Homo Europeus

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Obama spiegato ai laburisti

Posted by homoeuropeus su 4 marzo 2009

Pubblicato su Europa di oggi.

Joe Rospars è un venticinquenne americano, un po’ diverso dalla norma dei suoi coetanei: anzichè di football e videogiochi è un appassionato di database e di politica. Dall’unione di queste sue due passioni è nata nel 2004 Blue State Digital, una compagnia di servizi specializzata nella comunicazione politica, che ha organizzato tutta la stategia della new media campaign per l’elezione di Barack Obama. «Abbiamo iniziato in due, nel febbraio del 2007 e abbiamo finito con tredici milioni di collaboratori on-line, uno staff pagato di più di ottocento persone e uffici in ogni grande città degli Stati Uniti» racconta Rospars a Europa alla fine di un seminario, organizzato dal Labour party, per capire come adattare le strategie di comunicazione on-line usate da Obama alla prossima campagna elettorale in Gran Bretagna.

Nonostante l’interruzione della metropolitana, lo scorso sabato mattina a Canary Wharf ad ascoltare questo giovane guru c’erano più di duecento bloggers, webmasters, appassionati di computer e organizzatori locali del partito . Un linguaggio diretto, privo tanto della retorica del politico quanto della terminologia tecnica incomprensibile ai non professionisti del computer, accompagnato da brevi viedo e da un contenuto chiaro e schematico: «i nuovi media non sono il messaggio, sono lo strumento per agevolare l’accesso alla politica». In un paese come l’Inghilterra, in cui la blogsfera è patrimonio incontrastato della destra mentre il Labour party, con la sua struttura organizzativa burocraticamente verticistica e la sua rigida disciplina di partito, fatica ad affermarsi nella battaglia on-line, le parole di Joe Rospars suonano più eretiche che profetiche.

«La nostra strategia era basata sulla convinzione che le migliori pratiche politiche si trovano alla base di una organizzazione, non al suo vertice e che bisogna adattare la politica alla struttura della rete, senza guardare a un vertice preciso anche nelle più difficili campagne elettorali» mentre le organizzazioni politiche tradizionali sono ancora basate su una struttura di tipo militare con un vertice ristretto che stabilisce la strategia e la tattica e una base che la porta avanti. Il fine della campagna sui new media, ha spiegato Rospars, non era quello di trasmettere un messaggio dal vertice alla base in modo nuovo, ma quello di «creare una relazione con i supporter e dei supporter tra loro», di «mettere le persone al lavoro, non tramite ordini, ma tramite stimoli», fornendo loro tutto il materiale necessario on-line affinché ognuno si sentisse libero di fare quello che sapeva fare meglio. A rafforzare il suo ragionamento Rospars ha fatto vedere il videoclip, che è stato secondo le loro stime uno degli strumenti più utili  per mobilitare supporters di Obama durante la campagna: una raccolta di brevi interviste in cui un falegname del Texas, una casalinga dell’Illinois, uno studente di New York e un pensionato della California spiegano con una battuta le loro ragioni per andare a votare.

Barack Obama non viene mai nominato, né la sua faccia appare nel video, né si sente la sua voce: «il nostro messaggio non era “votate Obama” – spiega Rospars – ma “fate senire la vostra voce”. La politica tradizionale prima chiede di iscriversi ad un partito e poi di sostenerlo: noi chiedavamo a tutti di attivarsi, senza sapere quanto le persone erano convinte di Obama. Sapevamo che quelli meno convinti si sarebbero convinti durante il percorso, nel confronto con gli altri, nel sentirsi parte della nostra impresa»

Ovviamente Rospars sottolinea che non è stato facile convincere nè il Partito democratico né gli strateghi della campagna di Obama ad utilizzare questa strategia, in particolare quando sono state messe on-line a disposizione del pubblico le informazioni per fare le telefonate e convincere gli indecisi: «L’idea che la libertà è parte essenziale della rete è dura da far passare: ho spiegato che si poteva correre il rischio che un centinaio di repubblicani leggessero le nostre informative, se il risultato era che milioni di democratici potevano scaricarle e usarle quando e come volevano. Solo così si poteva creare quel vero rapporto di fiducia che è parte essenziale di qualsiasi campagna, tradizionale o on-line».

Lo stesso sistema di creare relazioni e fiducia tramite la rete è stato usato da Blue State Digital per la raccolta di fondi on-line, che ha raggiunto la cifra record di più di 500 milioni di dollari, raccolti soprattutto attraverso micro-donazioni. «Nel fare fundraising non ci si occupa di soldi, ma di persone» ha spiegato Rospras, aggiungendo che più che focalizzarsi nel ringraziare e ricontattare chi aveva già fatto donazioni, la loro strategia ha cercato di coinvolgere e entrare in contatto con quel 90 pere cento delle persone che, alla prima richiesta, si era rifiutata di offrire soldi. Ispirati dal motto “se porti una persona dentro una stanza, porterà il suo portafoglio con sé”, i volontari di Blue State Digital, richiamavano gli indecisi, li andavano a trovare, chiedevano loro consigli e opinioni, li coinvolgevano.

«Non è possibile trasferire gli strumenti utilizzati per una campagna in una campagna completamente differente – ha concluso il suo intervento Rospars, freddando le aspettative dei presenti – ma si può provare a trasmettere il messaggio chiave della nostra vittoriosa esperienza: coinvolgere le persone, farle contare. Questo è quello che la rete può aiutarci a fare: creare un network di supporter attivi, che sono la vera chiave per poter vincere qualsiasi elezione».

3 Risposte to “Obama spiegato ai laburisti”

  1. […] due post quasi parimerito: la mia riflessione per ricominciare dopo una lunga pausa (96 visite) e l’articolo  su come adattare le strategie elettorali di Obama anche in Gran Bretagna (con 95). E’ la […]

  2. Obama ha dato una bella lezione a tutto su come si devono vincere le elezioni. Ormai il famoso Grassroots degli anni ’80 e 90 nella politica americana, è stato sostituito dal marketing virale online

  3. […] di come le nuove tecnologie si possono sposare con la creazione di vera mobilitazione, e per questo Joe Rospars, l’uomo che ha reso quel sogno possibile, è considerato un vero mito. Il suo discorso è stato […]

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