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“Command and control”. Ma anche partecipazione. La ricetta Campbell

Posted by homoeuropeus su 26 marzo 2009

Pubblicato su Europa di oggi.

Prima dal quartier generale laburista e poi direttamente dal numero 10 di Downing Street ha promosso su giornali e televisioni l’immagine vincente del New Labour. Oggi Alistar Campbell, che si è ritirato dalla vita pubblica e vive scrivendo romanzi e promuovendo attività di beneficenza, è tornato a Millbank Tower, sede della Communications Unit del Labour a metà degli anni ’90, per la presentazione di “The Change We Need” libro della Fabian Society sulla campagna elettorale di Barack Obama e sulle lezioni che se ne possono trarre in Gran Bretagna.

«La vittoria di Obama – ha detto – dimostra che la vecchia strategia di comunicazione bastata su una chiara linea stabilita al centro e trasmessa alla periferia, ormai non può più essere adottata. In America hanno costruito una nuova forma di comunicare, basata su un messaggio forte e coinvolgente, che poi ognuno è libero di interpretare e ritrasmettere a sua volta nelle forme e nei modi che gli sembrano più opportuni».

Campbell ha ovviamente sottolineato che anche in questo nuovo modo di fare campagne, è necessario mantenere un centro organizzato e strutturato, che individua i messaggi chiave, ma questo centro poi «ispira e dà il potere ai suoi supporters di prendersi i propri rischi e le proprie responsabilità, nell’aiutare a promuovere il messaggio».

Pur dimostrando attenzione e interesse per questo nuovo modo di fare comunicazione, Campbell ha comunque sottolineato che nel 1997 sarebbe stato impossibile per il Labour vincere senza una precisa strategia basata su “command and control”, che permettesse di mostrare una nuova faccia del partito, più in sintonia con quelle che erano le aspettative dell’opinione pubblica. In caso contrario, ha ironizzato, «la campagna elettorale sarebbe stata dominata da iniziative di promozione delle diverse anime del partito, trotzkisti e seguaci di Tony Benn, e non ci avrebbe mai permesso di far dominare la componente modernizzatrice».

Ma oltre che parlare con orgoglio e nostalgia di come venivano “indottrinati” i giornalisti durante le conferenze stampa del New Labour, Campell ha voluto anche guardare avanti e dire la sua sulle attuali difficoltà del Partito laburista.

A chi gli chiedeva come può il Labour rimettersi in sintonia con i movimenti sociali, dopo che, appoggiando la guerra in Iraq, si è distaccato dalla più grande forma di partecipazione popolare che c’è stata in questo paese negli ultimi quarant’anni, Campbell ha risposto che dopo il 2003 il Labour ha vinto le elezioni nel 2005 e che questo è un segnale che quando si ha una chiara linea politica e un chiaro messaggio, l’elettorato è capace di vederlo, anche se magari non c’è un accordo su tutte le singole questioni.

«Bisogna evitare – aggiunto – che la prossima campagna elettorale si riduca ad una serie di referendum pro o contro il Labour su singoli provvedimenti: bisogna invece presentare il quadro complessivo, focalizzando l’attenzione non sui singoli particolari, ma sull’insieme». Questa secondo Campell è la prima e principale lezione che il Labour deve imparare da Obama: individuare un messaggio chiaro e forte su cui rimotivare i suoi elettori.

Qualcuno dal pubblico ha fatto notare che la situazione da cui viene il Labour è profondamente diversa da quella di Obama, essendo stato il partito di Brown al governo da 12 anni e che risulta particolarmente difficle trovare un messaggio positivo che possa riassumere e rilanciare questa esperienza di governo. A questo punto Campbell ha tirato fuori tutta la sua grinta passata, spiegando che le prossime elezioni non saranno le ultime di un ciclo vecchio, ma le prime di un ciclo nuovo, le prime in cui l’insicurezza e la crisi globale faranno da sfondo alle politiche nazionali, e che «solo un governo laburista può difendere la coesione nazionale e promuovere maggiore integrazione a livello internazionale». Su queste due coordinate, Campbell ha invitato il Labour a mobilitare e motiovare i suoi sostenitori, proprio come ha fatto Obama.

Di fronte al rischio sollevato da alcuni che anche i tory possano seguire Obama e attivare una campagna di partecipazione popolare, Campbell si è detto convinto che David Cameron utilizzerà tutti gli strumenti necessari per provare a vincere. «Se il tuo marchio non è stato disintossicato nel profondo– è stata la sua conclusione sarcastica – non esistono strategie comunicative che ti possono far vincere».

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