Homo Europeus

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Il decennio europeo: dubbi e classifiche di questi 10 anni

Posted by homoeuropeus su 31 dicembre 2009

Con la fine dell’anno si avvia a finire anche il primo decennio del nuovo secolo (e anche del nuovo millennio, a dire la verita’), per quanto i puristi continuino a sostenere che in realta’ il decennio andrebbe contato dall’anno 01 (e che quindi finirebbe nel dicembre 2010).
Nonostante il loro ragionamento sia cronologicamente corretto (dato che l’anno 0 non e’ mai esistito), ormai la logica corrente vuole che i decenni si contino da 0 a 9, e che conseguentemente col dicembre 2009 finisca anche questo primo decennio, sul cui nome nel mondo anglosassone continua ormai da tempo una discussione tanto dotta quanto inutile.

E assieme alla fine del decennio quindi, arrivano immancabili anche le classifiche di fine decennio. Su un po’ tutto, dai film ai libri, dalle canzoni alle parole, per non parlare dei telefonini, i computer e i programmi ad essi connessi.
E’ stato il decennio della paura o quello dell’effetto serra? Il decennio delle pandemie o quello della tecnologia? Il decennio delle guerre o quello dei crac finanziari? Quellod i Osama Bin Laden o quello di David Beckham? Il decennio di Twitter o quello di FaceBook? E’ stato il decennio di Amy Winehouse o quello di Harry Potter? Del Codice da Vinci o di Damien Hirst? Il decennio di Google o quello di Gustavo Dudamel? Quello di Craig Venter e Francis Collins o quello di George Clooney e Helen Mirren?

Ci sono comunque due cose che stupisco in tutte queste classifche, che si tratti della lista dei 50 personaggi proposta dal Times o di quella dei dei libri fatta dal Guardian (non e’ disponibile o-line ma e’ stata pubblicata il 15 dicembre).

La prima cosa che stupisce, e , sinceramente, lascia anche molto perplessi, e’ la costante e dominante presenza di Barack Obama: se da un lato e’ innegabile che nei primi 12 mesi della sua presidenza Obama sia davvero riuscito a lasciare il segno (dalla riforma sanitaria al Nobel per la pace), e’ altrettanto innegabile che i dieci anni che ci lasciamo alle spalle sono stati gli anni di George W Bush, delle sue “guerre preventive”, del suo unilateralismo. Questo decennio passato, piaccia o no, e’ stato il decennio di Bush, Rumsfeld e Rove molto piu’ di quanto non sia stato quello di Obama, Hillary Clinton e Joe Rospars.

Dico questo per due ragioni: la prima e’ che ne stiamo ancora pagando le conseguenze, e la seconda e’ che sono fermamente convinto -e auguro a tutti noi- che il decennio di Obama sia il prossimo!

La seconda cosa che colpisce, anche se non stupisce poi piu’ di tanto (dato che ci abbiamo fatto l’abitudine), e’ la totale assenza dell’Europa da qualsiasi commemorazione del decennio passato.
Eppure, piu’ che in ogni altro periodo storico, questo e’ stato il decennio dell’Europa, iniziato con l’entrata in vigore della moneta unica e finito con la ratifica della nuova struttura istituzionale, passando per un allargamento che ha quasi raddoppiato gli stati membri (da 15 a 27) e per un crescente ruolo internazionale dell’Unione.

Certo, c’e’ da sperare che il travagliato decennio che ci lasciamo alle spalle abbia definitivamente chiuso una fase della politica europea e che, forte dei nuovi strumenti e della riconquistata autorevolezza, l’Europa sappia restare una protagonista dei decenni a venire. Ne avremmo tutti da guadagnare.

Buona fine e buon inizio a tutti voi.

Una Risposta to “Il decennio europeo: dubbi e classifiche di questi 10 anni”

  1. Luigi Mauro said

    Auguri anche a te, Homoeuropeus.
    Cmq, come fai a dire che “è innegabile che nei suoi primi 12 mesi della sua presidenza Obama sia riuscito a lasciare il segno”? Il nobel per la pace è stato un azzardo e le dichiarazioni degli ultimi giorni, sommate al mancato ritiro delle truppe in Afganistan ne sono la testimonianza. La riforma della sanità poi sembra più una battaglia personale che un reale bisogno degli americani che, come molti analisti hanno scritto, la riforma non la agognavano. Non accenniamo poi al fallimentare summit ambientale tenutesi a Copenhagen.
    Tante belle parole, molti buoni propositi ma pochi fatti. Ecco cosa è stato Barack Obama nel suo primo anno di presidenza. Speriamo, come dici tu, che i suoi anni migliori siano quelli che ci accingiamo a vivere. Ne avremmo tutti da guadagnarci.

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