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42 voti e le amenita’ di Boeri sulla democrazia dei partiti

Posted by homoeuropeus su 22 novembre 2008

Quando un partito e’ diviso sulla sua prospettiva politica non ci sono scorciatoie per trovare una soluzione unitaria: bisogna confrontarsi, discutere, valutare, mediare. Forse sembrano bizantinismi, nell’epoca del decisionismo imperante, ma a mio parere non ci sono alternative.

Lo dimostra chiaramente la vicenda del Partito Socialista Francese, che sperava di poter risolvere le sue diatribe interne con il ricorso ad un voto dei suoi iscritti: alla fine non c’e’ stato ne’ il plebiscito, ne’ una vittoria netta, ma neppure una vittoria di misura. 42 voti (su quasi 13.500) separano Martine Aubry da Segolene Royal, lasciando un partito diviso e ancor piu’ ingovernabile.
Da un punto di vista tecnico la situazione sara’ risolta dal Consiglio Nazionale convocato martedi’, che dovra’ riconteggiare i risultati, valutare il ricorso di Royal e proclamare il risultato ufficiale, ma dal punto di vista politico, questa ferita non si potra’ rimarginare senza un vero e approfondito confronto nel merito, che la prossima segretaria, chiunque essa sia, avra’ il compito di promuovere.

Stavo facendo queste riflessioni quando mi e’ capitato di leggere l’articolo “Primarie o secondarie?” di Tito Boeri e Fausto Panunzi, pubblicato su Lavoce.info (una versione piu’ approfondita e’ stata pubblicata ieri su la Repubblica con il titolo “Le primarie e la casta democratica” e viene riproposta da vari siti – qui ad esempio).

Con questa sua presa di posizione Boeri si unisce al movimento Primarie vere, primarie sempre, nel sottogruppo Primarie anche anche quando non so di che cosa parlo.

Boeri parte dall’esempio francese, appunto e dalla sfida tra Hillary e Obama, per mettere alla berlina l’elezione di quello che lui chiama “il coordinatore cittadino” del Partito Democratico di Milano.
Innanzitutto nel caso francese non si trattava di primarie, ma semplicemente di elezione diretta del segretario da parte degli iscritti (una ipotesi che lo statuto del PS prevede qualora la platea congressuale non trovi un accordo sul nome del segretario: elezione a cui solo i militanti del partito (e in regola con i versamenti della tessera possono partecipare). Una cosa che se la facesse il PD in Italia, gente come Boeri griderebbe al complotto degli apparati e della casta!

Per quanto riguarda il posto di Coordinatore dei circoli del Partito Democratico milanese (questo il nome esatto della carica, come si puo’ evincere dal sito del PD di Milano), Boeri rimarca come il diritto di voto attivo fosse limitato soltanto ad un ristretto numero di persone, con precisi incarichi politici: ma poiche’ questa carica non ha funzione di indirizzo politico, ma semplicemente di coordinamento tra le diverse strutture del partito a livello cittadino, non trovo assolutemente niente di male se esso viene scelto solamente dalle persone direttamente interessate. D’altronde anche il tanto glorificato Partito Democratico americano utilizza lo strumentoi delle primarie solo per l’individuazione dei candidati alle cariche elettive (Presidente, Senatori, Governatori), mentre affida ai soli iscritti (o ai rappresentanti eletti) la scelta delle (poche) cariche di partito a livello locale e nazionale.

Ma non voglio, con questi mezzucci, sottrarrmi al vero punto che Tito Boeri pone: che per essere davvero democratici e per ritornare credibili i partiti dovranno, sempre piu’ ricorrere alle primarie.

Ebbene, io credo che la credibilita’ di un partito non dipenda solo dal metodo di selezione della sua classe dirigente, ma anche e soprattutto dalla chiarezza e dalla credibilita’ della sua proposta politica, dal suo radicamento territoriale, dalla sua capacita’ di inziativa, dalla sua coerenza, dalla sua moralita’.
Tutti elementi che, purtroppo, le primarie molto spesso non garantiscono.

E anzi, con la panacea delle primarie si evita di affrontare i nodi veri della democrazia interna al partito, che non sono tanto quelli di chi viene eletto segretario, ma di chi decide e di come si decide. Con l’elezione di Veltroni a segretario del PD non si e’ risolto ne’ il problema delle correnti (che immobilizzano il partito piu’ di prima) ne’ quello della continua mediazione sulle scelte (che ha portato il partito all’immobilismo).

Boeri, da bravo economista, costruisce un modello che in sostanza dice “maggiore e’ il numero delle persone coinvolte nella scelta del gruppo dirigente, piu’ democratico e aperto e’ il partito”: un modello che purtroppo si e’ ampiamente dimostrato non funzionare. Basti pensare al PSI di Craxi e alla sua scelta di far eleggere il segretario direttamente dal congresso, piuttosto che dal Comitato centrale: lo trasformo’ in un partito leadersitico e corrotto.

I partiti (quelli italiani come quelli francesi) sono organismi delicati nei quali tutte le diverse funzioni (elaborazione programmatica, rappresentanza degli interessi, capacita’ decisionale) devono poter convivere e svilupparsi in armonia: qualsiasi scorciatoia (fossero anche delle primarie fatte davvero – non ne abbiamo quasi mai viste comunque!) non puo’ certo risolvere la situazione.
E quei 42 voti di scarto tra Aubry e Royal sono li’ a ricordarcelo!

 

4 Risposte to “42 voti e le amenita’ di Boeri sulla democrazia dei partiti”

  1. […] Quando un partito e’ diviso sulla sua prospettiva politica non ci sono scorciatoie per trovare una soluzione unitaria: bisogna confrontarsi, discutere, valutare, mediare. Forse sembrano bizantinismi, nell’epoca del decisionismo imperante, ma a mio parere non ci sono alternative.[…]

  2. Champ said

    Ciao. Ho letto l’articolo di Boeri e mi sento di poter dire che concordo sia con le tue conclusioni che con lui. Boeri non ha “messo alla berlina” quelle elezioni. Ha solo detto che è sbagliato chiamarle primarie.

    Sul fatto che alle elezioni del coordinatore possano votare solo i direttivi dei circoli e non tutti gli iscritti possiamo discutere a lungo (mica deve coordinare solo i direttivi, ma tutti gli iscritti). A mio avviso ci sono pro e contro entrambe le soluzioni.

    Tieni solo presente che il motivo per il quale si è deciso di non fare le primarie è solo legato al fatto che non si voleva dare la stessa legittimazione a quella carica e a quella di segretario provinciale.

  3. Cornelio said

    La divisione non é un problema quando ha sedi e momenti di mediazione. Diventa un problema quando annuncia una scissione come ne é piena la storia della sinistra ivi compreso qule partito “corrotto” di cui si parla nell’articolo del sapientone che ha scritto “42 voti e le amenita”. Forse a volte anche lo stile di dire le cose conta!

  4. […] 42 voti e le amenita’ di Boeri sulla democrazia dei partiti […]

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