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Ma la City non perderà il suo sex appeal

Posted by homoeuropeus su 19 settembre 2008

Pubblicato su Europa di oggi.

In alcuni grattacieli di Canary Wharf le luci non vengono mai spente: quando, intorno alla mezzanotte, gli operatori finanziari che si occupano di monitorare i mercati americani escono dall’ufficio, i loro colleghi che si occupano di mercati asiatici cominciano un nuovo turno di lavoro. Anche durante le notti invernali è possibile vedere, attraverso la nebbia londinese, le sagome illuminate dei grattacieli che si affacciano su Canada Square, i tre edifici più alti di tutto il Regno Unito.

Quello che, fino agli anni ’60, era uno dei principali porti del pianeta, il centro dei commerci del più grande impero del mondo, ha saputo trasformarsi ed adattarsi ai nuovi tempi: ora che l’impero non c’è più, e il commercio di materie prime è stato sostituito dalle operazioni finanziarie, Canary Wharf ha mandato in pensione i moli e le gru, trasformando i magazzini in sedi direzionali e uffici, e costruendo futuristi edifici per ospitare le principali banche internazionali ed i maggiori operatori finanziari del pianeta.

L’afferarmarsi di Londra come una delle capitali internazionali del commercio e della finanza, ha cambiato lo skyline della città: precedentemente dominato dalla maestosa cupola di St Paul, ora esso è caratterizzato dai simboli del potere finanziario, primo fra tutti il grattacielo arrotondato della compagnia assicurativa Swiss Re, diseganto da Sir Norman Foster e a tutti noto come The Gherkin, il cetriolo.

Ma la crisi economica che sta attraversano il pianeta rischia di avere gravi ripercussioni anche sulla City di Londra e sulla sua moderna estensione, il quartiere di Canary Wharf: già negli ultimi due anni la costruzione di diciotto nuovi grattacieli è stata interrotta, e non per le proteste dell’Unesco e del principe Carlo, ma soprattutto perchè i committenti non erano in grado di garantire i fondi per portare a termine i lavori: ad esempio la costruzione della nuova sede di Bear Stearns (un edificio di 12 piani) è stata interrotta dopo che la banca, a seguito di difficoltà finanziarie, è stata ceduta all’inizio di quest’anno.

Ancora più emblematica delle ricadute che la corrente crisi finanziaria sta avendo su Canary Wharf e più in generale sulla città di Londra è la storia del grattacielo che ospitava la Lehman Brothers: in caso di fallimento la banca d’affari era infatti assicurata nel pagamento dell’affitto per almeno quattro annni dal gigante assicurativo americano Aig, anch’esso attualmente in una situazione di crisi ed insolvenza. All’aspetto economico si somma un ulteriore fattore, come sottolinea James Roberts, dell’agenzia immobiliare Knight Frank, «l’effetto psicologico di vedere e sapere che un’intera torre di Canary Wharf è completamente vuota».

«Ma Canary Wharf – spiega a Europa il professor Richard Crook, esperto di globalizzazione del Commonwealth Institute dell’università di Londra – ha vissuto fasi di alto e basso fin dalla sua creazione agli inzi degli anni ’80: dopo una prima fase di espansione, grazie alla deregulation promossa da Margaret Thatcher, l’intera area è stata vicina al tracollo durante la crisi immobiliare degli anni ’90 ». Al tempo molti grattacieli appena terminati rimasero vuoti per molti anni, e solo all’inizio del nuovo millennio il quartiere riprese la sua piena funzionalità, anche grazie allo spostamento di molte attività dalla vecchia City: «la rivoluzione tecnoligica – sottolinea ancora il professor Crook – impose a molte imprese di spostarsi in aree dove fosse possibile utilizzare al meglio i nuovi sistemi informatici: per i brokers anche pochi secondi possono fare una grande differenza».

La crisi dei mercati finanziari, comunque, non rischia di lasciare ancora una volta Canary Wharf al buio: se da un lato, come spiega Stuart Fraser, presidente della City di Londra, «economie come quella cinese, indiana e brasiliana che stanno crescendo vertiginosamente, richiedono servizi finanziari e noi siamo ancora competitivi per poterle aiutare», dall’altro c’è stata una diversificazione dei prodotti, per cui ora nel quartiere finanziario non si commerciano solo azioni e prodotti economici ma anche infomazioni, attività espositive, grandi eventi. I principali giornali britannici, le maggiori fiere del turismo e dei consumi, moltissima l’attività direzionale e di servizi hanno infatti trovato sede nell;area di Canary Wharf.

Spiega ancora Richard Crook: «Londra è stata trasformata dalle politiche del New Labour, che hanno incoraggiato e facilitato l’insediamento di attività finanziarie speculative di stampo americano. Ora, nel breve periodo si sentiranno i danni del crollo dell’economia americana, e la caduta libera del mercato immobiliare inglese, che non ha paragoni in altri stati europei è già un primo segnale. Ma la capitale è e resta comunque una città sana, capace di risollevarsi, con un’economia reale che non è basata solo sugli scambi azionari. Tutto il business legato alle Olimpiadi, ad esempio, ha già portato nuova linfa all’economia londinese, sia nel direzionale, che nell’immobiliare, che nell’assicurativo».

Probabilmente i manager finanziari, i cui stipendi milionari erano aumentati da bonus annuali, partecipazioni azionarie e percentuali sugli scambi risentiranno della crisi nel loro potafoglio già da questo mese, ma la città di Londra non sembra comunque particolarmente preoccupata per il suo futuro. E i suoi grattacieli continuano a rimanere illuminati.

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