Malato di giustizia
Pubblicato da homoeuropeus su 7 Agosto 2008
Ho sempre avuto un innato, inspiegabile, senso di fiducia nei confronti della giustizia. Penso sia una sorta di malattia.
Quando leggo una qualsiasi sentenza di un magistrato (sia essa di assoluzione o di condanna, non importa) la mia prima reazione immediata, a pelle, e’ di pensare che “giustizia e’ stata fatta”, che il magistrato ha sicuramente ragione.
Dura poco, massimo un secondo. Poi la ragione prende il sopravvento, l’esperienza scaccia le sensazioni. Resta solo un piccolo brivido lungo la schiena e sono in grado di valutare le diverse situazioni.
Ho cercato di curarmi: ne’ la medicina tradizionale (i libri di Adriano Sofri, le trasmissioni di “un giorno in pretura”) ne’ alcune esperienze di riabilitazione (testimone a due processi) hanno funzionato. Ho provato con gli antibiotici (i discorsi di Berlusconi) e con l’omeopatia (quelli di Violante), ma niente.
Pensavo proprio di essere incurabile. Poi, ieri, ho letto della condanna inflitta all’autista di Osama. La mia prima reazione a pelle e’ stata quella di una grande ingiustizia. Ora leggero’, mi informero’, mi faro’ un’opinione ponderata.
Ma per ora sono contento di essere guarito: credo sia stata la terapia d’urto, leggere di un processo svoltosi a Guantanamo. Una aberrazione del diritto, che farebbe guarire anche il piu’ incallito dei giustizialisti.





