Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Tony, Felipe e gli altri pretendenti al trono europeo

Posted by homoeuropeus su 10 ottobre 2009

presidente unione europea

Conclusa la stagione delle conferenze politiche in Gran Bretagna, torno ad occuparmi di Europa, proprio nel giorno in cui il presidente polacco firma il Trattato di Lisbona. Dopo il referendum irlandese, ora manca solo la ratifica da parte della Repubblica Ceca:  e anche se il presidente Vaclav Klaus sta facendo un po’ di storie e’ assai probabile che il trattato entri formalmente in vigore prima delle elezioni politiche in Gran Bretagna, (liberando cosi’ il nuovo governo Cameron da un serio problema).

E’ innegabille che la novita’ piu’ attesa del Trattato di Lisbona (cosi’ come della precedente Costituzione) sara’ la carica di Presidente del Consiglio Europeo, che viene a sostituire la Presidenza a rotazione tra gli stati e che dara’ continuita’ e visibilita’ esterna al lavoro di questo fondamentale organismo comunitario.

Non e’ una sorpresa dunque che della nomina si parli da anni (da prima che l’iter di ratifica cominciasse) e che di quando in quando la questione torni di attualita’ (il Times ha dedicato al futuro presidente la prima pagina il giorno in cui gli irlandesi erano chiamati al voto): ci sono trattative dietro le quinte poiche’ da chi ricoprira’ la carica di Presidente dipendono poi una serie di ulteriori nomine (il rappresentante per politica estera, i membri della Commissione, il cui numero dipende anche dall’approvazione del trattato di Lisbona). Gli elementi che devono essere tenuti in considerazione sono molti e questioni di natura personale si mescolano con equilibri geografici e politici.

Un ulteriore elemento da tenere in considerazione e’ che il ruolo di Presidente non ha ancora un carattere ben delineato e che molto dipendera’ da chi per primo occupera’ quel posto: se ci sara’ un politico di rango internazionale la carica assumera’ un ruolo di grande visibilita’ esterna, mentre se ci sara’ un presidente attento alle dinamiche dell’Unione, e’ piu’ probabile che il presidente diventi una sorte di mediatore.

 Di seguito comunque un’elenco dei dieci piu’ probabili candidati, con breve discussione dei loro punti forti e deboli.

Tony Blair: l’ex primo ministro inglese e’ dato per favorito (ma spesso in questi casi non si tratta di una buona cosa).
Ha il sostegno formale di Silvio Berlusconi (il quale, dopo che si e’ rovinato qualsiasi rapporto con gli USA,  spera che le buone relazioni personali con Blair gli permettano di tornare a giocare un  ruolo internazionale) e del presidente francese Nicolas Sarkozy (che spera in un presidente forte, con la sola ambizione di prendere poi il suo posto).
Contro Blair ci sono le perplessita’ di Barroso (che ha paura di vedere oscurata la sua carica da una figura carismatica come Blair) e di buona parte degli altri leader europei (che non hanno comunque il coraggio di uscire allo scoperto).
Velatamente contro Blair anche i Conservatori inglesi, che preferirebbero un ruolo di rilievo nella Commissione per uno dei loro (si vocifera anche di dell’ex commissario Lord Patten al ruolo di ministro degli esteri europeo).
Sicuramente Blair avrebbe il pregio di dare a questo incarico una visibilita’ sul piano internazionale che nessun altro potrebbe avere, ma al tempo stesso una nomina cosi’ pesante rischierebbe di far risaltare ancora di piu’ il processo assolutamente non democratico con cui il Presidente viene scelto (accordo del Consiglio Europeo).
Contro Blair comunque pesa anche la sua posizione da primo ministro sulla guerra in Iraq, e le lecerazioni che essa produsse sull’Unione Europea.

Felipe Gonzalez: l’ex primo ministro spagnolo ha l’appoggio del suo paese, oltre che quello di Sarkozy (il presidente francese e’ un po’ confuso al momento!). Avrebbe le caratteristiche per essere un presidente autorevole e riconosciuto internazionalmente, ma lo svantaggio di venire dalla penisola iberica (da dove proviene anche Barroso): e’ molto improbabile che i due piu’ alti posti dell’Unione vadano a esponenti della stessa area geografica (anche se l’esempio Barroso-Solana dimostrerebbe il contrario).
A favore di Gonzalez c’e’ anche il lavoro che ha fatto a capo della Commissione per il futuro dell’Unione, che dovrebbe concludersi entro la primavera del prossimo anno.

Jean Claude Juncker: il primo ministro del Lussemburgo (dal gennaio 1995)  e’ il piu’ longevo capo di governo attualmente in carica a livello europeo ed uno dei principali artefici del Trattato di Maastricht (dal 1989 e’ anche ministro delle finanze del suo paese e, in questa veste, e’ stato presidente dell’Ecofin).
Sarebbe un presidente molto esperto (e’ stato per due volte presidente del consiglio europeo), molto tecnico e poco politico, un fervente sostenitore di una piu’ cforte integrazione, e tutte queste cose depongono a suo svantaggio agli occhi di molti.

Jan Peter Balkenende: il primo minstro olandese sarebbe la scelta di molti leader cristiano-democratici soprattutto provenienti dai paesi piu’ piccoli: e’ meno integrazionista di Juncker e garantirebbe un maggiore equilibrio contro lo strapotere dei grandi.
Sembra comunque che abbia dichiarato “nonsense” la possibilita’ di una sua candidatura. Certo che questo non vuol dire granche’!

Poul Nyrup Rasmussen: l’ex primo ministro danese, attuale leader del Partito del Socialismo Europeo, e’ il candidato ideale dei burocrati di Bruxelles oltre che dei leader socialisti europei (al momento pochi sono al governo e quindi avranno voce in capitolo).
E’ comunque un politico di grande esperienza e competenza, che potrebbe risultare la scelta di ripiego se i partiti conservatori decidessero di rinunciare al Presidente (come sembra molti abbiano gia’ fatto) per avere posti di potere nella Commissione.
Contro la sua nomina pesa comunque che il suo omonimo, omologo e compatriota Anders Fogh Rasmussen e’ appena stato eletto segretario generale della Nato.

 A questi 5 principali candidati se ne aggiungono altri 5 che, pur non essendo (o non essendo piu’) la prima scelta di nessuno, possono emergere come vincitori se dovesse partire un gioco dei veti incrociati sui candidati principali.

Francois Villon: l’attuale primo ministro francese, che e’ dato anche in corsa per un posto importante all’interno della Commissione. E’ ben visto dalla Gran Bretagna (sua moglie e’ gallese, per quanto queste cose possano contare), ma non ha il pieno supporto del suo presidente.
Potrebbe comunque uscire vincitore se dovesse passare l’abbinata conservatore di uno stato grande (un’abbinata che al momento comunque non pare riscuotere grandi consensi).

Herman Van Rompuy: il primo ministro belga, esponente cristiano democratico, pare essere in realta’ un candidato civetta, ma si tratta comunque di una soluzione che potrebbe accontentare molti se si decidesse di non fare una scelta netta ed optare per un politico poco noto, poco autorevole, poco visibile.

Wolfgang Schussel: l’ex cancelliere austriaco era il candidato preferito di Angela Merkel, che ora sembra pero’ essersi orientata su Blair. Potrebbe comunque emergere come soluzione di compromesso: un politico affidabile, con buone relazioni sia in Germania che in Gran Bretagna (per altro Schussel guido’ il semestre di presidenza europea all’inizio del 2006 proprio a cavallo tra quello di Blair e quello della Merkel).

Mary Robinson: l’ex presidente irlandes potrebbe essere una soluzione di compromesso alto. Sarebbe una donna (e non e’ un elemento irrilevante negli equilibri di un’Unione che fatica a promuovere le donne alle posizioni di vertice), dalle grandi doti politiche e diplomatiche, nota a livello internazionale (e’ stata alto commussario dell’ONU per i diritti umani).
Anche il fatto di essere irlandese potrebbe a questo punto giocare a suo favore, dato che il suo atlantismo potrebbe rappresentare un buon punto di equilibrio per chi teme un’integrazione troppo spinta.
Ovviamente tutte le cose dette a vantaggio possono essere immediatamente viste come elementi contro una soluzione Robinson.

Paavo Lipponen: l’ex primo ministro della Finlandia, e’ un candidato su cui sta emergendo un crescente consenso, anche se non e’ ancora riuscito a entrare nella rosa dei piu’ quotati.
E’ un social-democratico dalla grande esperienza, anche se non e’ conosciuto molto sul piano internazionale.
Pare che il suo nome non goda di grande supporto negli altri paesi nordici (che vedrebbero calare il loro peso nella scelta dei commissari) e che non deponga a suo favore il fatto che la Finlandia sia uno dei pochi stati europei che non fa parte della Nato.

Dalle consultazioni che si terranno nelle prossime settimane, i capi di governo europei individueranno la persona che sara’ il nuovo presidente permamente del consiglio europeo: altri nomi potrebbero emergere (ad esempio sembra essere circolato per poco quello dell’ex primo ministro Giuliano Amato, subito bloccato dalla mancanza di supporto da parte del governo italiano), ma sono praticamente sicuro che il nome definitivo si possa trovare nella lista che ho scritto sopra.

 

Una Risposta to “Tony, Felipe e gli altri pretendenti al trono europeo”

  1. […] un precedente post mi sono soffermato sulle diverse candidature in campo per il posto di presidente, e sulle […]

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