Homo Europeus

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Ieri a Roma, tra degrado urbano e deprimenti discussioni precongressuali

Posted by homoeuropeus su 7 luglio 2009

gianicolo

Ho passato una giornata romana, una piacevole giornata, baciata dal sole e da un sacco di amici, alcuni programmati, alcuni visti per caso (ho anche rimediato un giro in Vespa per il centro, stile vacanze romane!)
Dall’intera giornata ho ho tratto delle impressioni molto nette sul degrado della città ma anche sulla degenerazione della vita politica interna al Partito Democratico.

Ma vado con ordine: Roma è più sporca e meno curata di come ero abituato a conoscerla. Piazze sudicie, immondizie lasciate lungo le strade di grande percorrenza, marciapiedi rotti, buchi che da almeno due mesi se ne stanno in mezzo alle grandi vie pedonali del centro, circondati da transenne arrugginite e attaccate col nastro isolante.
Sui muri del centro i rimasugli strappati e insozzati della recente campagna elettorale: un manifesto violaceo di Milana, con il logo del PD imbrattato, campeggiava (da più di un mese, a questo punto) sul muro appena restaurato di un edificio storico. È vergognoso che Milana (direttamente o indirettamente) ce lo abbia fatto attaccare, ma è altrettanto scandaloso che nessuno abbia fatto nulla per farlo rimuovere.

In compenso, forse anche a causa della vistia del presidente cinese Hu Jintao e dell’imminente G8 la città mi è sembrata più blindata del solito: ma blindata non significa sicura!
Perché se è vero che c’erano poliziotti e carabinieri ad ogni incrocio (ne ho visti letteralmente ad ogni angolo nella zona Via XX Settembre-Via Veneto, dove il presidente cinese aveva in programma un incontro con gli imprenditori italiani) è altresì vero che quei ragazzotti smonati e accaldati non svolgevano certo una funzione di protezione né nei confronti dei cittadini, né verso quei potenti che avrebbero dovuto tutelare.

In particolare mi ha colpito il numero spropositato di furgoncini e autovetture della pubblica sicurezza che stazionava in Via del Corso, all’altezza di Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi. Circondate da militari e uomini in borghese, sembravano creare più problemi al traffico che non proteggere la residenza ufficiale del nostro Presidente del Consiglio (e mi risparmio qui le battute che mi verrebbero spontanee sulla sicurezza e l’impenetrabilità delle sue residenze private!)

D’altronde l’esibizione di uomini armati e la militarizzazione dei centri del potere è una caratteristica che appartiene ai regimi politici autoritari in crisi.
Cos’altro è l’Italia di oggi?

In questo clima di poliziotti e mitragliette mi ha positivamente colpito vedere Dario Franceschini, solo soletto, che parlava al telefonino in Via della Mercede (a due passi dalla sede del PD): non la si legga come una metafora sulla solitudine del leader in vista del congresso ma solo come una dichiarazione di simpatia personale.
Simpatia che nel mio caso, a differenza di Debora Serracchiani, non significa però appoggio congressuale (ritornerò sulla questione del congresso più avanti nel post).

A proposito di solitudine, mi sono imbattuto anche in Achille Occhetto, abbronzato, la barba un po’ incolta, vestito in modo alquanto trasandato: dopo un veloce passaggio dall’Italia dei Valori, è approdato a Sinistra e Libertà, nella componente che fa capo a Nichi Vendola e si è lamentato con l’amico che mi accompagnava di non essere valorizzato. Non è una novità: è dai tempi del PDS, da quando lasciò la segreteria nel 1994, che si lamenta di questo! Spiace però vedere una persona che ha avuto la capacità di intuire il nuovo e il coraggio di cambiare , non avere ora la forza di affrontare una nuova situazione, rimanere legato a vecchi stili, far prevalere le polemiche e addirittura rinnegare le proprie intuitive scelte passate e finire alleato di quelli che sono stati al tempo i suoi più feroci avversari, con quello stesso Nichi Vendola che al Congresso di Rimini del 1991 uscì dal partito per preservare l’identità comunista e lasciò la sala dove diede l’annuncio cantando “Bandiera Rossa” tra le lacrime.

Ma la cosa che mi ha più stupito di Roma sono l’impoverimento (economico e culturale) e il degrado che ormai regnano sovrani. Due esempi su tutti: la birreria austriaca di Via Rasella e i palazzi di Piazza Mignatelli.

La birreria di Via Rasella era un vero locale austriaco nel cuore di Roma, dove servivano innumerevoli varietà di salsicce accompagnate da un’ampia scelta di birre, e una fantastica torta sacher a tre strati, in un ambiente rustico dominato dal legno e dalla luce soffusa.
Quel locale non c’è più: rimane l’insegna a caratteri gotici sopra la porta d’ingresso ma le sedie di alluminio e le tovagliette di carta lucida fanno chiaramente intuire che il fascino è definitivamente perduto. Il menù appeso alla bacheca propone tagliatelle al pomodoro e penne all’amatriciana, oppure vitella arrosto con patate, il tutto servito con vino della casa o al massimo una Peroni.
Il nuovo nome, nonostante la persistenza dell’insegna originale, è “trattoria spaghetteria rustica” e denuncia subito la mancanza di originalità e veracità del locale.
È chiuso il lunedì, ma comunque la tentazione di entrare non mi ha mai minimamente sfiorato!

Ancora peggiore la situazione in Piazza Mignatelli: si tratta di quello slargo laterale di Piazza di Spagna, proprio di fronte alla colonna con Maria Assunta. I tre lati della piazza sono costituiti da altrettanti palazzotti di impianto rinascumentale, con un corto portico di ingresso che sfocia in un cortile interno.
I cortili, un tempo adornati con statue e fontane, sono ora stati trasformati in piccoli centri commerciali: un negozio di cartucce per stampanti, alcuni outlet di abbigliamento e altre attività commerciali analoghe trovano ora posto a due passi da Via Condotti, in quello che era un tempo il cuore degli acquisti di lusso nella capitale.

I palazzi di Piazza Mignatelli, ancor più delle verande corazzate di Via Veneto, sono per me il segno di scelte urbanistiche passate che non hanno saputo valorizzare la qualità e rispettare il tessuto urbano della città.

Se la parte turistica del viaggio è stata semplicemente deludente, la parte politica si è rivelata invece molto più preoccupante del previsto.

Sono riuscito a vedere, per scelta, o per caso, molti amici.
Ho potuto parlare con alcuni parlamentari, con funzionari del PD, con dirigenti nazionali e locali, con simpatizzanti e con elettori ed ex elettori del partito.
Ovviamente è stato dominante il tema del prossimo congresso e in modo particolare la sfida per il nuovo leader.
Molti sono più o meno convintamente già schierati con uno dei candidati: c’era il funzionario del nazionale che appoggerà “con entusiasmo” Marino, il dirigente locale che voterà Bersani “ma con scarsa convinzione”, il parlamentare che sta con Franceschini e quello che invece non ha ancora deciso chi sia il candidato “meno peggio”, ma comunque ha già scartato Bersani.

Già impostare tutta la campagna solo sui candidati è, a mio parere, un errore gigantesco, poiché ci sono altri temi, come quelli relativi alla forma partito e alla questione delle alleanze che dovrebbero essere preminenti. In aggiunta al fatto che si sta costruendo una campagna basata solo e unicamente sui candidati (che ho scoperto avranno anche un loro comitato elettorale, con tanto di sede!), ho anche visto, purtroppo, che da parte di tutti la discussione viene centrata principalmente sull’antagonismo individuale e sulla contrapposizione alle candidature degli altri. “Non potrei mai stare in un gruppo in cui ci sono Bersani, Letta e la Bindi” mi ha detto uno che ha sottolineato di conoscerli tutti da vicino e di conoscere i loro metodi e i loro difetti.
“Beh, stai e starai in un partito in cui ci sono già e, speriamo, ci saranno ancora tutti e tre, con i loro metodi e i loro difetti” gli ho risposto, sottolineando che una campagna congressuale così uccide il dibattito politico e rischia di fare più male che bene al partito.
Stesse considerazioni ho fatto ad un altro amico, il quale mi ha ricordato che si diceva lo stesso anche dello scontro tra Obama e Hilary e che invece poi, non solo non ci sono state rotture e si sono vinte le elezioni, ma oggi i due collaborano assiduamente e pacatamente all’interno della medesima amministrazione.

Condividevo queste considerazioni a pranzo con alcuni amici della redazione di Europa (alcuni che tra l’altro hanno seguito le primarie e le elezioni americane direttamente in loco) e questo paragone mi veniva convincentemente smontato, non solo sulla base di culture politiche diverse, ma proprio per il modo in cui quelle primarie si sono svolte: “entrambi -sottolineava uno- anche nella fase più aspra delle primarie avevano chiaro in mente che l’avversario era il candidato repubblicano”.

Una consapevolezza che nel dibattito in corso mi sembra proprio non appartenere ai dirigenti del PD impegnati in prima fila nella campagna per-congressuale.

A più di qualche amico ho spiegato che a me un congresso per schieramenti non interessa (avevo a suo tempo sostenuto che farlo per tesi ci avrebbbe aiutato ad evitare questa degenerazione ) e che comunque mi riservo di decidere chi sostenere a tempo debito, dopo aver letto i programmi in modo dettagliato e avere valutato complessivamente le diverse proposte politiche in campo e la loro credibilità.
Per proposta politica intendo la combinazione di candidati segretari, relativi programmi e squadra che li sostiene, perché solo attraverso questi tre elementi è possibile valutare in modo obiettivo e complessivo le diverse opzioni in campo…

A conferma dei miei timori, nel pomeriggio sono andato all’iniziativa di Chatham House e dell’Istituto Affari Internazionali in preparazione del G8. I due istituti avevano convocato studiosi ed esperti per valutare le prospettive dell’incontro dell’Aquila. Vi assicuro che nessuno parlava di Bersani, Franceschini o Marino (finalmente!) ma si discuteva di strumenti per regolare i mercati finanziari e di ruolo internazionale per i paesi emegenti, di climate change e di food crisis.

Un’ulteriore dimostrazione che questo dibattito congressuale chiude il partito in una sterile contrapposizione interna e lo allontana dal provare a risolvere davvero i problemi reali del paese.


P.S. Mi scuso con Mario Adinolfi, il primo a lanciare ufficialmente la sua candidatura alla segreteria del PD, del quale apprezzo, se non altro la caparbieta’, ma purtroppo in tutta la mia giornata di incontri il suo nome non e’ mai venuto fuori. Lo metto comunque qui, alla fine, per rispettare la par condicio.

9 Risposte to “Ieri a Roma, tra degrado urbano e deprimenti discussioni precongressuali”

  1. Margherita Grigolato said

    condivido praticamente tutto quello che hai detto..
    anche io voglio leggere cosa dicono gli ” scesi in campo” anche se mi piace la candidatura di ignazio marino.
    sei sempre molto lucido nelle analisi e molto presente, come se non ti fossi molto allontanato dall’italia.
    un abbraccio
    marghe

  2. giovanna said

    Caro Lazzaro,
    ho letto con molta attenzione il tuo post.
    Non solo lo condivido, ma apprezzo la lucidità e la chiarezza con le quali delinei le difficoltà dei compagni (interessante la tua descrizione della storia di Occhetto, che ho vissuto di persona essendo io nata nel 1938) e dei cittadini democratici difronte alla fase precongressuale e alle candidature.
    Certo i programmi e i contenuti di un progetto di Partito sono la base di discussione indispensabile prima, e/o insieme, della scelta del leader. Riconosco di essere stata affrettata nello schierarmi con Ignazio Marino pur avendo letto l’editoriale di domenica scorsa di Eugenio Scalfari, per il quale nutro moltissima stima e pur discutendo con mia figlia Marta intorno a questi problemi. Ma è esattamente un anno, dalla prima sentenza di Milano sul caso Englaro, che studio tutti gli aspetti che hanno portato all’estensione del DdL sul Testamento biologico del sen.I.Marino e le situazioni nel mondo rispetto ai diritti civili.
    Caro Lazzaro, la candidatura di Marino a Segretario mi ha dato una spinta della quale avevo bisogno in questa fase della mia vita per decidermi a prendere la tessera del PD. Che certamente non butterò quale che sia il Segretario vincente. E che sosterrò con tutte le mie energie.
    Un abbraccio
    Giovanna

  3. qdr said

    scopro insieme due cose:
    – che hai un blog
    – che sei venuto a roma e non mi hai detto niente!

    Come si dice da queste parti “che sòla”:))))

  4. Francesco said

    già, e anche a venezia😛
    comunque anch’io sono d’accordo su tutto. Una delle cose più tristi (successa anche alle Europee, e poi ai ballottaggi, etc.) è quando vai sui vari siti dei vari candidati o loro promotori e trovi dei link chiamati “Le mie idee” o “Le mie proposte”, o ancora “Il programma”. Poi ci clicki sopra e trovi un testo di -esagero- 30 righe in cui si frullano insieme un paio di concettini veloci veloci. Probabilmente pensano che non serva spenderci tempo, tanto nessuno ci clickerà mai sopra (giusto: io ho smesso di farlo…)
    ciao,
    fra

  5. A Giovanna: io credo davvero che sia fondamentale che più persone si iscrivano al PD, e partecipino attivamente alla sua vita interna, anche con un atteggiamento critico (purché costruttivo) e ovviamente è un po’ inevitabile che in questa fase precongressuale i candidati a segretario svolgano una funzione di traino per le nuove iscrizioni.
    Quello che mi lascia davvero molto perplesso (ma non è il tuo caso personale) è che ci siano in giro molti, troppi, appelli ad iscriversi al partito solo per sostenere un candidato (mi ricordano davvero certe pratiche democristiane…) e che poi la contrapposizione interna sia più dura di quella esterna, con parole e giudizi nei confronti dei candidati che non mi aspetteri neppure nei confronti di un avversario politico, e con motivazioni contro gli altri candidati che sono spesso molto più forti di quelle che spingono a sostenere il candidato prescelto…
    Ma ripeto, non mi riferisco a te: pur senza averti mai conosciuto personalmente, ho comunque potuto apprezzare la tua carica di passione civile e sono sicuro che saprai portare un contributo pacato e costruttivo al congresso del PD.

    A Qdr: beh, dalle mie parti si dice sgamato! Comunque per quanto riguarda il blog, anche io ci ho messo un po’ a scoprire che c’eri tu dietro Qdr (per cui non ti lamentare) e per quanto riguarda Roma, sta tranquillo che ci torno….
    Ah, uno degli amici che ho incontrato (aperitivo da Rosati in Piazza del Popolo) era Valentino…. Lui non ha un blog, ma è una sòla tanto quanto me!!!

    A Francesco: no, a Venezia non ci sono ancora venuto! (quale sarà l’emoticon per gne gne gne? Arrivo il 17: ci sei?
    Sui programmi hai perfettamente ragione!

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  8. zefwripsArepe-online said

    imparato molto

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