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La marcia eroica della pacifista Gill commuove Londra

Posted by homoeuropeus su 19 agosto 2008

Pubblicato su Europa di oggi.

Quando è entrata a Trafalgar Square, Gill Hicks non è riuscita a trattenere la commozione, mentre dal palco il vicesindaco di Londra Richard Barnes elogiava la sua impresa come “unica e incoraggiante, una fonte di ispirazione in momenti diffricili”. Anche il maxischermo che in questi giorni trasmette le imprese degli atleti inglesi alle Olimpiadi è stato spento, affinché la piazza potesse rendere onore al coraggio e alla umanità di questa giovane donna australiana e al suo cammino della speranza e del dialogo.
Un cammino che Gill e i suoi medici non avrebbero mai immaginato potesse essere neppure cominciato quando, tre anni fa, entrambe le sue gambe furono amputate: Gill, infatti, è una dei circa 700 sopravvissuti agli attacchi terroristici del 7 luglio 2005. Quella mattina, verso le nove, come sempre, Gill prese la metropolitana a Kings Cross ma, dopo pochi minuti, il vagone in cui si trovava fu devastato da una esplosione e 26 persone persero la vita. Gill fu salvata: i primi soccorsi le furono portati da altri passeggeri della stessa carrozza, poi dal personale paramedico e infine dai medici dell’Ospedale univeristario, dove rimase in terapia intensiva per alcuni mesi, subì l’amputazione di entrambe le gambe e le fu rono impiantate due protesi. Quell’esperienza devastante ha dato a Gill una nuova carica di vitalità: «quel giorno mi ha definitivamente cambiato la vita – ha dichiarato alla Bbc nel secondo anniversario degli attacchi terroristici – perchè da allora mi sforzo di vivere ogni giorno, di eliminare qualsiasi negatività dalla mia vita». In pochi mesi Gill era di nuovo capace di camminare: nel dicembre dello stesso anno ha percorso al braccio del fratello la lunga navata della chiesa di Holborn Circus per raggiungere il proprio futuro sposo all’altare.

Ma ancora più sorprendente è l’impresa che ha voluto portare a termine quest’estate: partita dal quartiere di Beeston, a Leeds, da dove provenivano almeno tre dei terroristi kamikaze, in un mese ha percorso a piedi più di trecento chilometri, accompagnata dal marito Joe e da altri volontari del progetto WalkTalk, tra cui si sono alternate anche le due infermiere che le hanno portato i primi soccorsi nel tunnel della metropolitana e il capo di Scotland Yard, sir Ian Blair. Il gruppo ha percorso circa dieci chilometri al giorno, fermandosi in diverse località per incontrare le comunità religiose, le autorità civili, le forze dell’ordine, il peronale medico e tante persone interessate a rafforzare i legami culturali, sociali e religiosi all’interno della comunità britannica.

Tra i molti progetti costruiti dopo i tragici eventi del luglio 2005 WalkTalk è uno dei più significativi, non solo perchè nasce dal coraggio e dalla voglia di ripartire di una delle vittime, ma anche perchè è l’unico progetto itinerante: partito da Leeds, ha attraversato alcune delle aree più povere e deprivate del paese, facendo incontrare persone che a vario titolo erano state coinvolte negli attacchi terroristici (vittime, personale medico, poliziotti) con esponenti delle comunità locali. «Abbiamo voluto portare un messaggio di dialogo – ha detto Gill Hicks, al suo arrivo a Trafalgar Square – e fare in modo che l’odio seminato dai terroristi venga estirpato: al suo posto vogliamo che crescano mille occasioni di confronto tra diversi, momenti di dialogo e di crescita per la nostra società». Particolarmente significativo il messaggio che a Gill è stato consegnato durante la visita alla moschea di Rotterham: un quattordicenne musulmano ha letto una lettera di ringraziamento, in cui si elogia il suo coraggio «per non aver cercato la vendetta, ma fatto quello che nessuno nella comunità islamica ha avuto la forza di fare: ha messo la sua umanità davanti a qualsiasi credo politico o religioso».
Prima di lasciare il palco di Trafalga Square Gill ha promesso che ripeterà la sua marcia anche il prossimo anno e ha liberato dei palloncini con la scritta “Keep the conversation going”, continuiamo a dialogare.

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