Homo Europeus

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Napolitano dovrebbe avere un poeta di corte

Posted by homoeuropeus su 4 maggio 2009

Premetto che ho una particolare forma di allergia per le teste coronate (tutte ma questa in particolare), i titoli nobiliari e i rituali di corte.

Tra tutti questi retaggi fromalistici del passato, pero’, mi sentirei di salvarne uno solo: quello del “poet laureate“, titolo che da quasi 350 anni viene attribuito al poeta ufficiale di corte.

Anticamente veniva nominato direttamente dal sovrano, per comporre odi e poesie in commemorazione di eventi gloriosi e di occasioni ufficiali; con il passare dei secoli, e la lenta trasformazione del ruolo e delle prerogative della monarchia britannica (che ha sostanzialmente passato i suoi poteri al governo), anche la nomina del “poet laureate” e’ stata ceduta ed ora viene nominato dal primo ministro, sulla base di una selezione fatta dal ministero della cultura.

Il governo laburista, inoltre, ha trasformato la carica da vitalizia a decennale, cosi’, esattamente il 30 aprile scorso, Andrew Motion ha finito il suo mandato ed e’ stato sostituito da Carol Ann Duffy, la prima donna in assoluto a ricoprire l’incarico.

Non sara’ un’eredita’ facile, quella che la poetessa riceve da Motion: in questi dieci anni, infatti, il poeta di corte ha prodondamente trasformato l’incarico che gli era stato conferito. Se da un lato egli ha continuato, ovviamente, a comporre poesie e rime per le celebrazioni ufficiali di corte (il compleanno della Regina e l’inizio dell’anno come occasioni rituali, ma anche altri avvenimenti come ad esempio i funerali della Regina Madre o le nozze di Carlo e Camilla), dall’altro si e’ inventato anche il ruolo di promotore ufficiale della poesia in Gran Bretagna.

Andrew Motion

Andrew Motion

 

E cosi’, quando era libero da impegni di corte, Motion ha trovato il tempo non solo di scrivere altri componimenti seguendo la sua ispirazione artistica (celebri sono rimasti quello sulla guerra in Iraq e quello dedicato all’ultimo superstite della prima guerra mondiale), ma anche di organizzare un archivio della poesia moderna inglese (dove sono raccolti non i testi dei poemi, ma la registrazione delle recitazioni fatte dai poeti stessi), di realizzare numerosi programmi televisivi (servizi speciali per la BBC e documentari) di girare scuole e centri culturali per promuovere la poesia.

E si’ che, al momento della sua nomina, come ha raccontato egli stesso, sia Blair che la Regina lo avevano tranquillizato dicendo che si doveva limitare a non fare nulla e ritirare il suo stipendio mensile.

Il risultato e’ che in questi ultimi anni c’e’ stato in Gran Bretagna un ritorno di interesse per la poesia, con libri che hanno raggiunto livelli di vendite inaspettati, eventi culturali che hanno fatto il tutto esaurito, scuole costrette a raddoppiare l’offerta di workshop, nuovi premi istituiti dalle autorita’ locali e migliaia di giovani che si cimentano nello scrivere e nel declamare versi.

Ecco, in un’epoca in cui la piu’ grande preoccupazione sembra quella di trasmettere le competenze tecnico-scientifiche, io credo che sia da lodare uno stato che decide di investire ufficialmente risorse per la promozione della poesia.

Pensate che bello se anche in Italia, il Presidente Napolitano avesse il suo poeta ufficiale (e i nomi non mancano sicuramente) e in ogni occasione, oltre all’inno di Mameli, al picchetto d’onore, al discorso solenne,  ci fosse anche spazio per qualche breve componimento poetico.

Sarebbe davvero un bel segnale, un passo concreto per la crescita culturale del paese.

 

Una Risposta to “Napolitano dovrebbe avere un poeta di corte”

  1. Francesca said

    Sarebbe bello. Sarebbe molto bello.

    Nell’Italia di cui si parla meno, ad esempio quella dei 20.000 lettori della rivista Poesia(http://www.poesia.it/), molto si legge, e si scrive, e si fa. Ventimila, sono tanti. Certo, nemmeno un decimo dei lettori di Cosmopolitan; però, un decimo è molto! Per ogni dieci copie di Cosmo sfogliate in metropolitana o al lavoro, ce n’è una di Poesia letta e riletta, e commentata, e ripensata. Non è poco.

    Tra i ventimila di Poesia c’è ovviamente chi cerca lustro, status, visibilità, glorie piccole o grandi; ma c’è anche chi con la parola si confronta, chi si mette in gioco e parla di sé, chi spende le proprie giornate a mantenere viva la cultura, a trasmetterla ai più giovani; c’è chi insiste a credere che scrivere in versi o in prosa possa ancora essere realmente, concretamente utile per la vita civile, come è stato in Italia per secoli.

    Perciò, ben venga l’idea di un Poeta. O un prosatore… ve l’immaginate, un Italo Calvino in questo ruolo? Ci sarebbe stato di che essere orgogliosi. E poi magari, a incoraggiare così le arti, capita che qualcuno in più ci si dedichi, e che magari si cimenti con la parola chi altrimenti avrebbe coltivato le “competenze tecnico-scientifiche”…
    Sarebbe molto, molto bello.

    Temo d’altra parte che, se il Presidente Napolitano si dotasse si un Poeta, anche la quarta carica dello Stato farebbe subito altrettanto. E, francamente, ci basta il cantore Apicella.

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