Homo Europeus

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Contro le leggi ad personam, anche quelle giuste

Posted by homoeuropeus su 24 gennaio 2010

Mentre in Italia in governo Berlusconi continua a proporre (e a far approvare dal Parlamento) l’introduzione di leggi che sembrano avere come unico obiettivo quello di difendere gli interessi privati di una singola persona (il Presidente del Consiglio stesso!), dall’Inghilterra viene una lezione diametralmente opposta.

Il governo Brown, infatti, si e’ rifiutato di inserire nella legge di modifica costituzionale un emendamento proposto da alcuni deputati di tutti i gruppi politici per impedire ai non-dom (i cittadini britannici che sono residenti all’estero per ragioni fiscali)  di candidaris alle prossime elezioni.

Si tratta di una misura reputata giusta dal governo laburista, che da alcuni anni ormai sta cercando in tutti i modi di limiatre l’abuso che ricchi uomini d’affari fanno di una agevolazione fiscale introdotta principalmente per aiutare imprenditori stranieri ad investire in Gran Bretagna, ma che si e’ in realta’ rivelata un eccellente metodo per eludere il fisco da parte di molti businessman pronti a prendere residenza in qualche paradiso fiscale.

Nonostante questo il governo ha deciso di rifiutare all’emendamento i requisiti di urgenza (e quindi secondo la procedura parlamentare esso non potra’ essere inserito nella discussione della legge) e ha invece rinviato la discussione ad uno specifico disegno di legge che sara’ presentato dopo le prossime elezioni.
Questo perche’, cosi’ come era presentato (con un valore retroattivo di 10 anni), il provvedimento poteva essere interpretato come un provvedimento ad personam, per impedire la candidatura di Zac Goldsmith, il giovane attivista ecologista, reclutato da David Cameron come candidato conservatore, che e’ l’erede della fortuna delle famiglie Rotschild e Goldsmith e che per la gestione dei suoi patrimoni si avvale di una fittizia residenza all’estero.

Non che il Parlamento inglese sia immune dall’approvazione di leggi ad personam (basti pensare ai casi di Tony Benn o di David Cairns) ma tende a farlo quando si tratta -come nei due casi citati- di battaglie personali che hanno un valore universale, perche’ estendono un diritto della persona rispetto ad una normativa di impianto medievale che ormai e’ diventata vetusta.

Ogni altro caso invece viene trattato con estrema cautela, anche quando le ragioni per la normativa (come nel caso in questione) sono giuste e condivise.
Una lezione che il governo e  il Parlamento italiano dovrebbero imparare.

 

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