Homo Europeus

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Il ministro degli esteri all’asilo

Posted by homoeuropeus su 30 gennaio 2009

Mi lascio andare ad una una breve divagazione personale, ma ho la testa talmente piena di questioni politiche che ho deciso di scrivere qualcosa su un fatto che mi e’ successo nei giorni scorsi e mi ha spinto a fare riflessioni piu’ generali su questo paese e il suo modo di fare politica.
Tanto mi pare che con il mio precedente post, ho rotto il mio impegno all’anonimato (se mai c’era stato un tentativo di mantenerlo realmente!)

L’altra mattina mia moglie ha portato nostro figlio al Community Center, uno spazio gestito da quello che in Italia sarebbe un Consiglio di Quartiere (se ce ne sono ancora), dove organizzano diverse attivita’ per i residenti della zona, in particolare per i bambini la mattina e per gli anziani la sera.

Era la prima volta che ci andava ed era uscita la mattina molto poco convinta di questa idea, ma d’altronde in questo periodo a Londra fa molto freddo (spesso piove) e il bambino non puo’ restare in casa tutto il giorno. Sembrava che una mattinata di giochi e canzoncine con gli altri bambini della zona fosse l’unica possibilita’ per uscire ma stare allo stesso tempo al caldo.

Nonostante il suo iniziale scetticismo, e’ tornata entusiasta!
Entusiasta per le attivita’ che avevano proposto, per il clima amichevole, per le reazioni positive del bimbo. Entusiasta anche per una cosa particolare che le era capitata.

C’erano una decina di bambini (dai 10 mesi ai tre anni), che giocavano liberamente su dei materassini di gomma, sotto la supervisione di una animatrice, che proponeva filastrocche, soffiava palloncini, faceva pupazzetti di carta crespa.

I genitori, cui era stato dato un adesivo con il nome, in modo da potersi conoscere,  stavano ai lati dei materassini, e ognuno si prendeva cura del proprio figlio, lo aiutava a seguire le attivita’ o lo invitava a non distrarsi.

Accanto a mia moglie, l’unico bambino accompagnato dal suo babbo: un quarantenne in giacca e cravatta, che si era tolto le scarpe e  giocava con suo figlio. L’unica particolarita’: non aveva l’adesivo con il nome. Forse non ne aveva bisogno, dato che tutti i presenti conoscevano David Miliband, il ministro degli esteri inglese.

Non c’era scorta, non c’erano auto blu; non c’erano fotografi ne’ telecamere. Non c’era neppure particolare eccitazione da parte delle altre mamme, o da parte sua: ha fatto un po’ di quelle conversazioni di circostanza che si fanno in queste occasioni (nomi dei bimbi,  eta’ , piccoli problemi di sonno e di cibo).

Dopo essere stato per tre quarti d’ora a giocare con suo figlio e gli altri bambini, David si e’ rimesso le scarpe ed e’ andato a lavorare.

Non era una giornata speciale: era un babbo che portava suo figlio alle attivita’ del quartiere. Il fatto che quel babbo fosse il ministro degli esteri era assolutamente irrilevante. Per lui e ancor piu’ per gli altri.

Non me li vedo Frattini, Berlusconi o Fini, ma purtroppo neppure Veltroni, o Rutelli, che si tolgono le scarpe e giocano con loro figlio.
Non me li vedo entrare in un asilo e non aspettarsi che tutti li riconoscano, li omaggino, li ammirino.
Non me li vedo girare senza scorta, senza auto blu, ne’ fare una cosa cosi’ normale e quotidiana come portare i figli all’asilo (ancor meno ad un asilo di quartiere, se ce ne sono ancora!), e farlo in quanto padri, non in quanto ministri o personaggi in vista.

Ecco, secondo me questo episodio dice molto sulla societa’ inglese, sul suo rapporto con la politica.
Dice molto sul perche’ in questo paese la parola uguaglianza e la parola opportunita’ hanno un significato che da noi non hanno.

 

3 Risposte to “Il ministro degli esteri all’asilo”

  1. sì, in effetti sarebbe opportuno, Lazzaro, vedere i politici di rilievo a fare anche attività di semplice vita quotidiana – attività altrettanto rilevanti – come ad esempio, giocare a palla in un campo-giochi, con il proprio figlio – beh, perdonami, Veltroni se non vado errata ha una figlia già grande, però, ebbene sì, magari quando si vedono, potrebbero preparare la pizza assieme e facendo questo, commentare un film; beh, che ne sappiamo noi, forse, Walter con sua figlia fa questo e pure altre cose, o non credi???

    comunque per quanto riguarda l’ambiente della Ludoteca per bambini piccolissimi, anch’io ci portavo il nostro Thomas circa 9-10 anni fa, beh è semplicemente fantastico;
    alla Ludoteca che frequentavamo noi, a Trieste, era situata nella zona vecchia della città, insomma all’interno della Ludoteca c’era una bellissima e grandissima cucina, intendiamoci una cucina per giocarci dentro; ed era bellissimo, perché quando Thomas mio figlio all’età di due/tre anni circa mi “preparava” da mangiare, mi voleva mettere su un piattino piccolissimo tanti cibi, ad esempio, il pollo (di plastica, naturalmente), il pomodoro (era sempre di plastica ma paradossalmente più grande del pollo) e poi ci voleva aggiungere l’insalata, però non ci stava… e poi si arrabbiava… e poi io gli dicevo che a me il pollo allo spiedo piace un po’ più arrostito e lui si arrabbiava ancora ma poi… e gli dicevo,dai Thomas arrostilo un po’ di più ed apriva la porticina del forno e ci metteva il pollo ad arrostire, lo lasciava 10 secondi e lo rimetteva sul tavolo… insomma poi dovevo mangiarlo, ebbè dovevo pure dirgli che era buonissimo il polletto di plastica, o non dovevo farlo???

  2. Philippe said

    Frattini lo ricordo ancora a Cortina, in tuta da sci, mentre si fa intervistare dal TG1 sulla crisi a Gaza… Che tenero…
    Frattini, leggi homoeuropeus e impara!!

  3. Francesca said

    Frequento da diversi anni asili, biblioteche, ludoteche, centri comunali e di quartiere, e non mi è mai capitato di incontrare un ministro, ma nemmeno un assessore, se non in visita formale. Peccato, perché anche in Italia esistono strutture organizzate molto bene, la cui efficienza in genere si basa sulla buona volontà di singoli, o sull’impegno di piccoli gruppi volenterosi, e che avrebbero bisogno di essere conosciute, non fosse altro per fare da esempio ad altre o magari, chissà, per attrarre finanziamenti e crescere.

    Un esempio è la biblioteca comunale San Giovanni di Pesaro, dove l’area studio senza obbligo al silenzio è frequentatissima da studenti di scuole medie e superiori; e dove lo spazio dedicato ai bambini è aperto e amichevole, i servizi sono attrezzati con fasciatoi per i più piccoli, le sale di lettura hanno poltrone colorate per i genitori nonni e fratelli maggiori che vogliono raccontare una storia, e seggioline e sdraiette da neonato per i piccoli spettatori. La biblioteca di Pesaro è un modello anche per strutture più grandi e più note, come la Sala Borsa di Bologna (che da parte sua, dopo il rinnovo della scorsa estate, può competere sotto diversi aspetti anche con le biblioteche scandinave).

    Certo, Londra è un’altra cosa. Londra ad esempio ha dato credito alla realizzazione del primo IdeaStore, al quale ne sono seguiti altri: luoghi d’incontro dove è “vietato vietare”, dove si può parlare, mangiare, usare il cellulare, ma dove principalmente si va per leggere. Le pareti sono trasparenti, così che chiunque all’esterno possa assistere allo spettacolo della cultura e condividere il piacere di leggere. Gli IdeaStores si trovano nei quartieri a maggiore densità di immigrati e a reddito più basso; e nel giro di pochi anni sono diventati centri polivalenti assai frequentati, così che sempre più numerose sono le persone che, tra un caffè e una lezione di ballo, si ritrovano con un libro in mano. (Aggiungo, incidentalmente, che l’ideatore è un italiano).

    Senza attenderci miracoli in un’Italia che arranca, tragicamente afflitta dai suoi numerosi mali, sarebbe bello comunque incontrare un ministro, se non proprio in biblioteca, almeno in coda al supermercato, e invitarlo a condividere per un pomeriggio una qualsiasi delle nostre ordinarie realtà; e quindi invitarlo, da Persona Qualunque ridiventato Ministro, a dare spazio e fiducia a qualcuna delle tante buone Idee che circolano tra chi la vita la vive davvero, magari in provincia, magari senza tante risorse e senza clamore.

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