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Brown riscalda la platea laburista. Ma sarà dura convincere il paese

Posted by homoeuropeus su 24 settembre 2008

Pubblicato su Europa di oggi – da Manchester.

«Siamo un pilastro per la stabilità e l’equità»: su questi due binari, uno che guarda al passato e uno che guarda al futuro, Gordon Brown ha cercato ieri di ricostruire la credibilità del Labour party e le sue personali possibilità di proseguire nel lavoro di primo ministro.

Introdotto sul palco da una emozionata presentazione della moglie Sarah (un onore che Cherie Blair non ha mai avuto) e da breve un filmato in cui tra gli altri anche Barack Obama tesseva un elogio (a dire la verità molto modesto) delle sue doti di leader, Gordon Brwon ha parlato per quasi un’ora, senza grandi slanci, senza frasi ad effetto per carpire l’applauso del pubblico. Il tono era anzi grave, riflessivo, quasi a voler sottolineare la difficoltà del momento e il fatto che non esistono scorciatoie per poterne uscire.

L’unica via, questa almeno la ricetta di Brwown, è ripartire «da chi siamo e da quello per cui ci battiamo»: per questo il discorso è stato un continuo richiamo ai successi di questi dieci anni di governo e a come ogni provvedimento assunto dal Labour abbia davvero migliorato la vita dei britannici. Un discorso che cercava di parlare direttamente ai cittadini, non solo ai militanti politici o ai giornalisti; un discorso costruito con abilità per rafforzare la figura del primo ministro, ma al tempo stesso fare sentire che egli è parte di una squadra più ampia, di un team che lavora collettivamente.

In un modo abbastanza inusuale per un discorso alla conferenza, Brown ha analizzato nel dettaglio le diverse aree politiche, illustrando per ognuna risultati ottenuti e grandi idee che ancora si possono realizzare. E per ogni area ha nominato individualmente i vari ministri e sottosegretari, quasi in un tentativo scaramantico di riconquistare la loro fiducia. Il governo era tutto schierato nelle prime file e ognuno al suo turno faceva cenno con la testa di apprezzare le parole di Brown. In queste circostanze la coreografia conta più della sostanza: il messaggio che esce dalla conferenza è quello dell’unità e del pieno supporto al leader. Anche se poi tra qualche settimana o mese al massimo Brown dovrà cercare di rendere espliciti i cambiamenti politici che ha annunciato oggi e dovrà quindi attuare unrimpasto di governo, arrivando anche a licenziare qualcuno dei tanti elogiati nel suo discorso.

La tregua interna è fragile, tanto che anche negli attacchi al giovane cancelliere ombra qualcuno ha voluto leggere un ulteriore capitolo della battaglia interna: parlando di George Osborne, e della sua mancanza di esperienza nella gestione dell’economia, Brown ha detto che «questo non è tempo per novizi», un modo per sottolineare le proprie doti, ma anche una frase che i più ferventi blairiani hanno inteso come un avvertimento rivolto al giovane ministro degli esteri e candidato premier in pectore, David Miliband.

A parte questo episodio, comunque, l’intero discorso è stato un continuo sottolineare l’importanza dell’unità del partito e la necessità che la risposta per uscire dalla crisi sia trovata insieme, guardando agli interessi generali del paese e non alle nostre divisioni interne». In tal senso le proposte concrete di Brown sono un giusto equilibrio tra la modernizzazione di Tony Blair (proseguire nella riforma dei servizi pubblici, personalizzzare i trattamenti sanitari, investire in innovazione e scuola) e la tradizionale visione che molti nel partito e nelle Trade Unions stanno chiedendo di ripristinare (diritti dei lavoratori, servizi sociali, pensioni). Il tutto raccolto e tenuto insieme dal continuo richiamo alla “fairness”, l’equità, che dovrebbe, nei desideri di Brown, diventare la parola magica attorno a cui ricostruire la fiducia nel Labour, un po’ come “social justice” era stata l’etichetta del New Labour e della sua Terza via.

Fairness è una parola che parla dell’orgoglio britannico e al tempo stesso dà una risposta progressista alle sfide che il paese deve affrontare: «equità nello sviluppo, equità nelle opportunità, equità nelle regole» ha scandito Brown dal palco. E questa è stata l’unica concessione a una retorica ad effetto.

Per il resto Brown ha elencato in modo rigoroso e quasi pedante le sue convinzioni morali e le sue idee, ha ribadito la giustezza di alcune decisioni e ha umilmente chiesto scusa per alcuni errori, ha marcato con forza la differenza con i Tory e risvegliato l’orgoglio del suo partito. Che, alla fine dell’intervento, sembrava aver apprezzato e si è sciolto in un caloroso applauso, il primo vero di tutta la conferenza. Quell’applauso era un un momento di sollievo, un modo per dire che Brown era riuscito a rispondere in modo positivo ai dubbi sulla sua capacità di essere un buon leader e di poter vincere le prossime elezioni.

Una Risposta to “Brown riscalda la platea laburista. Ma sarà dura convincere il paese”

  1. […] Presentato dalla moglie Sarah (un trucco che l’anno scorso sembrava aver funzionato bene, ma che ripetuto non ha certo entusiasmato) […]

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