Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Se il nostro futuro e’ affidato alle piazze e all’arte

Posted by homoeuropeus su 11 dicembre 2009

Sabato scorso, nonostante le cattive condizioni atmosferiche, le strade della capitale sono state invase da una manifestazione imponente e colorata, una marea di persone preoccupate del nostro futuro e decise a lanciare un segnale forte e deciso per un cambiamento davvero radicale.
Mi dispiace non aver potuto partecipare: mi sarei sentito davvero a mio agio, insieme a quelle migliaia di persone che esprimevano disappunto per la situazione attuale e il desiderio di costruire un futuro migliore per le generazioni che verranno.

Mi riferisco, per chi non lo avesse capito, a Londra e alla manifestazione “The wave“, organizzata alla vigilia del vertice ONU sul clima per chiedere ai capi dei governi di tutto il mondo di intraprendere azioni decise di contrasto ai cambiamenti climatici. Una manifestazione di cui in Italia c’e’ stata pochissima informazione, cosi’ come poca informazione c’e’ stata sullo stesso vertice di Copenhagen, ma si capisce: siamo tutti cosi’ occupati a discutere del nostro antiberlusconismo che ci resta poco tempo da dedicare ai problemi del pianeta… E si’ che le due cose non sono poi cosi’ inconciliabili, dato che il governo italiano ha uno dei record piu’ negativi tra gli stati europei nel contrasto all’inquinamento atmosferico (per non parlare dei rispetto degli impegni assunti con Protocollo di Kyoto).

E invece quello stesso giorno, in Italia, una parte della popolazione e’ scesa in piazza per dire No a Berlusconi, un messaggio legittimo, ma purtroppo, a mio parere, molto debole, che serve a rinforzare la nostra identita’ di parte, ma che lascia ben poco spazio alla costruzione di un movimento progressista che si possa candidare con credibilita’ alla guida del paese.

Trovo in tal senso una frase di Cristiana Alicata particolarmente indicativa (lo so, nopn bisognerebbe estrapolare dal contesto): “Per cui ci scriviamo tra noi, ci leggiamo tra noi e andiamo anche in piazza tra noi”. Ma non ci sfiora minimamente l’idea che fare tutto tra noi non basti piu’, che forse dovremmo cominciare ad aprirci verso l’esterno, a dialogare con una parte dell’elettorato berlusconiano, ad avanzare proposte concrete che potrebbero aiutarci ad apparire credibili verso una larga parte dell’opinione pubblica che, pur conoscendo tutti i difetti di Bedrlusconi, lo ha comunque prefeirto al centrosinistra alle scorse elezioni?

Anche perche’ di manifestazioni come quella di sabato ce ne sono state altre prima (penso a quella bellissima del 25 aprile 1994, appena un mese dopo la prima vittoria elettorale di Berlusconi) e mi pare che nessuna abbia minimamente scalfito il consenso attorno a Berlusconi. Checche’ ne dica Alessandro Gilioli, non sara’ ne’ la piazza reale, ne’ la piazza dei nuovi media a scalzare Berlusconi da Palazzo Chigi, ma solo l’elaborazione di una piattaforma politico-culturale davvero alternativa al centro destra.

Questo al momento mi pare il principale problema che ha di fronte a se’ il Partito Democratico, e con lui tutte le forze politiche e sociali che si oppongono a Berlusconi: mi pare che, esattamente come un anno fa, dopo la manifestazione al Circo Massimo, il PD sia ancora stretto tra la voglia di inseguire Di Pietro a chi urla di piu’ e quella di inchiodare Casini in un patto di potere. Strade semplici, che potrebbero anche permetterci di vincere le prossime elezioni (data la palese difficolta’ di Berlusconi) ma nessuna delle due darebbe solide gambe ad un vero progetto politico.

Ragionavo su queste e analoghe questioni (in particolare legate alla realta’ di Venezia, su cui magari trono un’altra volta), chiedendomi per quale intrinseca ragione, i riformisti italiani siano sempre incapaci di essere il centro di un progetto politico, i promotori di una proposta sulla  quale invitare gli altri a confrontarsi, quando ho letto le bellissmi parole di Richard Wright, il pittore scozzese vincitore del Turner Prize, il premio istituito 25 anni fa dalla Tate per premiare il lavoro di un artista contemporaneo britannico.

Richard Wright ha smesso di dipingere su tela alla fine degli anni ’80 e da allora ha riscoperto la tecnica dell’affresco medievale: le sue opere vengono realizzate direttamente sulle pareti dei musei e delle gallerie in cui viene invitato ad esibirsi e sono destinate ad essere cancellate alla fine dell’esibizione. «La cosa piu’ importante – ha detto riferendosi alla sua produzione artistica- e’ che gli affreschi vengano ridipinti sopra: questi non sono lavori per il futuro, sono lavori per l’adesso».

Si puo’ (meritatamente) vincere il Turner Prize, ma non si puo’ fare politica se non si pensa, non si costruisce qualcosa destinato a restare nel futuro.

 

Una Risposta to “Se il nostro futuro e’ affidato alle piazze e all’arte”

  1. daniela said

    Caro Lazzaro, mi aspettavo da parte tua un commento sulla mancata elezione di D’Alema o sul nuovo presidente della Commissione Europea, invece scrivi questo post così sconsolato e privo di speranza…
    Che ti succede, caro Lazzaro? Non sei più l’homoeuropeus che conoscevo!

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