Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Le elezioni europee si possono vincere.

Posted by homoeuropeus su 19 marzo 2009

N.B. – Questo non e’ un post breve, ma una lunga riflessione su come si possono vincere le prossime elezioni europee, riflessione che ho iniziato a fare in vista della prossima riunione dell’esecutivo del Labour Movement for Europe. Leggetelo con cura e fatemi sapere che cose ne pensate…
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Durante lo scorso week end mi sono convinto che le elezioni europee possono ancora essere vinte. Ma che sara’ estremamente dura.

Parlo del Labour, ovviamente, ma molte delle cose che diro’ si possono tranquillamente adattare anche al Partito Democratico italiano.

La parte piu’ negativa del mio precedente assioma nasce dall’aver partecipato ad un paio di iniziative del partito laburista per le prossime elezioni suppletive per il Camden Council nel collegio di Belsize Park: c’e’ un giovane e brillante candidato, Sean Birch, radicato nel territorio, con buone idee  su come il Council potrebbe migliorare le condizioni di vita nel quartiere e un discreto credito in alcune zone del collegio.
Ma le strategie elettorali e comunicative rimangono perdenti: il partito ha deciso di indirizzare la propria attivita’ nel convincere gli elettori laburisti ad andare a votare per Sean, nonostante la loro attuale sfiducia e stanchezza nei confronti del partito laburista.
Anche se il candidato e’ conosciuto e stimato da una variegata porzione della popolazione residente nel collegio, si e’ deciso di bussare soltanto alle porte degli amici, di volantinare unicamente nelle zone dove il consenso e’ maggiore: in sintesi di convincere i tradizionali sostenitori del Labour.

Mi spiegano che si tratta di una elezione in un collegio che due anni fa fu perso proprio perche’ i “nostri” elettori non andarono a votare (i lib-dem che vinsero presero quasi esattamente gli stessi voti della volta precedente quando arrivarono secondi, mentre il consenso al Labour crollo’ e si ridusse di piu’ di un terzo). Mi spiegano inoltre che trattandosi di una elezione suppletiva, e attendendosi una partecipazione al voto di meno di un quarto degli elettori, la cosa piu’ importante e’ informare e convincere il “voto consolidato”.

Sara’, ma a me pare che non sarebbe politicamente male se anche provassimo a portare qualche nuovo elettore al seggio, se non adottassimo la piu’ chiusa delle strategie difensive e non rinunciassimo a combattere, se anche provassimo, grazie al buon nome e alla faccia giovane del candidato, a raccimolare qualche voto tra gli incerti e nell’elettorato tradizonalmente avverso. 

Ma di tutto questo non c’e’ traccia nel gruppo dirigente locale (e nazionale) del partito laburista: anzi, l’unico messaggio che trasmettono e’ un messaggio rivolto al passato, un messaggio che invita a non disperdere i progressi sociali che sono stati acquisiti negli ultimi dieci anni, che mette in guardia dall’affidarsi ai Tory in un momento cosi’ difficile per il paese.
L’unica risposta che il Labour riesce a trovare di fornte alla crisi economica internazionale non e’ quella di mettere in risalto le proprie doti, ma di puntare alle debolezze degli avversari: anziche’ ribadire che solo la competenza economica e finanziaria di Gordon Brown puo’ ion questo momento offrire soluzioni credibili alla crisi, il partito perde fiatio ed energie a spiegare che la situazione non e’ buona, ma che con i Tory sarebbe peggio.

Da cosa nasce allora il mio profondo ottimismo sulla possibilita’ di modificare quello che pare l’esito scontato delle prossime elezioni europee?

Durante il week end, oltre che dare una mano ai volantinaggi del Labour, sono andato a comperare uno scaffale da appendere al muro del salotto. E sono andato da Ikea.

Ogni viaggio ad Ikea, oltre che un’occasione per comperare mobili e suppellettili, e per mangiare  un piatto di meatballs con la marmellata di mirtilli, e’ un’esperienza sociologica importantissima: li’ si incontra, infatti, uno spaccato della societa’ che rappresenta in modo statisticamente perfetto l’elettorato medio laburista. Studenti fuori sede, giovani professionisti che stanno iniziando il loro business, coppie sposate da poco e che ancora vivono su un low budget, ma anche famiglie con un doppio stipendio che cercano mobili di buona qualita’ a prezzi contenuti per la seconda casa, affermati imprenditori che non vogliono spendere troppo per arredare la mansarda, nonni che devono preparare la cameretta per il nipote in tempi veloci e sapendo che non durera’ poi molto.
Quello che accomuna tutte queste persone non e’, come i maligni (conservatori) potrebbero dire, la tirchieria o la mancanza di gusto e stile personale, ma, all’opposto, la apertura mentale, la ricerca non di risposte individuali fornite dal privato ma della soluzione piu’ vicina alle proprie esigenze che si possa trovare in una vasta gamma di offerte standardizzate.

Per questo dico che i clienti di Ikea sono il prototipo dell’elettore laburista: persone che sono consapevoli delle responsabilita’ e delle opportunita’ che derivano dal vivere in una societa’, e che sono disposte a farsene carico, purche’ sia possibile trovare per loro servizi adeguati (anche se non personalizzati).

Ebbene, anche se la crisi ha colpito pure Ikea, il clima che ho respirato durante le mie due ora di visita al negozio e’ stato fortemente positivo: certamente siamo in un periodo di difficolta’ (per l’economia, per il Labour, per il PD) ma ci sono (nel paese, nel partito, tra i nostri elettori) le energie positive per ricominciare, c’e’ la consapevolezza che bisogna stringere la cinghia, ma anche la voglia di rimboccarsi le maniche per ripartire.

Il problema, per il Labour soprattutto (ma anche per il PD), e’ come queste energie positive riescono ad essere incanalate nella routine del partito e riescono a prendere il sopravvento sulla depressione generale.
Provo ad avanzare tre messaggi chiari (gli stessi che illustrero’ la prossima settimana al meeting del Labour Movement for Europe, sperando che qualcuno ne voglia discutere) che possono e, a mio parere devono, essere la base sulla quale combattiamo le prossime europee. Per vincerle!

Innanzitutto non trasformare le elezioni in un referendum pro o contro Gordon Brown e il governo: e’ vero, nelle ultime settimane le cose sembrano andare un po’ meglio, ma non bisogna pensare che l’onda positiva dei conservatori sia definitivamente calata. Anzi: trasformare le elezioni europee in una scelta tra Brown e Cameron sarebbe un errore strategico e politico imperdonabile.
Al tempo stesso bisogna anche smontare il ragionamento degli avversari che mirano ad approfittare di un voto che e’ tradizionalmente piu’ libero per dare un colpo a Gordon Brown e alla credibilita’ del suo governo. A questi bisogna spiegare che l’esito delle europee avra’ minime ripercussioni sul governo (se non addirittura nulle) e che quindi la mattina del 7 giugno chi vota contro l’attuale primo ministro rischia non solo di continuare ad avere Brown a Downing street, ma anche di avere un rappresentante dei conservatori a Bruxelles.

Questo vale, a parti invertite, anche per l’Italia: Franceschini sta facendo bene nelle sue prime settimane, proprio perche’ non sta parlando contro il governo, ma del paese e dei suoi problemi reali. E deve comunque stare attento che l’onda che ha portato Berlusconi a vincere non e’ ancora smontata e giocare la carta del voto contro il governo puo’ essere vista come una volonta’ del PD di usare l’Europa per un gioco che e’ tutto politico. E quindi risultare controproducente.

Il secondo, logicamente conseguente, punto e’ fare di questa campagna una campagna di merito. Nella corrente situazione internazionale (politica, economica, sociale) l’Unione Europea, non solo non e’ parte del problema, ma e’ anche l’unica soluzione che possa aiutarci ad andare avanti.
Soprattutto in Inghilterra bisogna, pero’, cominciare a spiegare che l’EU non e’ una entita’ neutra, tecnica, che vive in una sua realta’ separata, e le cui decisioni sono dettate da una particolare agenda di natura burocratica, ma una struttura altamente politica, le cui decisioni derivano da una chiara analisi dei problemi della societa’ e da determinata visione su come risolvere quei problemi.
Quella visione non e’ data una volta per tutte, ma puo’ cambiare, puo’ essere modificata: le elezioni europee servono esattamente a questo, a determinare: le priorita’ che l’Europa si dara’ e le stategie per perseguirle.

Ho avuto modo, durante alcuni dibattiti a Londra, di usare la metafora dell’autobus: chi siede al posto di guida puo’ decidere non solo quali fermate fare, ma anche la direzione e la velocita’ di marcia. Quando il Labour ha deciso (e gli e’ stata data la possibilita’) di sedersi al volante dell’autobus europeo, i risultati sono stati positivi e diffusi: parole come modernizzazione, sviluppo, competitivita’ sono entrate a far parte del vocabolario europeo, mostrando che ci puo’ essere una terza via tra il libersimo sfrenato che vuole solo libero mercato e concorrenza, e lo statalismo burocratico, che pensa solo a sussidi ed assistenza.

Il terzo punto, per avere una campagna elettorale vincente, e’ quindi quello di parlare di piu’ dei successi dell’Europa e non dei suoi fallimenti: parlare piu’ della strategia di Lisbona e meno del trattato di Lisbona, piu’ dell’impatto positivo che l’Unione puo’ avere nella nostra vita di tutti i giorni e meno delle sue difficolta’ burocratiche.

Ultimo punto, ma e’ in realta’ una pre-condizione per fare tutto questo, e’ di avere liste di candidati credibili, radicati sul territorio, davvero interessati a portare il loro contributo al funzionamento dell’UE, e non semplicemente in cerca di una collocazione temporanea in attesa di tornare nell’agone nazionale, o semplicemente per concludere la propria carriera politica.

Ma questo, me ne rendo conto, e’ un discorso che vale unicamente per l’Italia, perche’ qui la scelta dei candidati non solo e’ gia’ stata fatta (da tempo) ma risponde nche a maggiori criteri di competenza.
In Italia, invece, anche se la destra dovesse candidare in tutti i collegi Berlusconi, seguito da una sfilza di ministri (che sono tutti per legge ineleggibili), il PD non deve inseguirla sul terreno della personalizzazione e del leaderismo, ma deve avere il coraggio di candidare come capilista persone con le caratteristiche che elencavo prima.
Per dirla con uno slogan semplice ed efficace: liste con meno Cofferati e Bassolino, e piu’ Gianni Pittella.

Quattro punti, chiari e fermi, per affrontare la prossima campagna elettorale con fiducia: perche’ davvero, le prossime europee si possono ancora vincere!


Per quanto mi riguarda, comunque, io il mio candidato lo ho gia’ trovato, si chiama Claude Moraes, e sara’ il capolista del Labour a Londra.
Ah, dimenticavo, io alle prossime europee votero’ Labour e sosterro’ con convinzione il manifesto del Partito del Socialismo Europeo.

 

3 Risposte to “Le elezioni europee si possono vincere.”

  1. paolo dova said

    Still waiting for a ‘real european PD’

  2. […] stato Elogio di Jade che va a morire (241 visite); il secondo e’ stato quello con le mie considerazioni sulle elezioni europee  (113 visite), seguito da due post quasi parimerito: la mia […]

  3. […] ancora pensavo che le elezioni europee si potessero vincere. A rileggere ora le quattro ricette proposte alla fine di questo articolo vengono i brividi…. […]

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