Homo Europeus

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Primarie PD: tre menu’ a prezzo fisso

Posted by homoeuropeus su 23 ottobre 2009

Non so ancora se domenica andro’ a votare alle primarie del PD, lo dico con preoccupazione. Perche’ certamente io mi sento parte di questo progetto e sicuramente votero’ per il PD alle prossime elezioni politiche.

Ma, come avevo gia’ avuto modo di dire qui, e’ questo tipo di campagna congressuale che non mi soddisfa.
Non parlo dell’annosa questione voto degli iscritti o scelta degli elettori, ne’ degli arzigogolati meccanismi dello statuto, ma proprio del fatto che secondo me il congresso avrebbe dovuto avere un’altro fine, non semplicemente quello di eleggere il segretario.

Se mi e’ permessa la metafora, il PD mi pare come un rinomato locale che debba competere per la gara del miglior ristorante della zona.
Il principale competitore e’ un grande hotel, il cui cuoco ha indubbiamente eccellenti doti di intrattenitore, anche se il menu’ lascia molto a desiderare e negli ultimi mesi e’ venuta fuori una brutta storia di cameriere costrette a prostituirsi. Comunque la cucina che offre, con tre diversi ristoranti, permette di soddisfare palati e gusti diversi, dall’avvocato che vuole tovaglia di lino e posate d’argento, al piccolo industriale che ama la tavola calda, fino al popolo delle partite iva che preferisce la cucina tradizionale lombarda, anche se fatta con ingredienti di seconda qualita’.
Gli altri ristoranti sul mercato sono praticamente fuori dalla gara: c’e’ la trattoria abruzzese, rumorosa e piena di fumo, il cui cuoco gira per la strada urlando a squarciagola il menu’ del giorno, c’e’ il ristorante a conduzione familiare, che propone una cucina tradizionale e che spera di attrarre clienti solo per la sua posizione centrale nella strada, e poi ci sono, in fondo a sinistra, una serie di piccoli locali vegetariani e macrobiotici, che non hanno ancora deciso se partecipare alla competizione insieme o se invece andare ognuno per conto suo, dividendosi quei pochi affezionati clienti che sono rimasti loro.

Ecco, in questa situazione che potrebbe essere decisamente favorevole per il nostro ristorante, che cosa decidono di fare “ai piani alti”?
Decidono che la cosa piu’ importante sia avere un bravo cuoco, capace di far volteggiare la frittata sopra la testa e di decorare la pizza con le piu’ straordinrie figure, e aprono una competizione per trovare questo cuoco.
Da notare, che si tratta di un errore costante, dato che alla vigilia della precedente competizione, lo stesso ristorante aveva adottato proprio questa strategia, individuando il migliore cuoco possibile (lo dico con tutte le perplessita’ che avevo su Veltroni, ma non si puo’ negare che nel contrastare Berlusconi fosse cento spanne davanti a tutti e tre i candidati che sono in campo ora).

La decisione comunque e’ presa e ognuno dei tre candidati deve presentarsi alla competizione per diventare il cuoco principale del ristorante con un suo menu’, sul quale poi verranno chiamati a scegliere prima i clienti abituali e poi tutti i potenziali avventori del locale.
Indubbio che sia una scelta di grande partecipazione e democrazia. Ma siamo sicuri che sia quella giusta?

Perche’ il risultato che ne abbiamo ottenuto e’ che ci siano tre cuochi, che si prenentato con tre menu’ a prezzo fisso.
C’e’ Pierluigi, che propone la migliore cucina tradizionale, antipasto di prosciutto toscano, tortellini emiliani, la coda alla vaccinara, la torta di mele. I camerieri e i clienti abituali del locale ne sono entusiasti.
Poi c’e’ Dario, che invece offre una cucina classica, ma con alcuni elementi innovativi:  bresaola, parmigiano e rucola come antipasto, linguine al pesto, con il prezzemolo al posto del basilico, branzino al forno, con un trito di zucchine all’aceto balsamico, e per finire torta di carote con crema di rum. Negli ultimi mesi (da quando fa il capo-cuoco vicario) le sue abilita’ sono cresciute, e molti dei piu’ giovani tra i lavoratori del ristorante e tra i clienti abituali sono con lui.
Infine c’e’ Ignazio (che non e’ un cuoco di professione e che non si risparmia di ricordarcelo ad ogni momento): propone un menu’ alternativo a base di ingredienti esotici e intriganti, ma che nella prima selezione interna non pare aver soddisfatto molto i clienti abituali. Antipasto di olive marinate alla turca, riso al curry con panna acida e coriandolo, sformato di coniglio in bescamella e con cipolle caramellate, e come dolce delle meringhe con crema di pistacchio e mango. Il suo proposito e’ di attrarre una clientela che mai altrimenti sarebbe venuta al ristorante (e in parte ce l’ha anche fatta) ma al tempo stesso ha una squadra di camerieri e di aiutanti che non si sono assolutamente dimostrati all’altezza della situazione.

Ecco, a mio parere sarebbe stato meglio se prima di aprire la competizione interna tra i tre cuochi, avessimo deciso insieme (nei modi aperti e democratici previsti dallo Statuto) che tipo di menu’ volevamo proporre, quali pietanze, come presentarlo e poi, sulla base di una scelta condivisa, avessimo aperto la gara tra i cuochi per individuare quello che poteva funzionare meglio.

Di fronte alla scelta fra tre menu’ a prezzo fisso, in ognuno dei quali c’e’ qualcosa che mi piace e qualcosa che non mi piace, sinceramente non me la sento di scegliere. Avevo detto che nella mia scelta avrei considerato la proposta politica (cioe’ la combinazione di candidati segretari, relativi programmi e squadra che li sostiene) e sinceramente nessuna delle tre e’ soddisfacente.
So gia’ l’obiezione di molti di voi, che mi diranno che le regole ormai sono queste e che dovrei propendere per quello in cui mi identifico maggiormente, o per quello che mi con cui ho mento punti di dissenso.

Personalmente ritengo che costringere una persona ad una scelta in negativo sia profondamente sbagliato, non tanto per me, ma per il partito, perche’ mi impedirebbe di esprimere un disagio rispetto ad un metodo che non condivido.
Forse se mi astengo o voto scheda bianca la prossima volta capiranno che prima che sulle persone sarebbe indispensabile far discutere questo partito (i suoi iscritti e i suoi simpatizzanti) sulle scelte politiche che si devono fare e che in questo tipo di discussione non ci si puo’ limitare a votare, ma bisogna prima discutere, confrontarsi, capirsi, mediare, e poi eventualmente votare.

Credo alquanto difficile che un partito che non riesce a trovare al suo interno una sintesi unificante e condivisa (che non sia nello scegliere il leader, in modo democratico ma plebiscitario) possa offrire al paese quella che Marco Simoni chiama “narrativa nazionale” e che e’ la base necessaria di una credibile proposta politica.


P.S. Ovviamente poiche’ tutti e tre i candidati sono portatori di proposte che condivido (e poiche’ di fondo anche le differenze tra loro non sono poi cosi’ marcate) rispettero’ e difendero’ la soluzione che verra’ individuata democraticamente dalle primarie e mi impegnero’ perche’ il nostro cuoco possa vincere in futuro la competizione nazionale. L’unica cosa su cui rompero’ le scatole, invece, sara’ la discussione del menu’, anche perche’ dopo una cosi’ lunga e divisiva discussione sul leader, adesso c’e’ bisogno di trovare la massima unita’ di intenti (che se avessimo fatto il percorso inverso ci saremmo evitati!)

5 Risposte to “Primarie PD: tre menu’ a prezzo fisso”

  1. giagina said

    caro lazzaro mi trovi alquanto concorde, sebbene io i sia iscritt aper marino la sua spinta propulsiva si è andata esaurendo proprio per la mancanza di affermare una solida posizione politica.
    Come gli altri del resto.
    Io resto dell’idea che abbiamo perso un sacco di tempo e che il segretario andava individuato con altri metodi.
    Ricorda poi che domenica non succede nulla perchè non credo che uno arivi al 50+1% e anche se ci arriva, con la sciagurata campagna fatta, laltro 49% si sentirà vassallo di quel 51 e saremo alle solite.
    Non va bene così, non siamo pronti alle primarie.

  2. danilo said

    caro Lazzaro, mi preoccupa molto l’alleanza con Di Pietro… gli ultimi atti di IDV in UE mi preoccupano perchè di fatto fanno rafforzare il berlusca. Mi riferisco al voto sulla libertà di stampa del gruppo Liberali Europei al quale fa parte IDV. Non tanto per il voto mancante quanto le giustificazioni che da IDV sulla cosa. Poi domenica vedremo cosa deciderò anch’io visto che il PD chiama solo quando conviene ma poi si dimentica delle tue esperienze … sai a cosa mi riferisco visto la mia presenza in Consiglio Comunale di venezia per circa 3 Consigliature. Ciao danilo

  3. nicoletta said

    “Dagli Atri muscosi, dai fori cadenti…” Il problema è sempre lo stesso: stiamo ad aspettare quello che ci difende meglio, quello che ci darà di più. La democrazia è un mostro strano: esaurisce tutte le energie del popolo nella competizione elettorale e col tempo perde di vista ogni altra forma di partecipazione. MI sa che bisogna ricominciare a fare politica nelle piazze e nelle strade e cercare di essere più forti per poter chiedere al cuoco il piatto che vogliamo.
    Io comunque preferisco la cucina tradizionale (anche se il prosciutto toscano mi fa schifo, non lo dire in giro però che mi linciano). Le variazioni su quella sono sempre le migliori, e poi speriamo che qualcuno di questi commensali rimanga anche dopo le votazioni.

  4. Massimo said

    Caro Lazzaro, la tua conclusione sul fatto che la scelta sull’identità del PD dovesse venire prima della scelta del segretario mi trova concorde. Come ho scritto qui, ritengo che la questione dell’identità sia la bussola per orientare la scelta.

    Non ti dirò che le regole sono regole e che sono state decise all’unanimità, ma dovrebbe esserti evidente che queste regole sono la conseguenza logica e coerente di una certa idea di partito, espressa con la massima chiarezza dagli uomini di Veltroni, che ora sono quelli di Franceschini e che non a caso hanno scritto lo statuto; sono gli stessi che da 15 anni pensano che il problema del nostro paese sia la legge elettorale, e che il modello da imitare sia il bipolarismo all’americana. Entro il loro schema di democrazia competitiva c’è spazio solo per questo partito-contenitore, partito-comitato-elettorale, partito-del-leader. Siccome considero questo progetto inadatto alla realtà politica del nostro paese, voterò contro di esso, e cioè per Bersani.

  5. Marco D said

    “Gustato” ora e apprezzato. Evidentemente abbiamo predilezioni gastronomiche in comune😉
    Approfitto per farti gli auguri di buone feste

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