Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Neve e protezionismo.

Posted by homoeuropeus su 2 febbraio 2009

Ieri Londra si e’ svegliata sotto una impressionante nevicata, la piu’ grossa degli ultimi trent’anni, dicono le statistiche, con le strade bloccate, gli autobus fermi, migliaia di negozi chiusi e molti servizi di pubblica utilita’ interrotti: chiuso a casa per proteggermi dal freddo, ho dovuto subire l’imperversare dello slogan British job for British workers, che  dominava stampa e televisione.

“Non importa da dove vengono, basta che mi spazzino la neve dalla porta di casa” mi sarebbe venuto da dire, ma capisco che sarebbe stata una risposta semplicistica ed egoista, che non si misura con la sfida nascosta dietro a quello slogan.

E’ la sfida di rispondere a chi vorrebbe contrastare la globalizzazione e l’integrazione europea con barriere, dogane, protezionismo. Ma e’ anche la sfida di rispondere a queste persone con politiche che abbiano una ricaduta positiva sul territorio, perche’ e’ inevitabile che se per un lavoratore inglese l’Europa viene a significare soltanto la perdita del proprio lavoro, difficilemete quel lavoratore si sentira’ di sostenere l’idea di una maggiore integrazione.

La questione non e’ solo quella della Total e della protesta contro i lavoratori italiani, ma quella molto piu’ complessa della libera circolazione del lavoro in Europa: uno dei principi cardine dell’integrazione europea, ma al tempo stesso anche una di quelle questioni che, se non affrontate, rischia di creare elementi di stortura nel mercato del lavoro.

Se infatti e’ necessario garantire a tutte le aziende di ogni paese europeo la massima liberta’ di operare in tutti gli altri paesi dell’Unione, e’ necessario anche impedire che questo diritto si trasformi in una forma di competizione scorretta per i paesei che hanno standard economici e diritti dei lavoratori piu’ elevati.

Esiste una direttiva, la 71 del 1996, che garantisce a chi lavora fuori dal proprio paese l’estensione dei diritti dello stato in cui si trova ad operare, impedendo cosi’ che ditte portoghesi o spagnole possano avvantaggiarsi di condizioni contrattuali inferiori per vincere appalti in altri paesi europei.
E bene fa la Commissione europea a dire che non intende modificarla alla luce delle recenti proteste.
Quella direttiva infatti, come bene spiega questo articolo,  e’ stata applicata poco e male, e in particolare la Gran Bretagna non ha mai adottato nessuna specifica normativa per equiparare i lavoratori in trasferta ai lavoratori locali.

Se lo si facesse ora, questo offrirebbe una risposta civile e di sinistra alla domanda di protezionismo, una risposta che permetterebbe all’integrazione europea di avanzare, con reali e immediati benefici non solo per le imprese ma anche per i lavoratori, promuovendo al tempo stesso un innalzamento degli standard economici e lavorativi per tutti.

British sandards for British jobs, questa dovrebbe essere la risposta a chi chiede protezionismo e chiusura. Una risposta progressista ed europea.


Per quanto riguarda lo slogan originale, quello che i lavoratori inglesi stanno scandendo contro lavoratori italiani e di altre nazionalita’, ricordo che che Gordon Brown lo uso’ durante la conferenza del partito laburista nel settembre 2007. In quel contesto egli si riferiva (come spiega bene anche la BBC) alla necessita’ di preparare i lavoratori inglesi per i lavori che saranno disponibili in Gran Bretagna in futuro, un concetto che si basa unicamente sull’idea di pianificazione e formazione, e non su quella di nazionalismo e protezionismo

3 Risposte to “Neve e protezionismo.”

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    Tuttavia risulti ancora iscritto al nostro aggregatore. Per provvedere segui le istruzioni che trovi in questa pagina http://libmagazine.eu/wordpress/?page_id=157. Graze mille.

  2. […] Un solo post pubblicato in febbraio, ma risultati comunque soddisfacenti per il blog. […]

  3. […] polemiche sullo slogan British jobs for British workers, mentre Londra e’ sommersa dalla […]

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