Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Rimpasto

Posted by homoeuropeus su 4 ottobre 2008

Rimpasto, una parola che evoca, almeno per chi di noi ha una certa eta’, l’idea di un  vecchio modo di fare politica, di un’epoca in cui le esigenze della cossiddetta governabilita’ imponevano di fare continue mediazioni e compromessi, di accomodare tutte le piu’ piccole istanze del piu’ piccolo partito di governo, in modo da non avere problemi e permettere allo stesso governo (ma anche al piccolo partito al suo interno) di vivacchiare per qualche altro mese.

Il rimpasto veniva invocato, o minacciato, veniva subito (da chi era allontanato) o provocato (da chi cercava nuovi posti e nuova visibilita’). Fosse come fosse, non si trattava mai di una operazione politica, ma di un mercato delle vacche, un giro di sedie e poltrone, di incarichi e di posti, col solo obiettivo, gattopardesco, di cambiare tutto per non cambiare nulla.

Pur animato da questo legittimo pregiudizio, ho seguito il rimpasto (qui lo chiamano reshuffle) fatto da Gordon Brown e non ho potuto che apprezzare il forte segnale politico che egli ha saputo lanciare attraverso questa operazione.

Al di la’ del positivo ritorno di Peter Mandelson (su cui ho gia’ scritto), Brown a mio parere e’ stato capace di riorganizzare il suo governo per fare fronte alle sfide che il paese ha davanti. Prima di tutto c’e’ stata la creazione di un nuovo ministero che si occupi di energia e cambiamenti climatici (problemi precedentemente affidati al ministero dell’ambiente e a quello dell’industria, il piu’ delle volte in disaccordo tra loro su molte questioni) e l’incarico di ministro a Ed Miliband («il piu’ intelligente dei due fratelli», secondo la definizione dell’altro fratello, il ministro degli esteri David). Poi c’e’ stata la definizione di una task force (primo ministro Brown, cancelliere Darling e ministro dell’industria Mandelson) che faccia fronte alle questioni del credit crunch e della crisi finanziaria internazionale. Infine altri aggiustamenti, come il ritorno di Margaret Beckett (che a mio parere non sarebbe mai dovuta uscire dal governo), la nomina di Nick Brown a Chief Whip (un ruolo che egli sapra’ svolgere con estrema competenza), e quella di Liam Byrne al Cabinet Office, rendono chiaramente l’idea che Brown abbia voluto affidare ruoli chiave per il governo (e per le sorti del Labour) nelle mani di persone preparate e capaci.

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