Homo Europeus

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Tessera

Posted by homoeuropeus su 22 agosto 2008

Oggi mi e’ arrivata una busta, una di quelle di cartoncino un po’ rigido, con il simbolo del partito in alto a destra: c’era dentro la nuova tessera.
Lo ho capito da subito, appena ho aperto lo sportellino della cassetta delle lettere. Con trepidazione ho aperto la busta (il cognome per una volta era scritto in modo corretto!) e, pieno di gioia e stupore, mi sono messo ad ammirare quel rettangolino di plastica: mi sentivo un po’ come l’elettore nella canzone di Gaber: “Una curiosa sensazione che rassomiglia un po’ a un esame di cui non senti la paura ma una dolcissima emozione… Democrazia!

In un precedente post avevo espresso le mie perplessita’ sul tesseramento al Partito Democratico. Con questo provero’ invece a spiegare il perche’ della mia scelta.

La principale ragione che mi ha spinto ad aderire al partito e’ la sua situazione interna: ci sono grandi possibilita’ per un suo rilancio politico e programmatico, per proseguire nella strada della innovazione politica. Ma nonostante questo spazio enorme, ci sono anche grandi difficolta’, dovute ai recenti risultati elettorali, alla mancanza di entusiasmo da parte di iscritti e militanti, allo scarso radicamento che il partito rischia di avere in ampie zone del paese.
A questo si aggiungono le difficolta’ che il leader sta vivendo, soprattutto a causa di un vecchio modo di fare politica: durante quest’ultimo anno (che non e’ stato certamente facile) e’ stato isolato, attaccato, sfiduciato, non e’ stato supportato nelle sue scelte e nelle sue decisioni.
Il tutto ovviamente in uno stile che sa molto di vecchia politica, con ex ministri che complottano nell’ombra, tacendo nelle sedi di partito e poi assumendo posizioni pubbliche di falso sostegno, se non addirittura di vera e propria contrapposizione: mettono in luce le difficolta’, ne attribuiscono la colpa alla leadership, dichiarano che loro avrebbero saputo fare meglio.
Nessun riconoscimento delle cose che si stanno facendo, nessuna parola per le scelte giuste: solo e sempre a mettere in luce gli errori (il piu’ delle volte attribuiti alla cerchia ristretta dei fedeli collaboratori del capo: non hanno neppure il coraggio di attaccarlo in modo diretto).

In una situazione come questa, non si puo’ stare a guardare: ho pensato che il contributo di tutti e’ fondamentale se vogliamo che il partito si rafforzi, che esca dalle secche delle sue faide interne e torni a parlare alla gente, a spiegare le sue ragioni, a promuovere i suoi valori e i suoi programmi. Se vogliamo che alle prossime elezioni politiche sia ancora in grado di vincere.

C’e’ poi una ragione piu’ personale: da ormai quattro anni e mezzo vivo a Londra. Venendo da un’esperienza decennale di impegno politico “a tempo pieno”, di riunioni fumose fino alle due del mattino, di domeniche spese a feste del tesseramento, di congressi e conferenze organizzative (per non parlare dei volantinaggi e delle campagne elettorali), qui ho potuto staccare. Ho potuto ritornare ad apprezzare il senso alto della politica, quello delle discussioni sui progetti (non solo sugli incarichi), quello della condivisione dei valori con altre persone come te, quello del servizio alla comunita’ in cui si vive e di lavora.
E mi e’ tornata la voglia di impegnarmi di nuovo in prima persona.

Ecco, queste sono le regioni per cui, ho deciso di iscrivermi al Labour Party.

L’iscrizione al Partito Democratico invece resta ancora nel limbo: se la sua situazione interna e’ in gran parte analoga a quella inglese, il PD non riesce pero’ a stimolarmi in modo forte, non riesce a farmi tornare la voglia di impegnarmi in prima persona: lo vedo un partito ancora chiuso nelle sue dinamiche interne, incapace di confrontarsi sulle grandi sfide che abbiamo davanti, timido nel dire dire chiaramente per chi e per che cosa si batte.

Ma soprattutto, ed e’ principalmente questa la ragione per cui, per ora, non mi iscrivo, il PD non ha ancora deciso che tipo di partito vuole essere e che ruolo vuole dare ai suoi iscritti. Come membro del Labour Party ho il potere di stabilire le priorita’ programmatiche del partito (votando alla conferenza annuale il manifesto politico della campagna elettorale), ho il potere di scegliere i miei candidati a tutte le cariche pubbliche, o infine il potere di eleggere (e rimuovere) i dirigenti del partito a livello locale, regionale, nazionale. Ho anche la possibilita’ di chiedere un prestito alla Co-operative Bank (ma questo lo ho scoperto solo dopo, e comunque non credo che me ne avvarro’).

La situazione di Brown e Veltroni e’ per certi versi analoga: entrambi devono trovare una nuova mission per radicare e rilanciare il partito. Iscrivendomi al Labour Party so di poter dare il mio contributo attivo (almeno ci posso provare). Non sono sicuro di poter dire lo stesso per quanto riguarda il Partito Democratico.

10 Risposte to “Tessera”

  1. gennaro said

    Le tue perplessità sono le stesse di quanti hanno creduto fin da subito nel PD, me compreso. Si è presentato come un partito nuovo e diverso, ma, secondo me, nella foga e nell’euforia del momento ci siamo tutti dimenticati dei suoi attori principali. Per citare quelli più “subdoli” voglio ricordarne alcuni: D’Alema, Parisi, Bassolino, Cacciari, Chiamparino, ecc. Vecchia generazione, vecchio modo di gestire la politica.
    C’è ancora troppa confusione ed è in atto un atteggiamento cannibalistico. Questo non porta a nulla, se non all’annullamento del P(rogetto) D(emocratico)
    Walter dovrà avere il coraggio di “liberarsi” di loro, in modo o in un altro, proprio come ha fatto con l’ex Dc De Mita.
    Ciao e a presto

  2. augusto said

    facciamo noi un progetto, che possa aiutare gli italiani ad avere speanze per il futuro, smettiamo di parlare: costruiamo cultura e solidsarietà, anche fra di noi; aboliamo l’io ed esaltiamo il NOI

  3. gennaro said

    Non sarebbe una cattiva idea

  4. marcotosi said

    Questa volta mi hai deluso: condivido le tue perplessità sul PD ma non capisco come puoi iscriverti al partito che ha rinnegato i valori della sinistra, ucciso l’unione europea, affiancato gli americani nella guerra in Iraq, proseguito le politiche economiche thatcheriane.
    Davvero, come fai?

  5. ritazampolini said

    Leggendo il tuo post all’inizio pensavo che le motivazioni riguardassero l’iscrizione al PD. Poi ho capito che era per il Labour Party. In ogni caso mi sembra una bella scelta di impegno ritrovato. Le ragioni, condivisibilissime. Però, per l’appunto, valide anche per il PD. Nel senso che a partire da quelle motivazioni potresti iscriverti al PD proprio per fare in modo che anche nel PD si possa contare e si possa rilanciare il progetto politico. Addirittura nel nostro caso siamo ancora alla definizione dell’identità! Quindi c’è da fare e c’è bisogno anche di te. A presto

    PS: Bello il tuo blog! Il template è lo stesso ma nel tuo caso è molto più organizzato, immediato e gradevole.

  6. massimo said

    Ti ho linkato aspetto che tu contraccambi
    http://www.scavino.ilcannocchiale.it

  7. @ Gennaro
    Non ne faccio una questione di nomi e di persone, ma di comportamenti e regole: se anche Veltroni si liberasse, come dici tu, della vecchia generazione e la sostituisse con nuovi che agiscono con la stessa mentalita’, non sarebbe cambiato niente.
    Cambiamo invece le regole, diamo agli iscritti la possibilita’ davvero di contare nelle scelte politiche: solo cosi’ si potra’ fondare davvero il nuovo partito.

    @ Augusto
    Purtroppo il noi sembra abolito dal lessico politico: abbiamo inseguito Berlusconi sul suo terreno, creando un partito leaderistico. Certo, per tornare a vincere dobbiamo essere capaci di costruire un progetto davvero plurale (e non come ora somma di diverse identita’). Ma questo progetto puo’ nascere solo se si individuano sedi certe in cui le diverse identita’ si confrontano e trovano una sintesi.

    @ Marcotosi
    Mi spiace deluderti, ma ritengo che il Labour, nonostante grandi errori, sia stato capace di produrre una delle principali innovazioni politiche della sinistra europea: in questo paese devastato dal thatcherismo, e’ riuscito a ricreare una coscienza sociale, e a fare della difesa delle classi deboli il punto forte del suo programma di governo.

    @ Rita
    Il post era volutamente equivoco… E non puoi immaginare quanto mi pesi non iscrivermi al PD ma davvero non ne vedo attualmente le condizioni.
    Concordo con te che ci sono molte cose da fare per rilanciare il progetto politico del PD, ma non vedo davvero che spazi di potere vengano dati in questo momento ai singoli iscritti: in che sedi essi possano far sentire la loro voce, far pesare le loro idee, condizionare davvero le difficili scelte che il partito dovra’ fare.
    Rinunciare alla tessera e’ per me una scelta molto piu’ difficle e dolorosa di iscriversi ma lo faccio come un atto di amore verso questo partito: spero cosi’ sollevare davvero un problema, di lanciare un grido d’allarme. E spero soprattutto che ci sia qualcuno che mi ascolti e trovi una soluzione alla questione del ruolo che hanno gli iscritti nelle scelte politiche di questo partito.
    Per riprendere lo slogan della campagna del tesseramento: con il mio gesto spero davvero di fare la differenza.

    @ Massimo
    Pensavo di rifare tutti i link la prossima settimana, ma visto che insisti, intanto ti ho linkato. E anche Rita visto che c’ero.

  8. ritazampolini said

    Grazie, anche io pensavo di farlo dal mio blog.
    Credo di capire bene il tuo disagio. Però bisognerebbe far emergere il gesto per fare la differenza. Non so come. Il mio timore è che non è detto che a molti dispiaccia se persone con le tue motivazioni non si iscrivono. Non so come ma bisogna trovare il modo di pesare anche dalla tua posizione. A presto

  9. ioTocco said

    Io, come Gennaro, sono convinto che si tratti “anche” e soprattutto di nomi: le regole, volendo, ci sarebbero già, ma ciò che le regole non elimineranno mai è la sete di potere mai sazia della maggior parte della dirigenza politica che orbita sul PD. I giochi di potere, le faide interne. Moretti disse: con questi dirigenti non vinceremo mai. Probabilmente non è una questione di vincere, come a pallone. Perchè, anche vincendo, con questa dirigenza noi saremo sempre sconfitti.
    Si facciano da parte, una buona volta.
    C’è una generazione di nuovi (dove l’hanno seppellito Scalfarotto?) che attende di poter emergere.

  10. […] con 187 visite, la mia riflessione sulla tessera del Partito Democratico […]

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