Homo Europeus

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Il paradosso di Giddens e le papere di Camden

Posted by homoeuropeus su 14 gennaio 2010

Il “paradosso di Giddens” e’ una teoria elaborata dall’ex direttore della London School of Economics per spiegare perche’ i summit internazionali sui cambiamenti climatici sono inevitabilmente destinati a fallire: secondo il sociologo, infatti, c’e’ una contraddizione irrisolvibile tra un rischio che deve essere affrontato prima che diventi visibile e una risposta politica che non riesce ad essere articolata se non in presenza del rischio, quando ormai è troppo tardi.

Giddens, che ha partecipato in qualità di esperto alla fase preparatoria del vertice di Copenhagen sostiene che «Le grandi conferenze internazionali sono tutte destinate a fallire perche’ in esse la seconda parte del paradosso diventa ancora più incontrollabile.
Divisioni tra gli attori principali, divergenze di interessi e di percezione tra le nazioni, contrapposizioni tra blocchi di nazioni sono all’ordine del giorno in questo tipo di summit ed e’ abbastanza inevitabile che si crei una situazione di stallo, che avrebbe bisogno di tempo e di ulteriori evidenze scientifiche per essere risolta. Ma soprattutto quando si tratta di cambiamenti climatici, di tempo non ne abbiamo piu’ e molto spesso le evidenze scientifiche arrivano come conseguenza di un peggioramento della situazione se non addirittura di un disastro naturale».

E’ un passaggio della mia intervista ad Anthony Giddens  che viene pubblicata oggi su Europa. Ho avuto modo di parlare con lui martedi’ mattina, a margine della presentazione di “Democracy, climate change and global governance“, l’ultima ricerca promossa da Policy Network.

La tesi di fondo di Giddens, che come sempre va decisamente controcorrente, e’ che non ha piu’ senso provare a contrastare i cambiamenti climatici con azioni multilaterali, ma che l’unica possibilita’ di affrontare la questione risiede in un nuovo modello, basato su quegli stati nazionali che si impegnano volontariamente ad attuare le loro politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e provano a raggiungere accordi tra loro, per costruire cosi’ quella legittimazione multilaterale che il sistema assembleare non riesce più a garantire.

Il resto dell’intervista, se vi interessa, lo potete leggere qui.
Ci sono molte considerazioni interessanti sul ruolo dell’Unione Europea, su Barack Obama, sull’assenza di leadership in Cina e India, e sull’eccessivo dogmatismo della comunita’ scientifica internazionale.

Che cosa c’entrano con tutto questo le papere di Camden? Beh, ieri sera mentre tornavo a casa ne ho viste due che stazionavano su un lastrone di ghiaccio in mezzo al canale, proprio di fronte ad una scritta che negava il problema del surriscaldamento globale (e c’e’ da credere che si tratti di un’opinione fortemente condivisa, dato il freddo che c’e’ a Londra in questi giorni).

Mi e’ sembrato carino metterle qui, a corredare le parole di Giddens: poi ognuno ci puo’ vedere le connessioni che preferisce.

 

Una Risposta to “Il paradosso di Giddens e le papere di Camden”

  1. mario giaccone said

    Il paradosso è assolutamente vero, ma questo non vuol dire, secondo me, che questi vertici siano inutili e dei fallimenti in toto. Il fatto di porre e di costruire un’agenda, più o meno condivisa, evidenzia che il problema esiste ed è condiviso, anche se non si condivide la “ricetta”: diciamo che Giddens sottolinea il “bicchiere mezzo vuoto” (rispetto alle aspettative), mentre bisogna considerare se la consapevolezza condivisa a livello mondiale in assenza di vertici di questa natura è aumentata o meno, nel qual caso vi è un effetto positivo che va a ridurre l’esito “negativo” del mancato accordo. Giddens sembra cadere in parte nel postulato anti-olistico, secondo il quale il payout totale è la somma dei payout individuali: è una trappola sempre presente nelle scienze sociali di derivazione economica, e anche i più avvertiti possono caderci, forse nella foga del momento.

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