Homo Europeus

L'Europa, la Gran Bretagna, l'Italia, la sinistra e il futuro…

Noi e loro: riflessioni sulla conferenza laburista

Posted by homoeuropeus su 30 settembre 2008

Leggendo il post di Marco Campione a commento di un mio Manchester Diary, mi e’ venuto da chiedermi quali siano le differenze tra il Partito Democratico e il Labour party, non tanto sotto l’aspetto ideologico o programmatico, ma nella loro attitudine ad affrontare una situazione di difficolta’ e di smarrimento, che, pur con tutti i distinguo del caso, mi pare sostanzialmente analoga.

Il primo, ovvio, enorme distinguo e’ che loro negli ultimi undici anni hanno governato, e governato bene, tanto da vincere per tre volte le elezioni, mentre noi, nello stesso perido, siamo entrati e usciti da Palazzo Chigi come si sale e scende da un autobus, riuscendo anche per qualche anno a stare al governo. (Governare? No, quello mai!).  Ma nonostante, o (come mi ha detto anche Neil Kinnock) forse proprio per colpa di questi undici anni di ininterrotta esperienza governativa, ora il Labour party si trova per certi versi a dover fronteggiare la stessa situazione del Partito Democratico italiano: ridefinire la propria identita’ politica e culturale, stabilire le priorita’ politico-programmatiche non tanto e non solo per vincere le prossime elezioni, ma per ritornare ad essere una forza socialmente egemonica nel paese (e nessuno puo’ negare che le culture politiche che hanno dato vita al PD, quella comunista, quella socialista, quella del cattolicesimo sociale siano state egemoniche in Italia nei cinquant’anni passati).

Per me c’e’ una cosa assolutamente chiara tanto a Londra quanto a Roma: se anche domani il Labour e/o il PD dovessero per uno strano scherzo del destino (o per un inghippo della legge elettorale) riuscire a vincere le prossime elezioni, non si tratterebbe di una vittoria politica. A meno che non ci sia una profonda trasformazione dei partiti, che li renda ancora una volta capaci di essere quello strumento di elaborazione e rappresentanza politica che dovrebbero essere. Attualmente, a mio parere, sono infatti soltanto strutture puramente elettorali, nonostante lo sforzo e la passione che ci mettono i militanti.

Entrambi i partiti, quindi, si devono predisporre ad una battaglia su tempi lunghi: e su questo, forse anche perche’ e’ al governo e perche’ e’ piu’ strutturato come partito, mi pare che il Labour sia piu’ preparato.
Il lavoro che sta facendo Ed Miliband come coordinatore del prossimo programma elettorale e la conferenza di Manchester sono due chiari esempi di un partito che sta analizzando la sua esperienza governativa, ne sta valutando gli effetti (ne sta anche esaltando i pregi, ovviamente) e sta cercando di individuare nuove e convincenti proposte per rilanciare la propria vocazione riformista.

Sul versante del PD, invece, non mi sembra che siano ancora chiare la difficolta’ e la lunghezza del lavoro che deve essere fatto: innanzitutto non e’ stata fatta una chiara e decisa analisi della sconfitta elettorale, non ne sono state tratte le dovute conseguenze (che non sono per quanto mi riguarda le dimissioni di Veltroni), non ci si e’ attrezzati per produrre una nuova elaborazione politico-programmatica e le nuove proposte che ne derivano.
Di fondo, ad ogni provvedimento del governo, siamo li’ a spiegare che non va bene, che andrebbero fatte altre cose, che noi quando eravamo al governo avevamo iniziato un percorso e che ora con queste decisioni tutto quel lavoro viene buttato all’aria… Atteggiamento serio, coerente e responsabile.
Ma non basta! E soprattutto non tiene conto che gli elettori, pur sapendo molto bene queste cose, hanno scelto di fare governare gli altri.
Mi pare che noi accettiamo passivamente che siano loro a dettare l’agenda politica (e sulla loro agenda proviamo a rispondere) anziche’ tentare di imporre alcune questioni al centro della discussione politica.

La scelta di costruire un governo ombra sarebbe dovuta servire proprio a questo: a far si’ che la nostra opposizione non fosse sterile e contrapposta ma motivata e costruttiva, se vogliamo anche preventiva, di proposta (cosi’ almeno funziona il governo ombra in Gran Bretagna), ma invece si e’ rivelato semplicemente un ulteriore strumento per avere una certa visibilita’ mediatica. Di certo non funziona davvero come luogo di elaborazione programmatica.
Lo dimostra chiaramente la vicenda della riforma scolastica promossa dal ministro Gelmini (perche’ i ministri uomini sono sempre chiamati con il loro nome, o con la carica di minsitro, mentre le ministre donne sono solo e sempre “la”? La Falcucci, la Jervolino, la Turco, la Gelmini…): non c’e’ stata una controproposta del governo ombra, ma varie prese di posizione da parte di diversi esponenti del PD, tra cui ex ministri (veri) e vari ministri-ombra. La ministra-ombra della scuola ha invece brillato per la sua assenza.
Ripeto: non e’ cosi’ che dovrebbe funzionare un governo ombra. Non e’ a questo che esso serve!

Ma per tornare al punto: mi pare che il Partito Democratico sia ancora incapace di dettare una sua agenda di priorita’ politiche (la sanita’, la sicurezza sul lavoro, i servizi per l’infanzia) e si limiti invece a commentare, criticare, emendare, rigettare le proposte fatte dal governo.
In questo modo svolge, piu’ o meno degnamente’ la sua funzione di opposizione, ma fa difficolta’ a candidarsi come forza credibile per il governo futuro.

Anche perche’, e qui vengo ad introdurre la seconda analogia con la situazione del Labour, tutta la discussione sulla possibilita’ di tornare al governo e’ basata su una prospettiva di alleanze: c’e’ chi propende per un accordo con le forze di centro e chi invece privilegia il dialogo con le forze della sinistra (che sono attualmente fuori dal parlamento).
Proprio perche’ il PD e’ la principale forza politica dell’opposizione, e proprio per quella che gli addetti ai lavori chiamano la sua “vocazione maggioritaria” (cioe’, tradotto per noi comuni mortali, la volonta’ di provare a vincere da solo le elezioni), il partito dovrebbe prima di tutto stabilire la sua linea politica e poi “costringere” i possibili alleati a confrontarsi con essa.

Sarebbe un rovesciamento della prospettiva attuale (che prima sceglie il compagno di strada e poi decide la direzione), ma permetterebbe che le alleanze fossero strategiche, o per lo meno programmatiche, piuttosto che tattiche e destinate a fallire un minuto dopo il voto (sto ancora a chiedermi quale ragione c’era dietro all’alleanza con Di Pietro? Probabilmente solo i dati di qualche sondaggio che prevedeva un buon risultato per le lista dell’Italia dei Valori). 

Anche se il Labour non ha il prolema delle alleanze (non tanto grazie al sistema elettorale inglese, ma per la concezione maggioritaria della politica che hanno da queste parti), ha comunque il problema analogo al Pd, di definire la sua “ragione sociale” e poi invitare tutte le diverse forze sociali a confrontarsi con essa.

Per vincere ancora politicamente, quindi, entrambi devono essere capaci di ricostruire la propria identita’ politica e sociale, individuando il proprio blocco di riferimento e a partire da quello cercando di ampliare il proprio radicamento. E’ una operazione difficile, che purtroppo non puo’ essere fatta con attivita’ di pubbliche relazioni, dichiarazioni ai giornali, interviste ai telegiornali, ma semplicemente tornando a fare politica, stabilendo priorita’ per l’azione in parlamento e sul territorio, valutandone le ricadute non tanto in vista di quello che diranno domani i giornali, ne’ delle prossime elzioni, ma avendo in mente il proprio futuro.

15 Risposte to “Noi e loro: riflessioni sulla conferenza laburista”

  1. […] e governato bene, tanto da vincere per tre volte le elezioni, mentre noi, nello stesso perido, […]

  2. Champ said

    bello questo pezzo sulle analogie… perchè non lo pubblichi su europa?

  3. Victoria Antonetti Laymaert said

    Un articolo troppo lungo e difficile, per dire di fondo cose sensate, ma certamente non rivoluzionarie!
    È mesi che da tuute le parti si continua a dire che il PD deve cominciare a fare politica e non solo teatrino.
    Vorrei che si chiudesse la fase dell’analisi e si cominciasse ad essere propositivi!

  4. franco vm said

    Analisi condivisibile per quello che riguarda il PD, ne so troppo poco del Labour per commentare le analogie.
    Bisogna cercare però di uscire dalle secche di quello che bisognerebbe fare e non si fa mai e darsi una prospettiva di lavoro.
    Molti, tutti persino, concordano sulle manchevolezze, sulle assenze, sui bisogni, poi però si prosegue con il teatrino quotidiano, sia ai livelli nazionali che locali.
    Come uscire dal pantano?
    Un appello volontaristico alla mobilitazione? L’adunata del 25 Ottobre risponde a questa logica, ma rimane ancora una volta anni luce distante dal sentire della “gente”. Servirà a rinsaldare gli attuali gruppi dirigenti e darsi un pò di coraggio, magari anche mediaticamente avrà il suo effetto.
    Possiamo stare sicuri però che il centrodestra, e Berlusconi in primis, escogiteranno qualche tucchetto comunicativo per oscurare il più possibile l’evento.
    Credo che IDV sia da rispettare per la chiarezza delle sue posizioni sulle quali si potrà non essere sempre d’accordo, ma difficilmente si può dire che non stia “sul pezzo” con molta efficacia e tempestività.
    Si può dire altrettanto del PD?
    L’analisi fatta mi pare vada a colpire il segno: governo ombra assolutamente inutile e inadeguato.
    C’è un nodo di fondo purtroppo non ancora risolto, al di là della mancata analisi sul voto di Aprile e sulle conseguenze che non ne sono derivate, ed è la mancanza totale di una prospettiva politica che un gruppo dirigente, artificiosamente costruito sulle esigenze di sopravvivenza di due nomenclature autoreferenziali, non ha mai saputo darsi.
    Troppe sono ancora le questioni non risolte e messe a tacere con l’unico obiettivo di non disequilibrare lo staus quo del personale politico attuale.
    Le speranze stanno svanendo e i tatticismi politicistici stanno ancora una volta prevalendo.
    Il Paese ha preso una deriva culturalmente, prima ancora che politicamente, di destra nei valori, nelle espressioni, nelle domande.
    O viene avanti una nuova classe politica, nuova nei modi di pensare, nuova nel modo di approcciare i problemi, nuova per cultura politica, nuova per i rapporti sociali che è in grado di rappresentare, o con questa situazione e con questo PD il destino politico dell’Italia è segnato per lungo tempo.

  5. ioTocco said

    Il Labour Party, se non sbaglio, nel frattempo ha anche promosso con finte prove e portato avanti una guerra, le cui conseguenze non ha affatto in mano.
    Mi sembra giusto sottolinearlo, dato che non è un fatto da poco.
    Come non è da poco l’ideologia liberista che è stata profusa in questi anni in Gran Bretagna. Le conseguenze le abbiamo più che mai sotto gli occhi.
    Insomma, più che col PD, forse è giusto ricercare analogie coi repubblicani d’America. Anche loro hanno macinato successi elettorali. Non sempre il successo elettorale equivale a buon governo, come si può facilmente notare.

  6. ioTocco said

    Per quanto riguarda il PD, ripeterò quello che ho già scritto altrove: questo modo di stare all’opposizione non mi piace e non mi convince. Non mi affascina. Probabilmente adesso, a campagna elettorale terminata e strapersa, mi sento più libero di esprimermi.

    Ma non significa mollare: significa solo avere chiaro che questa dirigenza non porterà alcun cambiamento sostanziale nel sistema italiano. Il gioco di poteri è talmente palese (lo era già in epoca Prodi) che non posso più fare finta di non vederlo.

    Da parte mia continuerò ad essere il classico indipendente di sinistra, perchè i miei valori stanno tutti lì, per cui sempre in aperta polemica con molte decisioni di questa destra.
    Ma il PD… no grazie, finchè non vedrò una rivoluzione di nomi e di costumi.

  7. massimo said

    Analogie? spero la famiglia Europea del PSE a cui volente o nolente il PD si deve accasare… E non per una scelta ideologica ma perchè piaccia o no ad oggi, con tutti i limiti, il riformismo in Europa si chiama così…
    Analogie sull’esperienza di governo come tu dici molto poche. Il Labour nel decennio di Governo ha prodotto una nuova idea di paese. Noi tolto il periodo felice dell’ingresso in Europa dove avevamo dato una missione agli italiani e al nostro agire, di governo riformista abbiamo prodotto ben poco…
    Analogo forse anche il fatto che entrambi i partiti debbono ridarsi una connotazione valoriale forte.Si può vincere ma non si dura esclusivamente con l’aspetto programmatico.Chi guarda a noi ha ancora e giustamente bisogno di una forte e rinnovata spinta ideale.
    Di getto mi vengono queste analogie.
    Massimo

  8. geco said

    Analisi perfetta, però, purtroppo per noi, non avremo mai, se continueranno a circolare i soliti nomi e i soliti volti, un personaggio politico del calibro di Tony Blair.
    Comunque, dopo le ultime bordate di Veltroni al capo del governo, sono un po’ più fiducioso sul futuro del Pd. Spero solo che continuino ad esserci anche dopo il 25 ottobre e che smascherino tutte le angherie commesse dal governo fascista-piduista con azioni unitarie, energiche e soprattutto chiare. Sottolineo chiare, perchè devono e dovranno essere comprensibili a tutti.
    Un saluto

  9. Provo a rispondere? Ma si’!

    @ Champ Beh, non lo pubblico su Europa perche’ come ha detto qualcuno e’ “troppo lungo e difficile, per dire di fondo cose sensate, ma certamente non rivoluzionarie!”
    E soprattutto perche’ su Europa scrivo di Gran Bretagna e non di Italia.

    @ Victoria Non mi sembra di essermi fermato all’analisi: alcune proposte le ho fatte, per quanto generali, come quella di stabilire una agenda politica nostra che non sia quella del governo, e quella di aprire un dialogo con le altre forze di oposizione che sia politico-programmatico e non meramente tattico.
    Non mi pare poco…

    @ Franco Commento lungo, come mi avevi annunciato, ma diretto e puntuale. Concordo che senza un vero colpo di reni da parte del PD (che non e’ certo il 25 ottobre!) il futuro del paese sara’ segnato per molti anni.
    Ma il colpo di reni deve arrivare… ieri!

    @ ioTocco Su come si valuta il successo politico di un partito (e di un governo) potremmo discutere a lungo, ma e’ innegabile che in questi 12 anni al governo il Labour ha cambiato, in meglio, la struttura sociale della Gran Bretagna. Pur con molti errori (non solo la guerra!) e con molte omissioni. Comunque il paragone con i repubblicani mi pare superficiale e ingiusto.
    Capisco anche la tua amarezza sul PD, ma la rivoluzione di nomi e costumi secondo te avviene piu’ velocemente se gli indipendenti di sinistra sstanno alla finestra ad aspettare?

    @ Massimo Concordo sulla collocazione europea, anche se intanto mi pare di capire che si stia lavorando ad una soluzione papocchio, con i parlamentari del PD che si iscrivono al gruppo socialista (a patto che questo cambi nome) ma non aderiscono al PSE. Ne vedremo ancora delle belle!

    @ Geco Piu’ che di un nuovo Tony Blair (ce ne sono fin troppi che hanno provato) credo che avremmo bisogno di un nuovo progetto collettivo: non un vero leader ma un partito vero!

  10. […] Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato su homoeuropeus […]

  11. geco said

    Io resto dell’idea che il partito c’è, deve solo assestarsi. Manca, invece, un Berlusconi di sinistra, per dirla alla Ferilli:)

  12. @ Geco Io credo che uno degli errrori che abbiamo commesso (con Occhetto, in principio, ma con Rutelli, poi e infine anche con Veltroni) sia stato proprio quello di inseguire Berlusconi su un terreno di personalizzazione dello scontro politico. E abbiamo perso!
    E credere che trovare un “Berlusconi di sinistra” (che mi pare un ossimoro) o un “Tony Blair de noantri” possa risolvere la situazione, significa ostinarsi a continuare nell’errore…
    Un grande partito progressista ha bisogno di molto di piu’.

    E infatti, per restare all’analogia del post iniziale, il Labour party, anche sotto la guida di un leader carismatico come Tony Blair, e in un paese dove la verticalizzazione della politica ha raggiunto, ancor prima che da noi livelli americani, e’ sempre rimasto un partito fortemente radicato nel territorio, con un gruppo dirigente plurale e autorevole, un partito capace di discutere e decidere, un partito vero, insomma, non solo un’organizzazione elettorale dietro alla bella faccia di un leader.

  13. Ritaz said

    Ti ringrazio perchè avei faticato ad argomentare a quest’ora. Mi rendi facile il comemnto perchè condivido il tuo post (rispetto al PD ovviamente, del Labour apprendo da te) dalla prima parola all’ultima. Compreso il commento qui sopra in cui rispondi a Geco.
    Una democrazia vera non ha bisogno di un Berlusconi nè di destra nè di sinistra. A presto

  14. wpro153 said

    La politica di sinistra va riscritta da zero. Io partirei da:

    http://www.adistaonline.it/

    ps: la mia non è una provocazione ma un suggerimento

    wpro

  15. […] individuando il migliore cuoco possibile (lo dico con tutte le perplessita’ che avevo su Veltroni, ma non si puo’ negare che nel contrastare Berlusconi fosse cento spanne davanti a tutti e […]

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