Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

“Ich bin ein Dubliner”

Posted by homoeuropeus su 2 ottobre 2009

no irlanda

Siamo tutti dublinesi oggi: dopo sedici mesi dal primo referendum, i cittadini irlandesi vengono chiamati a pronunciarsi nuovamente sul Trattato di Lisbona.
Dall’esito di questa consultazione dipende il futuro dell’Unione Europea.

Come spiega un articolo di EUobserver, il contesto in cui si svolge questa elezione e’ profondamente diverso: la crisi finanziaria ha colpito duramente il paese, trasformando quella che era un’economia fiorente in un sistema malato, dove le banche falliscono, la disoccupazione supera il 10% e il prodotto interno lordo si e’ ridotto drasticamente.

Se l’Unione Europea e’ presentata come l’unica soluzione per uscire dalla crisi, il governo (che appoggia il Si al referendum) e’ ai minimi livelli di popolarita’ e non si puo’ escludere che il malcontento verso il primo ministro si trasformi in una ulteriore bocciatura del Trattato (questa volta definitiva, dato che il primo ministro ha escluso un terzo referendum).

L’Irlanda aveva negoziato alcune modifiche al Trattato originale, su questioni fiscali e sociali, oltre che per mantenere la propria neutralita’ sul piano internazionale, in cambio di una seconda consultazione.

Dalla scelta dei tre milioni di elettori irlandesi dipende ora il futuro di tutti noi: una eventuale bocciatura del Trattato comporterebbe la necessita’ di rivedere l’intero impianto istituzionale europeo, introducendo probabilmente modifiche che permettano di creare un’Europa a due velocita’ dove un gruppo di stati membri potrebbe decidere di coordinare le politiche e di perseguire una integrazione piu’ stretta, mentre altri stati potrebbero scegliere liberamente di non aderire a specifiche proposte e continuare a salvaguardare le proprie impostazioni nazionali.

Alcuni dicono che con l’introduzione dell’euro, questo scenario si e’ gia’ realizzato, ma la bocciatura del Trattato di Lisbona (e la possibile reazione francese e tedesca) renderebbe questo processo ancora piu’ diffuso, indebolendo il progetto di integrazione europea in un momento in cui invece avrebbe bisogno di essere fortemente rilanciato.

Siamo tutti dublinesi oggi: ne va del nostro futuro!

4 Risposte to ““Ich bin ein Dubliner”

  1. Massimo said

    Non voglio certo sostenere una posizione tipo “tanto meglio tanto peggio”, ma un assetto istituzionale in cui un singolo paese può mandare a monte la politica dell’Unione non è più spstenibile.
    Non sono convinto che la soluzione a due velocità sia così malvagia. A quel punto, pur con un numero ristretto di stati, lasciando fuori i più euroscettici, si potrebbe immaginare una sperimentazione di forme di coordinamento a livello politico e politico-economico ben più strette di quelle attualmente immaginabili. Nel caso, spero solo che l’Italia sia della partita…

  2. l’UE a due velocità già di fatto esiste per le problematiche delle identità nazionali,oggi ancor più per la gravissima crisi economica che condiziona ,parecchio,la solidità delle imprese ,banche,e provoca gravi problemi alle famiglie.Gli aiuti dell’UE ai paesi svantaggiati costituiscono un necessario intervento per non creare focolai di dissenso o di rottura di equilibri.Quando un paese ha raggiunto una sua solliditàeconomica e vi è un consenso dei cittadini,allora l’ingresso stabile nell’UE non può che rafforzare il paewse interessato e la stessa unione

  3. Massimo, che ti succede oggi? Vuoi chiudere partiti, perché il loro statuto non funziona e sciogliere organismi internazionali, perché le loro regole non garantiscono efficienza?

    Battute a parte, io credo che la ratifica del trattato di Lisbona serva proprio a questo, a garantire che in futuro singoli stati possano mettere il loro interesse nazionale davanti al bene dell’Unione (estensione del voto a maggioranza, creazione di nuove figure istituzionali comunitarie, ecc…)

    Alfredo, l’Europa a due velocità non significa che ci siano diseguaglianze interne all’Unione da compensare, ma che su alcune politiche di integrazione gli stati possano decidere di non partecipare (come per la moneta unica ad esempio).

    La mia paura non è che si crei un’Europa a due velocità (che poi inevitabilmente porterebbe gli altri stati a seguire il nucleo più forte), ma che si creino tante Europe a due velocità (una sull’ambiente, una sull’enregia, una sulla competizione, una sulla pesca..) con l’assenza di un nucleo forte e quindi l’impossibilità di guidare avanti il processo una integrazione più forte.

    Ah, Massimo, non avrei dubbi su quale versante l’attuale governo collocherebbe l’Italia…

  4. […] di Europa, proprio nel giorno in cui il presidente polacco firma il Trattato di Lisbona. Dopo il referendum irlandese, ora manca solo la ratifica da parte della Repubblica Ceca:  e anche se il presidente Vaclav Klaus […]

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