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L’emergenza nazionale riunisce gli arcinemici Brown e Cameron

Posted by homoeuropeus su 10 ottobre 2008

Pubblicato su Europa di oggi.

 

Non sembrano esserci grandi differenze politiche sulle misure adottate dal governo britannico per fare fronte alla crisi economica: d’altropnde tra un partito laburista, che ormai da anni ha abbracciato la ricetta della funzione auto-regolatrice del libero mercato, e un partito conservatore che, dopo decenni di liberismo sfrenato, ha cominciato a scoprire la necessità di un maggiore intervento dello stato in economia, non è difficile trovare un punto di mediazione. E infatti non ha avuto grandi difficoltà il cancelliere Darling ha presentare in parlamento il piano di salvataggio che prevede 50 miliardi per ricapitalizzare i principali istituti bancari nazionali, e altri 200 per creare una linea di credito agevolato e far ripartire la catena dei prestiti.

I Liberal-democratici hanno subito detto di appoggiare il piano senza alcuna riserva, perché di fondo «la ripresa delle banche è ma migliore tutela dei piccoli risparmiatori» e hanno rimandato al futuro ogni discussione sulle passate responsabilità; i Tory, pur nel generale clima di collaborazione, hanno cercato di pungolare il governo su qualche dettaglio minore, chiedendo garanzie precise sulla riapertura di credito per le piccole imprese e sull’utilizzo dei fondi per tutelare i gli investotori e non gli stipendi e i bonus dei manager finanziari. Quegli stessi manager che per decenni avevano tratto beneficio dalle misure di deregolamentazione introdotte proprio dai governi conservatori: una contraddizione che qualcuno nel Labour avrebbe avuto volgia di sottolineare, ma questo è il momento delle grandi intese e tutti i partiti si rendono conto che, di fronte alla gravità della situazione, non c’è spazio per le solite schermaglie politiche. D’altronde era stato lo stesso Cameron, dal palco della conferenza annuale del partito, ad annunciare esplicitamente che avrebbe lavorato d’intesa con il governo per individuare la migliore soluzione per salvare l’economia del paese. Un’apertura di fiducia che Gordon Brown aveva immediatamente utilizzato, invitando i partiti di opposizione a confrontarsi sulle misure da prendere. Anche se l’esito di quella riunione è stato che il cancelliere ombra George Osborne ha rivelato ai giornali tutti i dettagli della manovra, come se fossero farina del suo sacco, e ha costretto Darling ad anticipare la presentazione ufficiale del piano, quando questo non era ancora stato ultimato nei dettagli.

Osborne, infatti, dietro a una facciata collaborativa, nasconde la voglia di mantenere un atteggiamento partigiano e cercare il più possibile di girare a proprio beneficio la situazione, cercando di ricordare in qualsiasi momento le responsabilità politiche di Gordon Brown negli ultimi dieci anni e provando ad attribuire a eventuali errori del governo nazionale la responsabilità di quanto sta succedendo a livello internazionale.

I conservatori, infatti, pur volendo essere costruttivi e solidali con il governo, non vogliono però apparire come privi di iniziativa politica o eccessivamente appiattiti sulle posizioni del Labour, tatticamente perché non hanno la certezza che il piano funzioni, e strategicamente perché capiscono che dalla gestione della crisi dipendono le reali possibilità per Brown di rafforzare la sua figura di leader e di vincere le prossime elezioni.

 

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