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Brown si gioca tutto nella sua Scozia e il Labour è già pronto a mollarlo

Posted by homoeuropeus su 23 luglio 2008

Pubblicato su Europa di oggi.

Anche se l’ultimo sondaggio pubblicato domenica dallo Scottish Daily Mail assegnava al partito il 52 per cento dei voti, il Labour party non dà assolutamente per scontato il risultato finale delle elezioni suppletive di domani nel collegio di Glasgow East. In quello che, fino alle precedenti elezioni, era uno tra i venticinque seggi più sicuri per i laburisti, si gioca infatti una battaglia politica che va ben al di là delle sorti del parlamentare che verrà eletto. Una battaglia che arriva a coinvolgere direttamente il primo ministro Gordon Brown.

Da mesi il leader laburista è in estrema difficoltà all’interno del suo partito e nel rapporto con gli elettori: il tanto atteso e annunciato rilancio del governo stenta infatti a farsi vedere e sentire. Complice una situazione economica internazionale più complessa e instabile, ma complice anche una iniziativa politica debole e contraddittoria, che non riesce a convincere la tradizionale base laburista, né ad affascinare più un elettorato di centro ormai in uscita libera verso i conservatori.

Qualsiasi cosa Brown tocchi si trasforma in un boomerang: se predispone una manovra economica di rigore, e taglia l’aliquota più bassa delle tasse, gli si rivoltano contro i suoi deputati; se fa approvare l’estensione della carcerazione preventiva a quarantadue giorni, riesce a mettere d’accordo le anime libertarie di tutti i partiti politici; per non parlare della perdita di dati personali e della divulgazione di dossier segreti che, durante la sua permanenza al governo, hanno raggiunto ormai frequenza settimanale.

Ovviamente queste difficoltà si traducono in una continua perdita di consensi, non solo nei sondaggi, ma anche nelle elezioni supplementari. Dopo avere miseramente perduto il proprio seggio sicuro di Crewe, essere stati ridotti ad un misero quinto posto (e alla perdita del deposito elettorale) nel collegio che era di Boris Johnson, e non aver neppure presentato un candidato da contrapporre al ministro ombra David Davis (dimessosi per la questione dei quarantadue giorni), il Labour si è trovato a dover gestire le elezioni nel seggio di Glasgow East, a causa delle dimissioni di un suo deputato gravemente malato. 

La strategia del governo è stata quella di convocare le elezioni immediatamente, riducendo al minimo la campagna elettorale e sperando quindi in un più semplice mantenimento della propria maggioranza (era di più di tredicimila voti alle precedenti elezioni).

Ma la convocazione delle elezioni è arrivata lo stesso giorno in cui la segretaria del Partito laburista scozzese, Wendy Alexander, si dimetteva dal suo incarico sotto l’accusa di non aver denunciato alcuni finanziamenti ricevuti. Wendy Alexander fa parte, assieme al fratello Douglas, della cerchia ristretta dei fedelissimi del premier: le sue dimissioni sono state un ulteriore colpo per Brown. Il quale ha dovuto poi subire lo smacco di non trovare nessuno disponibile a farsi candidare nel collegio di Glasgow: l’attuale candidata, Margaret Curran, che rappresenta il collegio nel parlamento scozzese, era la quinta in lista e ha candidamente confessato che avrebbe preferito mantenere il suo posto in Scozia piuttosto che trasferirsi a Westminster.

Con questa situazione disastrosa in casa laburista, lo Scottish National Party, che attualmente è al governo dell’amministrazione scozzese, e che a Glasgow ha portato a casa 17 seggi alle ultime amministrative, ha cominciato a sperare di portarsi a casa un deputato in più, ma soprattutto di infliggere a Brown una sconfitta pesante dal punto di vista simbolico: con i Tory che nei sondaggi continuano a crescere nelle regioni del sud e nelle Midlands, una sconfitta laburista in Scozia sarebbe davvero l’inizio della fine.

Consapevoli di questo i laburisti si sono buttati a capofitto in una disperata battaglia per mantenere il seggio, e, stando alle ultime proiezioni, hanno fatto un buon lavoro: anche se sono i primi a non volersi sbilanciare e a continuare, a testa bassa, la ricerca di voti senza dare nulla per scontato. Vincere è un imperativo morale per il Labour a Glasgow.

Ma se anche dovesse riuscire nell’impresa, le difficoltà del partito non sparirebbero magicamente. Il giorno seguente le elezioni a Glasgow, venerdì 25, si riunirà a Warwick il National policy forum del Labour, un organismo voluto da Tony Blair, nel quale i ministri del governo si confrontano con 400 membri del partito per stabilire priorità programmatiche e iniziative politiche. L’organismo non ha alcuna voce in capitolo sulle scelte organizzative del partito, e tanto meno può sfiduciare il leader, ma la discussione in quella sede si annuncia comunque pesante, dato che ormai molti non credono più che la permanenza di Gordon Brown alla guida del partito possa essere una soluzione che regge fino alle prossime elezioni. Nei corridoi la battaglia per la successione è già iniziata e un risultato positivo a Glasgow East non potrà certo fermarla.

 

 

 

 

 

 

 

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