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Crisi, i blairiani attaccano Brown. E la tregua vacilla

Posted by homoeuropeus su 23 ottobre 2008

Pubblicato su Europa di oggi.

 

A sentire Gordon Brown, il governo inglese non ha alcuna responsabilità per la recente crisi finanziaria e la probabile recessione che la Gran Bretagna si trova ad affrontare. Anzi, a livello internazionale il premier si è preso pure il merito di avere individuato la soluzione più credibile, cui tutti si sono accodati. Ma questa opinione non sembra universalmente accettata, non tanto tra i Conservatori di Cameron e Osborne che, pur avendo rotto la tregua con il governo, non hanno ancora ricominciato ad attaccare Brown e Darling. Sta volta le accuse vengono dall’interno, da due autorevoli voci dell’entourage di Tony Blair primo ministro: Geoff Mulgan, direttore della policy unit dal ’97 al 2004 e Matthew Taylor, il principale strategic advisor dal 2003 al 2006.

 

I due sono stati convocati a una formale audizione della commissione parlamentare sulla pubblica amministrazione, per illustrare come, negli ultimi dieci anni, il governo si è riorganizzato per fare fronte alle emergenze. L’ordine del giorno prevedeva si parlasse di mucca pazza e di incidenti nucleari, ma l’attualità ha preso il sopravvento e in breve l’attenzione si è spostata sul terremoto finanziario. Mulgan non si è fatto pregare e, pur riconoscendo l’abilità del governo nel fare fronte all’emergenza, ha sottolineato che al tesoro non c’era stata alcuna capacità di prevedere degli scenari futuri, individuare i potenziali rischi di bancarotte e collassi finanziari, di prevenirli o almeno predisporsi alla gestione della crisi. Più duro ancora Taylor, che non solo ha accusato la gestione del ministero di essere «troppo ossequiosa nei confronti del mondo finanziario», ma ha anche criticato «l’eccessiva leggerezza» con cui si sono approvate norme per agevolare l’accesso ai mutui di persone che non avrebbero successivamente potuto ripagare il prestito. Norme le volle proprio Brown per permettere alla middle-class di entrare nel mercato immobiliare.

 

Ma i due sono andati ancora più a fondo quando, richiesti di un parere sulle cose essenziali che un governo deve fare per affrontare una crisi, hanno detto entrambi: «Avere un gabinetto snello, pochi sottosegretari e con incarichi ben definiti». Una critica non tanto velata, dato che il governo Brown è il più grande che la Gran Bretagna ricordi, con 122 tra ministri e sottosegretari (erano 106 con la Thatcher e 112 con Blair), il solo gabinetto arriva a 33, e, dopo l’ultimo rimpasto, molti sottosegretari hanno incarichi poco chiari e divisi tra più ministeri.

 

Non è bastato far posto nel governo a Peter Mandelson per chiudere le ostilità con i blairiani: nonostante il periodo politicamente calmo e positivo che attraversa, Brown deve sempre ricordare che la tregua nel partito è ancora fragile.

 

Una Risposta to “Crisi, i blairiani attaccano Brown. E la tregua vacilla”

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