essa nuove opportunita’.

 

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