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Brown sceglie bastone e carota per disarmare le baby gang

Posted by homoeuropeus su 16 luglio 2008

Pubblicato su Europa di oggi.

Con venti adolescenti morti a Londra dall’inizio dell’anno a causa di aggressioni tra bande, il problema della violenza giovanile e dei cosiddetti knife crimes, i crimini del coltello, è ritornato al centro della discussione politica. Lo era già stato nel 2006, quando l’allora ministro degli interni Charles Clarke propose un’amnistia e invitò tutti i giovani del paese a consegnare le proprie armi alla polizia, con il risultato che in una sola settimana circa 20mila tra coltelli, asce, spade e altre armi da taglio furono requisite.

Nonostante, secondo le statistiche ufficiali della polizia, la campagna anticrimine messa in campo allora sembra avere dato i suoi frutti, con un calo del 40 per cento dei delitti più violenti, la percezione diffusa tra la gente è invece che la situazione sia andata peggiorando. E questo, nel maggio scorso, ha giocato un ruolo fondamentale nella sconfitta elettorale di Ken Livingstone a Londra.

È proprio questa percezione, alimentata dalle copertine dei tabloid e dalle cronache dei giornali locali, che ha imposto al governo l’elaborazione di un piano straordinario, che si fonda sui due pilatri della prevenzione e della punizione.

Sulla seconda, che prevede maggiori controlli della polizia e l’inasprimento delle pene per chi commette reati, ma anche per chi viene semplicemente sorpreso nelle strade con un arma da taglio, sembra esserci totale accordo tra le forze politiche e anche il supporto della stampa. Sulle misure di prevenzione, però, il dibattito si è infuocato. Le proposte del governo, presentate da un Gordon Brown stranamente deciso e dalla sua ministra degli interni Jacqui Smith, prevedono di intensificare l’attenzione su una determinata base di famiglie, che sono quelle a maggior rischio: genitori e figli saranno inseriti in un programma governativo per scongiurare i comportamenti criminali dei figli e aumentare la consapevolezza sulla pericolosità di certi atteggiamenti antisociali. Secondo uno studio del ministero degli interni, infatti, la maggior parte dei giovani coinvolti in attività criminali provengono da famiglie precedentemente coinvolte in episodi analoghi. Monitorando e aiutando 20mila famiglie il governo spera di riuscire a diminuire ulteriormente i reati. Altre misure previste, che hanno fatto infuriare l’opposizione e la stampa, rientrano in un pacchetto shock therapy che prevede che agli autori di crimini violenti vengano sbattute in faccia le conseguenze delle loro azioni. Il piano inizialmente prevedeva, secondo quanto detto dalla Smith, che i giovani visitassero obbligatoriamente le loro vittime in ospedale. Ma dopo gli attacchi di David Cameron, che ha definito questa una «trovata irrispettosa delle vittime», il governo è stato costretto a ritrattare e a stabilire che i giovani partecipino a workshop di riabilitazione che possono prevedere anche visite agli ospedali per rendersi conto di persona della gravità delle ingiurie che i coltelli possono provocare. Brown ha anche chiesto alle autorità locali maggiormente interessate dal crimine delle bande giovanili di sperimentare forme di coprifuoco e di pattugliamento delle strade.

Al di là dell’equivoco sulla visita alle vittime, il piano del governo pare però abbastanza convincente, perchè interviene non solo con durezza nel reprimere gli atti criminosi, ma si pone il problema di intervenire socialmente per prevenire che comportamenti derivanti da una situazione sociale degenerata possano diventare eccessivamente rischiosi per la collettività. Ma alcuni critici sottolineano che ancora una volta il governo non fa buon uso di tutte le risorse che ha a disposizione e chiedono che anche le scuole e i centri di formazione, e non solo le comunità locali e le famiglie, siano coinvolti e responsabilizzati per aiutare i giovani a trovare vie di uscita dalla miseria e dalla criminalità.

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