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The Brighton Sun: il giorno di Brown

Posted by homoeuropeus su 29 settembre 2009

brownspeech

L'analisi del discorso di Brown sul Guardian.

Ha mantenuto il martedi’, il suo giorno, come quando era Cancelliere e gli toccava parlare il giorno prima di Blair (i leader tradizionalmente parlato di mercoledi’): forse abitudine, forse scaramanzia. Oggi comunque Brown ha pronunciato quello che secondo gli analisti sarebbe dovuto essere “il discorso della sua vita”, il make or break, come dicono da queste parti.

Gia’ l’anno scorso lo dicevano, e questo dimostra che la situazione non depone certo a suo favore.

Comunque alla fine ha pronunciato il suo discorso, una fiera difesa di dodici anni di risultati e tante promesse per la prossima legislatura, condite da un continuo attacco ai Tory, alla loro mancanza di proposte, alla loro incapacita’ di rinnovarsi, al loro non essere pronti per il governo del paese (senza mai nominare comunque David Cameron).

Doveva essere il discorso della vita, la dimostrazione che solo il Labour può garantire quel cambiamento che il paese chiede, la definizione di un nuovo orizzonte politico: è stato invece un discorso business as usual, forte e pregnante, ma privo di quello slancio che servirebbe per rilanciare le sorti del partito in vista delle prossime elezioni.

Se Peter Mandelson nel suo applauditissimo intervento di lunedi’ aveva flirtato con la platea, in un modo che solo Blair poteva permettersi, portando l’entusiasmo alle stelle, e facendo dimenticare a tutti che gli ultimi opinion poll danno ormai il partito al terzo posto (col 23 per cento), ieri Brown ha riportato tutti coi piedi per terra, parlando alla mente dei delegati, non al loro cuore.

Presentato dalla moglie Sarah (un trucco che l’anno scorso sembrava aver funzionato bene, ma che ripetuto non ha certo entusiasmato) il discorso di Brown e’ stato accompagnato da applausi poco sentiti (e con una sola standing ovation per i soldati caduti in Afghanistan). D’altronde si trattava di un discorso pieno di proposte programmatiche ma con una chiara pecca di impostazione politica.

Brown ha promesso 250 mila posti d’asilo gratuiti, un nuovo programma per assistere le ragazze madri, un referendum sul sistema elettorale, l’abolizione degli ultimi lord ereditari e la riforma della seconda camera; ha inoltre garantito che il prossimo governo laburista non introdurrà la carta d’identità obbligatoria e rafforzerà tutte le misure per prevenire comportamenti antisociali e micro-criminalità.
Una serie di proposte che rispondono a molte delle preoccupazioni della base del partito, e che sicuramente avranno un impatto positivo sulle fasce della popolazione più povere e su coloro che vivono nelle aree più svantaggiate, ma che lasciano sostanzialmente indifferente quella grandissima parte della middle-England, che era la base del successo elettorale e politico del New Labour.

Il discorso di Brown non ha parlato a quell’elettorato, non ha cercato di ampliare i confini tradizionali del partito. Anzi, anche quando ha usato una frase cara a Tony Blair “l’interesse dei molti, non di pochi privilegiati”, il significato è suonato profondamente diverso: per Blair i molti erano la classe media, i piccoli imprenditori, i professionisti, mentre per Brown sono i poveri, i disoccupati, le famiglie monoreddito.
Se a questo si aggiungono le proposte avanzate nei giorni scorsi di un aumento delle tasse per le fasce più ricche della popolazione e di interventi mirati a limitare bonus e incentivi finanziari nel settore privato, la strategia di Brown appare chiara.

Essa tende a riproporre lo scontro ideologico con i Tory, giocando la carta della lotta di classe, della difesa dei più deboli: una richiesta che alla vigilia della conferenza era arrivata con forza da ampi settori del Labour, ma alla quale ieri, con magistrale sapienza, aveva provato a porre un argine Peter Mandelson, spiegando che solo cambiando e rilanciando il progetto del New Labour sarebbe stato possibile vincere ancora.

Il discorso di Brown rappresenta una chiusura netta, rispetto al suo “vice-di fatto”: non c’è traccia di grandi cambiamenti, e le uniche modifiche sono sconfessioni delle proposte politiche avanzate dal New Labour negli ultimi anni.
Ma così facendo l’operazione fightback che, fin dallo slogan, era stata messa al centro di questa conferenza, si riduce in una ritirata nella zona di sicurezza, una confortevole posizione da cui assitere all’annunciato trionfo conservatore.

(Con poche modifiche questo l'articolo verra' pubblicato domani da Europa)

Una Risposta to “The Brighton Sun: il giorno di Brown”

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