Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Le classi separate insegnano solo l’indifferenza

Posted by homoeuropeus su 16 ottobre 2008

La mozione approvata dalla Camera dei deputati, che introduce “classi ponte” (poi formalmente rinominate “classi di inserimento” per ottenere i voti del Popolo delle Liberta’) destinate ai bambini stranieri che si iscrivono alle nostre scuole elementari, e’ politicamente e culturalmente una vergogna

La scuola prima di tutto dovrebbe insegnare. Insegnare a correre, a disegnare, a contare. Insegnare a leggere, a scrivere, a parlare. Insegnare a pensare, a conoscere, a domandare. Ma anche insegnare a socializzare, a integrare. Ad amare.

La scuola oggi in Italia, e le riforme volute dalla ministra Gelmini rafforzano questa tendenza, insegna invece ad essere giudicati (con un numero, un voto in pagella) e a giudicare. Insegna a identificare il “diverso”, a isolarlo. Insegna che la vita e’ una competizione nella quale non c’e’ spazio, ne’ tempo, ne voglia, di fermarsi ad aiutare chi e’ piu’ indietro.

Sono felice che mio figlio andra’ a scuola a Londra, dove le classi separate non esistono, e anzi le scuole esibiscono la diversita’ linguistica e culturale dei propri alunni come una ricchezza culturale. Qualcosa che, molto piu’ di ogni materia curriculare, insegna ad essere cittadini attenti e solidali.

 


Per chi fosse interessato, il sito dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica offre moltissimi materiali sull’integrazione dei bambini stranieri in Italia e in Europa. A partire da questo articolo.

24 Risposte to “Le classi separate insegnano solo l’indifferenza”

  1. Bellissimo il disegno hai pubblicato. La Scuola con la esse maiuscola deve essere una valida, ricca scuola pubblica e deve aprire, anzi spalancare le porte a tutti, nessuno escluso.
    Ogni cittadino europeo deve avere la possibilità di essere scolarizzato, alfabetizzato di poter sviluppare i talenti più diversi che ha.
    E questo lo deve garantire la Scuola Pubblica.

  2. giorgio said

    era ora che la lega si desse da fare.
    in questo modo i bambini impareranno sin dll’infanzia che la cernita delle frequentazioni e’ necessaria.
    che piaccia o meno questo e’ il futuro.
    un saluto a tutti gli ingenui/buonisti che non voglino capire.

  3. …al contrario, le classi dovrebbero comunicare tra di loro; gli alunni di una classe prima secondaria dovrebbero, nei vari contesti didattici, potersi interfacciare abitualmente con gli alunni di una terza secondaria; è solo un esempio per dire che la suddivisione rigida in classi chiuse già di per sé non è il risultato di una pedagogia ottimale.
    bye, bye!

  4. gianfalco said

    Totalmente d’accordo (e grazie per essere passato dal mio blog): si è avviato un processo destinato ad alimentare il peggio possibile.

  5. Roberto said

    Finalmente non avremo più in classe delle “belle statuine” che non capiscono una parola di italiano e per colpa dei quali il programma di tutti gli alunni italiani subisce forti penalizzazioni. Una volta imparato l’italiano possono tranquillamente inserirsi… dov’è la vergogna? vergognatevi voi buonisti del piffero… x non dire peggio!!!!

  6. Grazie a Elena, per le interessanti precisazioni (quanto all’immagine non ho meriti: e’ tratta da Google!) e a Gianfalco, il cui blog e’ sempre molto stimolante: riesce a dire con una vignetta molto piu’ di quello che molti di noi fanno con 15 post… (Visitatelo se vi va!)

    @ Giorgio vorrei dire che quello che si sta delineando, purtroppo, non e’ il futuro, ma il passato: scuole per i figli dei ricchi, e che i poveri ignoranti restino a casa (o vadano alle scuole per i loro parigrado!) Ecco, se questo e’ secondo te il futuro, e’ meglio che cominci a darti da fare per cambiarlo, altrimenti siamo messi male. Tutti, non uno escluso!

    @ Roberto racconto invece un episodio abbastanza istruttivo. Ad una classe elementare la maestra si rifiuta di fare il corso di inglese, in quanto ci sono tre bambini extra-comunitari che non parlano bene l’italiano e la signora ritiene suo dovere offrire a tutti una buona conoscenza della lingua italiana, prima di passare all’inglese. Ovvie rivolte delle mamme, richiesta di cambio sezione. Poi viene l’autorizzazione dal provveditorato e la signora maestra va avanti per la sua strada.
    Il risultato e’ che dopo due anni di corso intensivo di italiano quei bambini delle elementari ora sanno tutti benissimo la nostra lingua (anche quelli che pensavano di saperla ne hanno tratto beneficio), e ora tutti insieme si apprestano a passare all’inglese…
    Come vedi, non si tratta di essere buonisti (con o senza piffero), ma di far funzionare le strutture con il massimo beneficio per tutti. E davvero non capisco dove sia il beneficio delle classi separate (Forse lasciare che quelli che non sanno l’italiano continuino a stare fra loro? Bell’aiuto!)

  7. Da mentecritica sono passato a leggere questo post come da suggerimento.
    Il post esprime ampiamente cosa dovrebbe fare la scuola e fa in moltissime realtà.
    Sono stato maestro, ora in pensione, e conosco molto bene le dinamiche educative e didattiche. Con le classi ponte o di inserimento si commetterebbe solo una vergogna come le classi differenziali di una volta.
    Sono veramente dispiasciuto, anzi mortificato, per alcuni commenti che non rappresentano il buon senso degli italiani, ma solo ignoranza e, peggio, razzismo.
    Il buonismo è un’altra cosa!

  8. ioTocco said

    Il pensiero di Giorgio è, in maniera forse meno raffinata, il pensiero di molte mamme che trovo all’uscita di scuola. Tutte convinte che la causa di ogni male, dai pidocchi al ritardo nei programmi, sia dello straniero.
    Bene. Dato che il futuro, secondo pragmatismo, sarebbe la segregazione (e non separazione) e dato che faremmo meglio senza gli extracomunitari, la mia domanda è questa:
    come penseremmo di tenerle aperte, poi, queste benedette scuole, se ci fossero solo bambini italiani certificati.
    Se non sbaglio, sotto i 500 bambini, i circoli didattici devono chiudere.
    E se molti circoli rimarranno aperti, dopo questa “splendida” riforma, sarà proprio GRAZIE ai bimbi extracomunitari.
    Ecco che significa, caro Giorgio, guardare al futuro senza ingenuità nè buonismo.

  9. ritazampolini said

    L’indignazione è grande. Sono d’accordo con ciò che dici. Ci sono tante insegnanti com equelal di cui hai raccontato. Sono i genitori i veri disastri. Pur di metetrsi in discussione, sono pronti a scaricare le loro incapacità o le difficoltà del loro figlio sui bambini stranieri. Sarebbe penoso se non fosse ignobile visto che a scontarla sono poi proprio i bambini stranieri. Speriamo di fermare questo tsunami dlela destra. Il “movinmento” intergenerazionale che sta partendo mi fa sperare.

  10. rosy said

    salve a tutti, scusate se mi permetto ma vorrei dire la mia, sono madre di 3 figli ormai grandi chi all’universita’ chi alle superiori.
    la mia esperienza nella scuola non è stata solo come genitore sono stata per vari anni presidente del consiglio di circolo e del consiglio di istituto; ho vissuto molto da vicino le problematiche della scuola, in particolare il fallimento di tanti ragazzi che per inerzia e poco tempo delle maestre e dei professori sono andati avanti sino alle medie con delle lacune insormontabili, creando dei ragazzi disadattati nel vero senso della parola.
    Premetto che sono apartitica, ma non concepisco la posizione che molti di voi stanno assumendo contro le classi separate.
    Inserire uno o piu’ ragazzi con delle conoscenze di base inferiori o diverse dai propri compagni fa di loro degli emarginati, come possono degli insegnanti all’interno della classe operare contemporaneamente in due modi diversi?

  11. Pulce said

    Vi è un classico dilemma equità vs efficienza. Difficile assumere posizioni nette.

    Homoeuropeus, come esempio positivo citi Londra. A me sembra (correggimi se sbaglio) che anche qui ci sia segregazione. Di solito si va a scuola nel quartiere dove si vive (anche perché un bambino non può farsi 2 ore di metropolitana tutte le mattine!). Quartiere ricco = scuola buona, quartiere povero = scuola povera.

    La diversità culturale provocata dai figli dei miliardari russi è meno problematica che quella provocata dai figli dei venditori ambulanti marocchini. (Scusa se estremizzo ma è per rendere meglio l’idea. L’immigrazione a Londra è di qualità più alta rispetto all’immigrazione in Italia).

  12. luk75 said

    sono sicuro che le classi separate non si faranno…

  13. Provo a tirare un po’ le somme delle ultime cose dette, sperando davvero, come dice Luk75, che le classi separate non si facciano mai: ma da dove ti viene tanta sicurezza?

    Mi piace l’approccio economicista di Pulce, equita’ versus efficienza, ma devono essere entrambe considerate sul lungo periodo e in chiave sociale, non individuale: e’ piu’ efficiente una classe che produce studenti eccellenti in italiano, ma scarsi in solidarieta’ e senso civico, o una classe di eccellenti cittadini, educati al rispetto e alla fratellanza, anche se non proprio straordinari nell’uso dei congiuntivi?
    (E va inoltre ricordato che si parla di scuole elementari, quelle in cui non si dovrebbe fornire una educazione nozionistica, ma una formazione globale)
    Per quanto riguarda la segregazione che esiste (ed esiste!) anche a Londra, mi pare pero’ che essa non sia causata dalle decisioni del governo, ma dai dati della realta’, e in quanto tale vada affrontata…
    Ovviamente condivido la parte finale del tuo ragionamento, anche se purtroppo, non tutti i bambini immigrati a Londra sono figli di miliardari russi e ci sono quartieri interi (Tooting, tanto per non citare sempre Brick Lane) pieni di figli di poveri indiani o pachistani!

    @ Rosy, che ringrazio per un contributo critico nei contenuti ma civile nei toni (e non e’ una cosa usuale), mi permetto solo di dire che, soprattutto alle elementari, le differenze nel percorso di apprendimento dei bambini sono enormi, ed e’ compito dei maestri far crescere la classe insieme.
    E’ piu’ difficile, ma e’, secondo me, proprio questo il senso delle classi.

    Ringrazio Ritazampolini, IoTocco e Lupoalburnino per le loro integrazioni, in particolare sulla inefficacia delle classi differenziate, sul ruolo dei bambini stranieri e, piu’ in generale, sul nostro razzismo strisciante (un tema su cui sarebbe il caso di riflettere con maggiore attenzione).

    Infine, mi permetto di segnalare a tutti voi due riflessioni, una di Gianni Cuperlo, parlamentare del PD, sulle classi ponte, e una di Marco Campione su quella che lui definisce la “non-riforma Gelmini”.

  14. Stefano said

    È comico che in chiusura venga fatto riferimento al sistema scolastico Britannico che ho frequentato in prima persona in cui esistono ESATTAMENTE come nella mozione le classi ponte. Ci son sempre stati i corsi O-Levels e GCSE in “English as a second language” proprio per aiutare gli studenti che non conoscendo la lingua in cui viene fornita l’istruzione. Finita l’ora si torna tutti nella stessa classe.

    Nella mozione non si propone di ghettizzare gli stranieri in un’ala ghetto della scuola facendo Matematica magrebina, geografia per salafiti o scienze per cantonesi. Si propone di fare corsi di Italiano per chi parte da zero con la lingua Italiana.
    Vorresti spiagare la declinazione di un verbo o l’uso del congiuntivo a bambini che non conosco nemmeno le 26 lettere dell’alfabeto?

  15. Caro Stefano, purtroppo le classi “English as a second language” che citi tu, sono una cosa totalmente diversa dalle classi ponte.

    Provo a spiegarti: il sistema inglese e’ quello che si definisce un modello integrato nel quale i bambini immigrati sono inseriti in classi ordinarie composte da alunni della loro stessa età (o di età inferiore a seconda dei casi). Qui essi seguono i metodi ed i contenuti curricolari previsti per gli alunni originari del luogo. Misure di supporto (essenzialmente di natura linguistica) sono applicate su base individuale per ogni alunno durante il normale orario scolastico.
    In alcuni casi è previsto, in aggiunta all’offerta ordinaria, anche un insegnamento extracurricolare. In questi casi, gli alunni immigrati ricevono delle lezioni al di fuori del normale orario scolastico ma sempre all’interno delle strutture scolastiche.
    Di fondo il bambino e’ inserito in una classe, di cui segue le lezioni e riceve un supporto individuale per la lingua.

    Il sistema proposto dalla mozione della Camera (qui puoi trovare il testo completo se ti interessa) prevede invece che ci siano test di accesso per valutare la conoscenza linguistica (solo per gli stranieri! Altra cosa sarebbero le classi non piu’ omogeneamente basate sull’eta’ – approfondimento qui) e che il superamento dei test sia «propedeutico» (cito testualmente) all’inserimento in una classe.

    Si tratta, come puoi certamente capire, di due cose profondamente diverse. Il modello proposto per l’Italia, infatti, e’ quello che viene comunemente chiamato modello separato: esso e’ adottato da alcuni paesi europei (Belgio e Germania, ad esempio) ma in Gran Bretagna non esiste! (qui una tavola riassuntiva dei diversi sistemi nei diversi paesi europei).

    Soprattutto alle scuole elementari (dove il livello di conoscenza linguistica dei bambini e’ abbastanza basso) si tratta di creare classi separate nelle quali i giovani stranieri (marocchini e cinesi, ma anche francesi o inglesi) imparano tra di loro le 26 lettere dell’alfabeto e il plurale di granchio, e poi vengono inseriti in una classe dove nel frattempo altri bambini (che gia’ sapevano le 26 lettere dell’alfabeto ma non il plurale di granchio…) hanno imparato un po’ di geografia e un po’ di storia, ma soprattutto sono diventati amici.

    Finisco con una notazione personale, che non avrei voluto raccontare, ma che ora ritengo utile scrivere: io ho fatto le elementari con in classe due bambini down (Davide, dalla prima alla quinta, e Monica, dalla teza alla quinta, poiche’ -al tempo c’erano ancora gli esami in terza – era stata bocciata in un’altra sezione).
    Quei due bambini certamente non erano in grado di seguire il programma regolare (e a stento credo conoscessero le poche lettere utili a scarabocchiare il loro nome su un disegno), ma erano inseriti nella nostra classe, stavano con noi, giocavano, disegnavano. Noi bambini venivamo responsabilizzati verso di loro (a stare con loro, a disegnare con loro, a giocare con loro) e loro venivano integrati tra di noi.
    Credo che sia stata la piu’ grande esperienza educativa che io abbia mai avuto: e come vedi le lettere dell’alfabeto le ho imparate lo stesso.

    La scuola, soprattutto quella elementare, non e’ una competizione, ma un lento processo di crescita, e come tale va affrontato, tutti insieme perche’ ognuno, indipendentemente dalle sue competenze linguistiche, puo’ portare il suo contributo essenziale.

  16. eccellenti le tue considerazioni sulla scuola in generale, homoeuropeus, excuse me what’s your name, please??? I don’t remember it
    bye bye

  17. Stefano said

    Ora, in primo luogo non voglio abusare del tuo spazio e far diventare questa una chat.. in secondo luogo non conosco abbastanza tecnicamente l’argomento per parlarne con la dovuta cognizione.

    Di base sono invece daccordo che ci siano dei test d’accesso per gli studenti esteri che entrano per la prima volta nel sistema scolastico al fine di comprendere lo stato di conoscenza della persona. Non ne vedo l’aspetto irrispettoso o che leda i diritti o la dignità. Ma se sbaglio o son miope sono libero ad osservazioni che mi facciano capire.

    Sulle classi, quando avevo letto il testo della mozione qualche giorno addietro avevo interpretato la frase “corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti” con riferimento alle classi di lingua Italiana. Se mi dici che la mozione mira a staccare gli studenti non italofoni da tutte le classi finché non sono ritenuti liguisticamente alla pari allora non mi trovo daccordo nemmeno io. Tempo permettendo cercherò di capire il senso del passaggio della mozione. Detto ciò non mi risultava che in Italia vi sia un equivalente del “ESL” e trovo che dovrebbe invece esserci.

    Nota finale. No, la scuola elementare non è una competizione, ma la vita, purtroppo si. Motti come “L’importante è partecipare” o frasi d’incoraggiamento come “non hai perso, sei il quarto vincitore!” inculcano nel subconscio l’idea che comunque c’è una soluzione, comunque arriverà mammina e ti tirerà fuori dai problemi.
    Guarda per esempio i banchieri negli Stati Uniti dove nasce questa cultura di non-competitiveness, hanno giocato male e ora che hanno perso chiedono aiuto a Mammina, la Fed.
    Balle. La vita è difficile ed è sbagliato inventare la bolla di un mondo zuccheroso che poi scoppia in faccia quando la realtà ti presenta il conto.

  18. tauzero said

    Concordo su tutta la linea. Mentre mi sconcerta la nota finale dell’ultimo post di Stefano.

    Ho un figlio di quasi tre anni e francamente non credo che la scuola materna (che già frequenta) né tantomento quella elementare gli debbano inculcare alcunché. Credo che sia compito della scuola – materna e primaria – formarlo come persona(quindi aprirlo al confronto con gli altri e magari con le altre culture)e fornirgli le conoscenze di base da utilizzare nel successivo percorso di studio. Anche i genitori, come giustamente scrive Ritazampolini, devono fare la loro parte, non delegando tutto alla scuola ma seguendo e quindi di volta in volta aiutando o responsabilizzando i propri figli, collaborando con gli insegnanti senza sminuirne l’autorevolezza. Insomma, credo che si possa formare un bambino senza renderlo né uno zuccheroso cocco di mamma né un cinico disincantato in lotta per la sopravvivenza nella giungla della vita.

    E se proprio uno vuole iniziare il proprio figlio alla cultura della “competitiveness” gli faccia fare tanto sport. Così imparerà che per uno che vince ce ne sono molti altri che arrivano dopo di lui. E che mica per questo sono dei “losers”.😉

  19. Vorrei rispondere a Rosy che ha fatto parte del consiglio di circolo prima e del consiglio d’istituto poi. Sono stato anch’io, lo dicevo prima, maestro unico e maestro di modulo, però non ho avuto lelle due classi di mia competenza nessun bambino straniero. Ma ho un’espereinza molto diretta: mia moglie maestra ha avuto per cinque anni nelle sue classi un bambino marocchino. Il bambino è stato inserito ed integrato fin dalla prima elementare, gli altri bambini non hanno assolutamente avuto e procurato alcun disagio dal e al bambino. Adesso il bambino va alla scuola media e si trova benissimo. Con ciò non vorrei generalizzare, ma pregherei Rosy di non fare la stessa cosa: le esperienze sono diverse e non sempre negative come nella scuola dei suoi figli,anzi quasi sempre positive.

  20. Riporto la frase (a mio parere emblematica e rivelatrice) nell’intervista che la ministra Mariastella Gelmini ha rilasciato ieri al Corriere della Sera.

    Ad una precisa domanda sull’ambiguita’ della proposta sulle classi ponte, la ministra risponde testualmente:

    «L’ambiguità è di chi ha tentato come al solito di buttarla sul razzismo. Qualunque genitore che ha un figlio alle elementari conosce il problema rappresentato da chi in classe non sa l’italiano. Un problema didattico, che come tale va risolto: non faremo classi separate, le classi ponte saranno corsi magari pomeridiani di italiano per consentire a chi non lo è di imparare la lingua il più rapidamente possibile».

    Bella risposta! Prima attacca e accusa i suoi oppositori di buttarla sul razzismo e poi commette uno straordinario lapsus che rivela le sue reali intenzioni: la ministra, infatti, dice che le classi ponte, mascherate dietro alla necessita’ di insegnare l’italiano a chi non lo sa, sono comunque riservate a chi italiano non e’. Chi pensava a corsi di sostegno per insegnare l’italiano a chi non lo parla bene, si rassegni: se sono stranieri hanno diritto al corso, se sono italiani no!

    Forse non si tratta di razzismo, ma sicuramente di una pratica discriminatoria, che probabilmente non riuscirebbe a reggere il vaglio dell’Unione Europea (alle cui politiche questi provvedimenti dicono di ispirarsi).

    Inoltre vorrei segnalare alla ministra che nella sua frase finale, quel “chi non lo e’” si riferisce grammaticalmente ai corsi di lingua, che sono il predicato nominale della frase reggente. Quindi chi non e’ un corso di lingua potra’ accedere ai corsi di lingua…
    E brava Mariastella! Proprio un bell’esempio di razzismo e di ignoranza…

  21. […] Per quanto riguarda i post, i piu’ letti sono stati Le bugie sull’insegnamento dell’Olocausto a Londra, con 464 visite, seguito da Le classi separate insegnano solo l’indifferenza, con 377, e da Il Bivio del PD dopo il Circo Massimo, con 171 visite (in appena 5 giorni!) […]

  22. […] seguito da Le classi separate insegnano solo l’indifferenza, con 52, […]

  23. […] commentati (in assoluto e’ quello sulla proposta leghista per l’introduzione di classi separate), o di quelli piu’ originali o intelligenti (difficle fare una classifica in questo […]

  24. Roberta Tosi said

    Io ho 45 anni e le elementari le ho frequentate in una scuola pubblica in Italia in una classe tutta femminile. Quella mia esperienza di classe separate mi lasciava insoddisfatta in quegli anni, giudizio che poi ho confermato sempre fino ad adesso. Certo per l’insegnante era più facile mantenere l’ordine, ma ci mancava la ricchezza della vita vera e vivevamo come in un mondo a parte a volte anche frustrante. Quel vuoto di esperienza l’ho colmato molti anni dopo. Mi sono sentita per anni come quando vivi all’estero ma non ti sai esprimere e non capisci chi ti sta intorno. Mi sembra che questo potrebbe accadere ai nostri figli prima di tutto e anche ai figli degli immigrati. Insegnare a mio figlio a capire il mondo fuori mi sembra il primo obiettivo mio e dei suoi insegnanti.

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