Homo Europeus

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La City si agita. Il Labour pure

Posted by homoeuropeus su 17 settembre 2008

Pubblicato su Europa di oggi.

Che ricadute avrà il terremoto che sta sconvolgendo il sistema finanziario americano su quella che è la capitale europea delle banche e dei mercati? Da sempre la City di Londra è sinonimo di centro finanziario, anche ora che nel miglio quadrato restano solo la Bank of England, la borsa, la sede dei Lloyds e poche altre attività economiche mentre le grandi banche internazionali, gli istituti di prestito, le attivita di mediazione si sono spostate nei moderni grattacieli di Canary Wharf, l’ex porto della capitale.

Durante il week-end, la City e Canary Wharf hanno assistito ad una ulteriore crisi dei mercati americani e lunedì si sono svegliate con sentimenti contrastanti: mentre i dipendenti inglesi di Merrill Lynch, con sede nel cuore di Londra, tiravano un sospiro di sollievo per l’acquisto della loro azienda da parte della Bank of America, i quattromila dipendenti della sede europea di Lehman Brothers lasciavano definitivamente i loro uffici di Canary Wharf.

«La crisi nasce in America, ma nessuno può sperare di restare immune», spiega Matthew Bishop, giornalista dell’Economist. «Ormai il mercato finanziario è davvero globale e il fallimento di una banca negli Usa ha conseguenze in Cina, Giappone, e, ovviamente, in tutta Europa. Da mesi ormai stiamo subendo le ricadute dell’instabilità dei subprime americani: basti pensare al fallimento di Northern Rock o alle conseguenze disatrose che potrebbe avere per il nostro sistema economico la crisi di AIG, il colosso assicurativo americano». Non parla solo di questioni finanziarie, ma di economia reale: « Molti sanno che AIG è lo sponsor principale del Manchester United ma pochi sanno invece che ha più di duemila dipendenti a Londra, che offre le polizze di tutti gli elettrodomestici venduti dai supermercati Argos e dei prodotti farmaceutici distribuiti da Boots (il colosso distribuitivo inglese recentemente acquisto dall’italiano Stefano Pessina NdR), tanto per citare due rami in cui le ricadute reali si potrebbero fare sentire, non solo per i manager dagli stipendi milionari, ma per i comuni cittadini».

Se da un lato la crisi finanziaria americana ha ricadute reali e pesanti sull’economia inglese, dall’altro porta ad una semplificazione dei mercati ed offre anche nuove possibilità di investimento per chi riesce a sopravvivere. È il caso della banca inglese Barclays, che, nonostante un calo in borsa, si è già fatta avanti per subentrare a Lehman Brothers in alcune attività finanziarie, con possibile assorbimento di diecimila posti di lavoro.

«Questa crisi – spiega Jeremy Batstone-Carr, analista finanziario – ha solo innalzato la soglia di chi è considerato “troppo grande” per fallire. A chi parla di crisi irreversibile io rispondo citando l’11 settembre: nessuno ha smesso di volare o di lavorare nei grattacieli; si sono solo create nuove misure di controllo e di sicurezza. I servizi finanziari ed assicurativi sono essenziali per la nostra economia: questa crisi ci può aiutare a porre fine alle operazioni finanziarie garantite da debiti altrui. Andiamo incontro ad una fase di ridefinizione degli attori finanziari in cui solo i più forti riusciranno a sopravvivere: questo avrà ricadute negative in termini di creazione di profitti e di posti di lavoro, ma poi stabilizzerà una situazione di economia sana, non più basata su bolle speculative». Secondo Batstone-Carr la città di Londra ha tutto da guadagnare da questa nuova fase: «grazie al nostro sistema economico le nostre banche si possono ricapitalizzare e le società di investimento sane possono rafforzarsi e la città si può affermare nuovamente come la vera capitale della finanza internazionale».

Ma in attesa che questo avveniristico scenario si possa concretizzare, restano le preoccupazioni e le difficoltà, rese in Gran Bretagna ancora più allarmanti da una situazione politica instabile. Dopo più di dieci anni di incontrastato dominio laburista, il governo appare debole e incapace mentre la stagione politica che si apre è caratterizzata da uno scontro tra i partiti in chiave sempre più elettorale (anche se la data della consultazione non è ancora stata fissata). Hamish McRae, analista e commentatore politico, sottolinea però che di fronte alla crisi dei mercati globali nessuno ha cercato scaricare la colpa suil governo nazionale: «Il Cancelliere Darling ha parlato di turbolenze e incertezza, della peggiore crisi dal dopoguerra, ma i suoi oppositori hanno voluto offrire soluzioni credibili per fare fronte alle difficoltà dei cittadini, senza scaricare sul governo colpe che chiaramente non ha: pur mantenendo intatte le differenze, ho visto una grande responsabilità di tutti nel voler uscire dalla crisi economica cercando intese e senza aggravare ulteriormente una situazione politica già complessa».

Resta comunque il fatto che per dieci anni il New Labour è stato il grande ispiratore e il riferimento per quel mondo della finanza creativa che ha trovato a Londra la sua sede europea e che questa crisi economica coincide anche con la fine del progetto laburista: «il New Labour – sottolinea McRae – ha saputo interpretare politicamente le aspirazioni di un certo mondo, ne ha saputo coniare le parole d’ordine, ma al tempo setsso ne ha dovuto subire le direttive. Blair e Brown hanno rinunciato al governo dell’economia, ne hanno semplicemente assecondato le esigenze e così ora non possono fare altro che assistere silenziosi alla fine di un ciclo politico ed economico».

 

 

2 Risposte to “La City si agita. Il Labour pure”

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  2. […] visite e da un articolo scritto per Europa, sulla crisi dei mercati finanziari in Gran Bretagna, La City si agita. Il Labour pure, con […]

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