Homo Europeus

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«Il potere ci ha logorato. Ma possiamo ancora farcela»

Posted by homoeuropeus su 24 settembre 2008

Pubblicato su Europa di oggi – da Manchester.

«Il problema principale del Labour party sono i suoi undici anni al governo». Parola di Neil Kinnock, uno che ha dedicato la vita a modernizzare il partito e a tentare di riportarlo al governo. Kinnock, ovviamente, non attribuisce la colpa a quei due giovani deputati che egli stesso, quando era leader dell’opposizione, volle promuovere in posti di responsabilità nel suo governo-ombra. Anzi, il suo giudizio è entusiastico: «Blair prima e Brown adesso hanno uno straordionario record di successi al governo: essi hanno trasformato la Gran Bretagna, ridando forza e vigore alle idee e ai valori del Labour, e portandoli ad essere dominanti sulla scena politica nazionale ed internazionale. Il problema è che dopo undici anni è fisiologico un calo di interesse da parte dell’elettorato, indipendentemente da quanto bene tu abbia fatto, da quali sono le tue proposte per il futuro, da quello che dicono i tuoi oppositori»

Intende dire che Brwon non a alcuna responsabilità? Che in quest’anno non ci sono stati errori da parte sua?
Certamente ci sono state valutazioni sbagliate e anche qualche errore, ma la reazione a questi è stata assolutamente sproporzionata. Così come esagerato mi sembra tutto questo supporto per i Tory e per David Cameron: si tratta del leader conservatore più superficiale e privo di idee che io possa ricordare, uno che non possiede né una solida struttura ideologica, né un programma di governo credibile. Eppure la situazione è tutta a suo favore: l’opinione pubblica lo supporta, la stampa lo coccola…

Che cosa può fare Gordon Brown per rovesciare questa situazione?
Brown, a differenza di Cameron, è un leader pieno di immaginazione e di passione, un uomo determinato ed intelligente. Deve solo non avere paura e provare ad essere se stesso. Egli è stato il primo, nel 1998, a parlare della necessità di riformare l’architettura del sistema finanziario internazionale: un progetto che oggi diventa fondamentale, e che dopo Germania e Canada sembra riscuotere attenzione ed interesse anche negli Stati Uniti. Questo è solo un esempio legato dall’attualità di questi mesi, ma su ogni questione, egli deve essere capace di tirare fuori la forza morale e politica che ha dentro. Lo può fare, può ridare carica e fiducia a questo partito, può guidarlo fuori dalle difficoltà in cui si trova, rilanciando i valori di equità e giustizia che sono parte fondamentale del nostro patrimonio politico e culturale. La chiave deve essere l’autenticità.

Molti però sembrano pensare che la vera soluzione sia un cambio di leader. C’è nel Labour una tendenza a risolvere le questioni interne con il ricorso al regicidio?
Non credo proprio. Credo che sia abbastanza normale che quando si sceglie un modello leaderistico, tutte le insoddisfazioni e le difficoltà vengano scaricate contro il leader. Succede così nel Labour, ma è sempre successo così anche nel partito conservatore. Basti pensare a Margaret Thatcher: finché tutto andava bene nel partito la supportavano, ma appena le cose sono cominciate a peggiorare le stesse persone non hanno esitato a metterla da parte. Io credo che rispetto ad altre esperienze, nel Labour ci sia più solidarietà e più senso di un progetto collettivo.

Non crede che dopo tutti questi anni al governo, sarebbe necessario rinnovare la missione del Labour party?
Questa è la vera sfida che abbiamo davanti. Il problema del rinnovamento al potere è uno dei temi fondamentali non solo per il Labour ma per tutte le esperienze di governo socialdemocratiche e progressiste in Europa e nel mondo. Poichè noi abbiamo l’ambizione non solo di governare il presente, ma di cambiare radicalmente la realtà, i nostri elettori si aspettano da noi continue innovazioni, una costante capacità di adattarci al cambiamento e di prefissarci nuove sfide. Io penso che in questi anni al governo noi siamo stati capaci di rinnovarci e di cambiare, di continuare a mantenere attuale quel progetto di rinnovamento e di riforma politica che va comunemente sotto il nome di New Labour. Il New Labour che ha vinto nel 1997 era molto diverso per impostazione e priorità da quello che ha vinto nel 2001. E quello del 2001 era diverso da quello del 2005. Ora è tempo di stabilire un nuovo progetto, che rinnovi e superi il New Labour, che rafforzi i nostri valori di libertà, giustizia, equità, e li renda attuali in un mondo che è profondamente cambiato. Per essere più chiari e più in sintonia con le esperienze che si stanno sviluppando nel resto del mondo potremmo chiamarlo Progressive Labour.

2 Risposte to “«Il potere ci ha logorato. Ma possiamo ancora farcela»”

  1. […] come mi ha detto anche Neil Kinnock […]

  2. […] la conferenza del partito laburista a Manchester ho intervistato per “Europa” Neil Kinnock: una visione positiva sulle sorti del partito. Spero di poterlo intervistare quest’anno alla […]

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